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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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israele.net Rassegna Stampa
13.06.2024 Quanto sono coinvolti i non coinvolti
Articolo di Nadav Shragai e Jonathan A. Greenblatt

Testata: israele.net
Data: 13 giugno 2024
Pagina: 1
Autore: Nadav Shragai e Jonathan A. Greenblatt
Titolo: «Quanto sono coinvolti i non coinvolti»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - un articolo di Nadav Shragai e Jonathan A. Greenblatt tradotto da Israel HaYom del 10.06.24, dal titolo "Quanto sono coinvolti i non coinvolti".

Nadav Shragai, autore insieme a Jonathan A. Greenblatt dell'articolo
Hostages in Gaza: What's the Latest?
Il 7 ottobre centinaia di civili palestinesi si sono uniti alle falangi di Hamas per uccidere, stuprare, rapire i civili israeliani. Tutti gli ostaggi finora liberati dalle forze speciali israeliane si trovavano prigionieri in appartamenti privati di civili. Parte della popolazione di Gaza appoggia e talvolta supera in brutalitá le azioni delle formazioni militari di Hamas e Jihad islamica. I civili sono parte del sistema Hamas a Gaza.

Sorpresa: i “non coinvolti” erano parte integrante del sistema di Hamas che teneva prigionieri in appartamenti residenziali civili tutti e sette gli ostaggi che finora le Forze di Difesa israeliane sono riuscite a liberare: Noa Argamani, Almog Meir Jan, Andrey Kozlov e Shlomi Ziv (a Nuseirat), Fernando Simon Marman e Louis Har (a Rafah) e la soldatessa Ori Megidish (in un appartamento del campo di Shati). Molti dei vicini “non coinvolti” lo sapevano. Quasi tutti sono stati zitti. La stessa Hamas, per non apparire negligente nella custodia degli ostaggi, ha ammesso più volte che “i prigionieri israeliani rilasciati erano con i civili, non con Hamas” fornendo così un’ulteriore conferma, per coloro che ne avevano ancora bisogno, di quanto i “non coinvolti” fossero coinvolti nel terrorismo di Hamas. David Tahar, padre del sergente Adir Tahar caduto in battaglia il 7 ottobre, ha raccontato di quando le Forze di Difesa israeliane hanno trovato la testa mozzata di suo figlio vicino a Piazza Palestina, nel centro di Gaza, all’interno di uno zaino dentro il congelatore di una gelateria. I terroristi che lo avevano assassinato hanno cercato di vendere la testa per migliaia di dollari ad avidi “non coinvolti” che miravano a guadagnarci ancora di più con Israele. Come dimentica rapidamente, il mondo. Per molti lunghi mesi circa 20.000 lavoratori “non coinvolti” provenienti da Gaza entrarono ogni giorno in Israele, prima del massacro. Erano impiegati nelle comunità circostanti Gaza, a Sderot, a Ofakim. Alcuni di loro si prepararono per il massacro annotando i dettagli degli obiettivi: il numero di case e di camere da letto, l’ubicazione dei rifugi e dei soggiorni, quanti membri di una famiglia vivevano in ciascuna casa, dove venivano parcheggiate le auto. Tutto questo è arrivato a Hamas. Faceva parte dell’infrastruttura per il pogrom: il contributo dei “non coinvolti” all’orrore. 7 ottobre: palestinesi armati rientrano a Khan Younis (striscia di Gaza) con persone rapite in Israele, acclamati da una folla di “non coinvolti” I “non coinvolti”, migliaia di loro, “manifestarono” alla vigilia del massacro proprio a ridosso della recinzione di confine, interrarono ordigni esplosivi lungo la recinzione, contrassegnarono i punti deboli. Presero parte alla grande operazione di raggiro, che dal punto di vista di Hamas ha avuto successo oltre ogni aspettativa. Durante il massacro stesso, dopo l’irruzione, migliaia di “non coinvolti” dilagarono nelle aree intorno a Gaza, alcuni scalzi, per completare l’opera: omicidi, saccheggi, stupri, incendi. Il 7 ottobre ballarono come forsennati intorno ai camioncini che deportavano a Gaza i bambini, le donne, gli anziani e i giovani sequestrati, strepitando “morte agli ebrei”. E aiutarono Hamas a nasconderli. I “non coinvolti” hanno aiutato Hamas a spostare armi e razzi verso i covi. Insegnanti “non coinvolti” hanno insegnato ai bambini di Gaza che è un dovere religioso uccidere gli ebrei. Madri “non coinvolte” hanno proclamato di essere orgogliose di mandare i loro figli in battaglia per diventare shahid (martiri). Durante la guerra è apparso chiaro che in migliaia di case di famiglie “non coinvolte” venivano sepolte armi, nascosti razzi e scavati cunicoli come parte della enorme rete di tunnel approntata da Hamas nella striscia di Gaza. Sabato scorso molti “non coinvolti” hanno attivamente partecipato all’accerchiamento in cui i terroristi di Hamas hanno cercato di stringere il veicolo di salvataggio in panne, nel quale si trovavano tre degli ostaggi liberati. L’elenco degli eventi che hanno visto coinvolti i “non coinvolti”, sia nell’ambiente di sostegno al terrorismo che al di fuori di esso, è lungo e non c’è abbastanza spazio per esporlo in dettaglio. Tuttavia, ancora un piccolo particolare si può aggiungere: nel 2006, centinaia di migliaia di abitanti di Gaza hanno votato per Hamas, il cui statuto prevedeva espressamente la distruzione degli ebrei e dello stato di Israele, assegnandole 18 dei 24 seggi eletti direttamente nella Striscia: rispecchiavano in modo accurato la preferenza dei “non coinvolti” di Gaza, confermata da tutti i più recenti sondaggi palestinesi. (Da: Israel HaYom, 10.6.24)

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