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israele.net Rassegna Stampa
14.09.2023 Se un governo non obbedisce alle decisioni della Corte, perché dovrebbe farlo chiunque altro?
Editoriale del Jerusalem Post, da Israele.net

Testata: israele.net
Data: 14 settembre 2023
Pagina: 1
Autore: la redazione di Israele.net
Titolo: «Se un governo non obbedisce alle decisioni della Corte, perché dovrebbe farlo chiunque altro?»
Se un governo non obbedisce alle decisioni della Corte, perché dovrebbe farlo chiunque altro?
Editoriale del Jerusalem Post, da Israele.net


La Corte Suprema

Uno dei titoli in prima pagina sul Jerusalem Post di lunedì scorso era molto problematico: “Solo tre ministri del governo si impegnano a rispettare la sentenza della Corte Suprema”. Il titolo era problematico non perché vi fosse qualcosa di tecnicamente o grammaticalmente sbagliato: il titolo, anzi, riassumeva fedelmente il succo della notizia. A preoccupare è piuttosto la notizia in sé: dei 33 ministri che compongono il pletorico governo di questa coalizione, solo tre si impegnerebbero pubblicamente a uniformarsi alla decisione che prenderà la Corte Suprema – comunque vada – alla fine del dibattimento, iniziato con l’udienza di martedì, sulla legge recentemente approvata che limita la facoltà della Corte stessa di valutare i provvedimenti legislativi e amministrativi sulla base del principio della svirut (ragionevolezza, ammissibilità etica). Anche in questi tempi sconvolti in cui viene regolarmente superato ogni limite – quando un ex capo del Mossad regala munizioni propagandistiche a ogni attivista anti-israeliano del mondo con l’indegna affermazione che Israele starebbe attuando l’”apartheid” in Cisgiordania, e quando un parlamentare haredi (ultra-ortodosso) calunnia il sionismo e accusa i sionisti d’aver ostacolato gli sforzi per salvare gli ebrei durante la Shoà (un’orrenda falsità) – è comunque sbalorditivo che così pochi ministri siano disposti a dichiarare l’intenzione di attenersi alla decisione della Corte su questa materia. E ancora più sconcertante è che il primo ministro Benjamin Netanyahu non sia tra quei tre. Netanyahu, che dovrebbe prendere posizione con forza contro ministri e parlamentari che dicono che non daranno ascolto alla Corte se la sentenza non corrisponderà ai loro desideri, si è finora esplicitamente rifiutato di dichiarare che obbedirebbe alla Corte qualora questa annullasse l’emendamento a una Legge Fondamentale. Al contrario, ha suggerito che se la Corte interferisse con una Legge Fondamentale, oltrepasserebbe i limiti della sua autorità. Secondo questo argomento, non sarebbe il governo a violare le regole del gioco ignorando una decisione della Corte in questa materia. Sarebbe piuttosto la Corte che oltrepasserebbe i propri confini. Ma è un ragionamento sbagliato. Ci sono sempre delle regole del gioco, anche nel gioco della governance. Alcuni paesi hanno la fortuna di avere una costituzione che stabilisce le regole di base. Altri, come Israele, non ce l’hanno. In questi paesi le norme si sviluppano organicamente nel tempo. E’ chiarissimo, nelle regole che governano Israele, che tutti devono obbedire alla legge, il che significa che tutti devono dare ascolto alla Corte. C’è meno chiarezza riguardo alla facoltà o meno della Corte di contestare una Legge Fondamentale. Qui siamo in un campo più ambiguo. Tuttavia, solo perché la Corte non lo ha mai fatto finora non significa che le sia vietato farlo. In effetti, se alla Corte fosse impedito annullare Leggi Fondamentali o loro emendamenti, allora qualsiasi governo potrebbe approvare qualunque legge gli venisse in mente qualificandola come “Legge Fondamentale” e precludendo così qualsiasi controllo giurisdizionale. Si tratta ovviamente di una situazione insostenibile. Altrettanto insostenibile è che un governo non presti ascolto alla Corte Suprema. Non solo è insostenibile, ma spalancherebbe le porte all’anarchia, a una situazione come quella descritta nel Libro dei Giudici quando “ognuno faceva come gli pareva” (21:25). Se il governo non dà ascolto alla decisione della Corte, perché dovrebbe farlo chiunque altro? La democrazia poggia su diversi pilastri e uno dei pilastri centrali è la supremazia della legge. Se i ministri del governo non riconoscono la supremazia della legge, allora non ci sono più regole del gioco. E se non ci sono regole del gioco, alla fine potrebbe non esserci più nessun gioco. Riconoscere la supremazia della legge significa farlo anche quando la legge non ti è favorevole. Nel 1979 l’allora primo ministro Menachem Begin (del Likud) diede voce a questo sentimento quando, a seguito di una decisione della Corte Suprema contraria all’insediamento Elon Moreh – in cui Begin credeva con tutto se stesso – disse (parafrasando il mugnaio di Potsdam ndr): “Ci sono dei giudici a Gerusalemme”. Con questo intendeva dire che ci sono i giudici e che le loro decisioni devono essere rispettate. Durante un’accesa riunione di gabinetto dopo la sentenza della Corte, alcuni membri del governo Begin chiesero che il governo ignorasse la decisione. Begin, tuttavia, era categoricamente in disaccordo e dichiarò: “I tribunali in Israele hanno preso la loro decisione e il governo è obbligato a onorare ed eseguire qualunque cosa abbiano deciso”. Ciò che era così chiaro per Begin dovrebbe essere altrettanto chiaro per Netanyahu. Ciò che era vero allora è altrettanto vero oggi. 
(Da: Jerusalem Post, 12.9.23)

http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm

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