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israele.net Rassegna Stampa
23.04.2024 Sedie vuote e case abbandonate: la triste Pasqua ebraica d’Israele
Ricordo degli ostaggi

Testata: israele.net
Data: 23 aprile 2024
Pagina: 1
Autore: Redazione di Times of Israel
Titolo: «Sedie vuote e case abbandonate: la triste Pasqua ebraica d’Israele»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - l'articolo dal titolo "Sedie vuote e case abbandonate: la triste Pasqua ebraica d’Israele", tradotto da Times of Israel

La tavola del seder pasquale imbandita in attesa degli ostaggi. Ciascuna sedia porta il ritratto di una persona rapita il 7 ottobre dai terroristi di Hamas e il cui destino è tuttora ignoto.

Lunedì sera il popolo ebraico celebra l’inizio di Pesach, la pasqua ebraica, una celebrazione della libertà. Ma in Israele, intorno a tanti tavoli della cena pasquale, molte sedie rimarranno vuote in attesa degli ostaggi ancora tenuti in cattività dai terroristi palestinesi a Gaza.

La festività ebraica di una settimana, anche conosciuta in ebraico come la “festa della libertà”, celebra la liberazione dei figli d’Israele dalla schiavitù d’Egitto come narrata nelle Scritture. La pasqua ebraica viene tradizionalmente osservata con il seder: una cena festiva durante la quale le famiglie mangiano cibi simbolici e leggono l’Haggadah, un testo antico di quasi duemila anni che rievoca l’esodo del popolo ebraico dall’Egitto e il suo legame e struggimento per la Terra d’Israele.

Ma quest’anno la festa di Pesach sarà segnata dall’assenza e dall’angoscia: per tutto il popolo ebraico, per la popolazione d’Israele, ma in modo particolare per i parenti degli ostaggi, per le famiglie in lutto delle vittime del 7 ottobre e dei caduti nella guerra contro i terroristi, per gli oltre 120.000 israeliani sfollati dalle loro case nel nord e nel sud del paese a causa degli incessanti attacchi e delle minacce dei terroristi Hezbollah dal Libano e palestinesi da Gaza.

“Tutte le cose simboliche che facciamo al seder assumeranno quest’anno un significato molto più profondo – dice Rachel Goldberg-Polin, il cui figlio Hersh, 23 anni, è stato gravemente ferito, rapito e deportato a Gaza, e del quale non ha più alcuna notizia – Ma io non intendo prendervi parte. C’è qualcosa di assurdo nel celebrare una festa della libertà dalla cattività quando il nostro unico figlio non è libero ed è nella forma peggiore di prigionia che ognuno di noi possa immaginare. Mi sembra completamente fuori luogo”.

La festa sarà molto mesta anche in tutte le famiglie che hanno un parente mobilitato dalle Forze di Difesa e che sta prestando servizio lontano da casa, a rischio della propria vita.

In tutto il paese, la pasqua è segnata dall’angoscia per i 133 innocenti tuttora tenuti come ostaggi a Gaza in condizioni disumane. “Come possiamo celebrare una festa del genere mentre quelle persone sono ancora totalmente private della libertà?” chiede Mai Albini, il cui nonno, Chaim Peri, 79 anni, è stato sequestrato il 7 ottobre.

Il kibbutz Be’eri, una delle comunità più pesantemente colpite dalla carneficina del 7 ottobre, ha organizzato un seder comunitario nella “piazza degli ostaggi” di Tel Aviv. Attorno alle tavolate, anche i 133 posti apparecchiati per gli ostaggi.

(Da: Times of Israel, 22.4.24)

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