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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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israele.net Rassegna Stampa
26.05.2024 Dal fiume al mare. Proprio sicuri?
Analisi di Ilana Cowland

Testata: israele.net
Data: 26 maggio 2024
Pagina: 1
Autore: Ilana Cowland
Titolo: «Dal fiume al mare. Proprio sicuri?»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - un articolo di Ilana Cowland da Times of Israel del 15.05.24, dal titolo "Dal fiume al mare. Proprio sicuri?".

Ilana Cowland
Understanding 'From the River to the Sea, Palestine will be free'
Manifestazione anti-israeliana: “Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”. In questa frase non c'è nessun pacifismo, significa solo cacciare tutti gli ebrei e cancellare Israele

E’ lo slogan che riecheggia nei campus in tutta l’America e nelle piazze di tutta Europa. Se chiedete a quelli che lo urlano di quale fiume e di quale mare si tratti, molte volte non lo sanno nemmeno. Naturalmente, noi lo sappiamo. Quello che gridano è che, dal fiume Giordano al mar Mediterraneo, la Palestina sarà libera. Libera da cosa? Libera dagli ebrei. Una Palestina judenrein. Questo è ciò che gridano. Questo è il loro desiderio più grande. Proprio sicuri? Riflettiamoci bene. Trattiamo la questione secondo le tecniche logiche talmudiche, come piace fare agli ebrei. Gli urlatori dello slogan, che non hanno idea di quale fiume e mare stiano gridando, probabilmente non sanno nemmeno quante persone vivono effettivamente qui. Sì, siamo orgogliosi di essere un piccolo paese, ma anche se non siamo grandi come l’India, sette milioni di ebrei sono comunque un numero discreto. Quindi, mi domando, da quella loro “Palestina libera” dove pensano che dovremo andare? Potrebbero ucciderci tutti. Certo, è un’opzione (le prove generali si sono viste il 7 ottobre). L’unico problema, oltre a ciò che ovvio, è che in un altro slogan gridano che loro sono contro il genocidio. Quindi, bontà loro, il nostro sterminio dovrebbe essere fuori discussione. Dunque, okay, dovranno semplicemente trovare un posto dove mandarci: tutti e 7 milioni di noi ebrei israeliani (e si tenga presente che siamo una comunità piuttosto chiassosa). Ma qui c’è un’altra difficoltà tecnica. Chi ci vorrà accogliere? Voglio dire, ci sono 49 paesi musulmani e non è stato possibile convincerne neanche uno a ospitare, anche solo temporaneamente, una frazione dei 2 milioni di abitanti di Gaza, pure loro musulmani. Come diavolo faranno a trovare qualcuno che accolga ben 7 milioni di ebrei? Questo dettaglio tecnico potrebbe mettere in seria difficoltà il vasto programma della “Palestina libera dal fiume al mare”. Ma, visto il successo dello slogan nei campus americani e nelle piazze europee, ipotizziamo che verremo fatti emigrare tutti negli Stati Uniti e in Europa, conformemente all’aspirazione di “liberare” la Palestina dagli ebrei. Ma quanto durerà? Magari quelli saranno anche contenti di vederci cacciare dalla terra d’Israele, ma non è che gli stiamo granché simpatici. Quanto tempo passerà prima che lo slogan si trasformi in The US will be free from Texas to Tennessee (tanto per conservare la rima) Ci vorrebbero cacciare, ma non riusciranno a trovare nessun posto dove mandarci. Frustrati, forse sfoglieranno le pagine della storia e trarranno ispirazione da Hitler, che sembra abbia già fatto loro una bella impressione. Ebbene Hitler, uno che in linea di principio non era contrario al genocidio, aveva accarezzato anche altre opzioni. Una era la deportazione: sbarazzateci di loro, portateli via dalla nostra terra, rendete il nostro paese judenrein. Potrebbe essere quello che vogliono fare anche oggi. Una volta cacciati dalla “Palestina libera”, dovremo trovare un posto dove andare. Chiederanno a tutto il mondo e tutto il mondo dirà: “da me, no”. Alla fine, l’unico posto che potrà accettarci sarà uno stato che non sia ostile agli ebrei. Diciamo pure, uno stato ebraico. Così faremo di nuovo i bagagli e partiremo alla volta dello stato ebraico d’Israele, l’unico paese che davvero ci vuole. Una trovata piuttosto astuta, se ci pensate: un paese ebraico abbastanza grande da ospitarci, portare via gli ebrei dai paesi dove sono odiati e farli vivere tra i loro simili. Quindi, ecco la buona notizia per i pecoroni che ripetono a pappagallo stupidi slogan in rima come se il loro campus stesse giocando a guardie e ladri. Voi non ci avete riflettuto granché perché siete succubi di una cultura che non richiede un briciolo di pensiero critico, ma lo abbiamo fatto noi. Mentre voi ripetevate parole di cui non sapete il significato e davate vita a gruppi totalmente avulsi dalla realtà (Queer for Palestine. Davvero? Auguri!), abbiamo pensato tutto noi al posto vostro. Abbiamo mappato le possibilità e le eventualità, mentre eravate impegnati a campeggiare nei campus, e abbiamo concluso che, alla fin fine, quello che vorrete è che restiamo qui, nello stato ebraico d’Israele. Quindi risparmieremo a voi e a noi stessi un sacco di tempo e di noie, e resteremo qui. Che è un’ottima conclusione giacché – comunque – non abbiamo intenzione di andare da nessun altra parte. (Da: Times of Israel, 15.5.24)

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