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israele.net Rassegna Stampa
19.09.2023 Netanyahu e la sua coalizione perseguono una 'sovranità popolare' con poteri illimitati
Analisi di David Ricci, da Israele.net

Testata: israele.net
Data: 19 settembre 2023
Pagina: 1
Autore: David Ricci
Titolo: «Netanyahu e la sua coalizione perseguono una 'sovranità popolare' con poteri illimitati»
Netanyahu e la sua coalizione perseguono una 'sovranità popolare' con poteri illimitati
Analisi di David Ricci, da Israele.net

Netanyahu e la sua coalizione perseguono una “sovranità popolare” con  poteri illimitati - Israele.net - Israele.net
David Ricci

Netanyahu e la sua coalizione perseguono una “sovranità popolare” con  poteri illimitati - Israele.net - Israele.net
Simcha Rothman

Il linguaggio politico è diverso dal linguaggio scientifico. Se un biologo scopre una nuova specie di rana, le dà un nome specifico per differenziarla da tutte le altre rane. Quando usiamo quel nome, sappiamo esattamente di cosa stiamo parlando. Invece il linguaggio politico è fatto per discussioni pubbliche in cui si vuole spingere le persone ad agire. Pertanto è consuetudine ricorrere a parole antiche e familiari, soprattutto quelle che evocano sentimenti positivi. Ad esempio, tutti vogliono essere considerati pro-democrazia, al punto che anche una evidente teocrazia come l’Iran si autodefinisce una “repubblica” democratica. Tutto ciò può sembrare meramente accademico, ma la disputa sul lessico positivo (i filosofi definiscono democrazia una parola da “evviva!”) è al centro di una fierissima controversia politica in Israele dal gennaio 2023. E martedì scorso la controversia è approdata alla Corte Suprema quando il parlamentare Simcha Rothman, del partito Sionista Religioso, ha detto ai giudici che dovrebbero avallare la nuova legge sulla “ragionevolezza” e così accettare la volontà “democratica” del “popolo”. Il problema, nell’esposizione di Rothman, è che non ha detto nulla su un’altra concezione di democrazia che implica il “controllo giurisdizionale”, che è esattamente ciò a cui – a suo parere – la Corte dovrebbe rinunciare. In effetti, a partire dall’Illuminismo vi sono due tipi di governi eletti che vanno sotto lo stesso nome di democrazia. Il primo nasce in Francia, dove la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) rileva che il re era stato il sovrano francese (con poteri illimitati), ma che, per via della Rivoluzione Francese, era stato sostituito dalla “nazione” (o popolo) francese in quanto nuovo sovrano della Francia (sempre con poteri illimitati). A parlamentari come Benjamin Netanyahu, Simcha Rothman, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich piace questa nozione di democrazia. Affermano che il popolo è sovrano in Israele, che in Israele l’anno scorso si sono tenute le elezioni, che la maggioranza degli israeliani ha eletto 64 parlamentari (su 120) che la pensano allo stesso modo e che questi parlamentari hanno il diritto, in nome del “popolo sovrano” d’Israele, di emanare qualsiasi legge che a loro sembri appropriata. Il secondo tipo di democrazia sorge in America, dove la Dichiarazione di Indipendenza (1776) mirava a tutelare i “diritti inalienabili” e successivamente la Costituzione (1787) istituiva a tal fine un governo limitato. Non c’è alcun “sovrano” nella Dichiarazione e nella Costituzione americane, perché i fondatori degli Stati Uniti consideravano il re d’Inghilterra un tiranno e non volevano ricostituire il suo potere dentro il loro nuovo sistema di governo. Così la democrazia americana divenne costituzionale. Essa assegna al governo abbastanza potere per svolgere il suo lavoro, ma non abbastanza per tiranneggiare la popolazione. Preserva la separazione dei poteri nelle istituzioni governative e dispone di un Bill of Rights, una Carta dei diritti (libertà di espressione, di religione ecc.) con valore di legge superiore, che obbliga il governo a trattare i cittadini in modo degno. Inoltre, garantisce il controllo giurisdizionale sugli atti esecutivi e legislativi, che è esattamente ciò a cui – a parere di Rothman – la Corte israeliana dovrebbe rinunciare. Lo contrasto è chiaro. I membri della coalizione promuovono una versione della democrazia basata sulla assoluta sovranità popolare, di matrice francese (giacobina). A tal fine, la coalizione di maggioranza ha promulgato una legge che vieta alla Corte di applicare lo standard della ragionevolezza agli atti del governo e dei suoi ministri. Gli oppositori perseguono una nozione di democrazia governativa limitata, di matrice americana (liberale). In questo senso centinaia, se non migliaia, di riservisti delle Forze di Difesa israeliane hanno dichiarato che democrazia significa che lo stato deve preservare “valori fondamentali” come “la separazione dei poteri, un sistema giudiziario indipendente e un solido quadro giuridico a tutela dei diritti individuali”. Potrebbero citare il primo discorso d’insediamento di Abraham Lincoln (1861): “Una maggioranza tenuta a freno da controlli e limitazioni costituzionali, e che sempre procede a mutare agevolmente con deliberati cambiamenti delle opinioni e dei sentimenti popolari, è l’unico vero e più autentico sovrano di un popolo libero. Chi rifiuta questo, corre necessariamente verso l’anarchia o il dispotismo”. Alla fine, la Corte Suprema d’Israele deciderà cosa fare. La cosa importante da ricordare, essa e tutti noi, è che se i giudici respingeranno la tesi di Rothman, non agiranno affatto in modo anti-democratico, come egli sostiene con la sua univoca definizione di democrazia, bensì agiranno democraticamente in base un altro concetto di democrazia, che è pienamente legittimo nel mondo moderno. 
(Da: Jerusalem Post, 14.9.23)

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