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israele.net Rassegna Stampa
08.01.2023 Sondaggio: gli israeliani guardano alla politica del 2023 disincantati, ma ottimisti
L’inflazione preoccupa più della difesa, si vorrebbe un governo più diversificato, ma in termini di soddisfazione personale il paese si guadagna la piena sufficienza (anche dai cittadini arabi)

Testata: israele.net
Data: 08 gennaio 2023
Pagina: 1
Autore: la redazione di Israele.net
Titolo: «Sondaggio: gli israeliani guardano alla politica del 2023 disincantati, ma ottimisti»
Sondaggio: gli israeliani guardano alla politica del 2023 disincantati, ma ottimisti
L’inflazione preoccupa più della difesa, si vorrebbe un governo più diversificato, ma in termini di soddisfazione personale il paese si guadagna la piena sufficienza (anche dai cittadini arabi)

(da Israele.net)

Classifica mondiale della felicità: Israele ok, Palestina ko | Falafel cafè

In occasione del nuovo anno e dell’entrata in carica del nuovo governo Netanyahu, Israel HaYom ha commissionato un sondaggio per vedere cosa gli israeliani pensano che il 2023 abbia in serbo per loro nel campo della politica. Ben il 64% degli intervistati dichiara di guardare al nuovo anno con ottimismo. Questi includono sia elettori di destra, l’80% dei quali si dice ottimista, sia elettori di centro-sinistra, che dicono ottimisti per il 45%. Quando viene chiesto di valutare il proprio livello di felicità con un voto da 1 a 10, la risposta media è 7. Anche qui le opinioni politiche giocano un ruolo, con i sostenitori del blocco di destra – che comprende il Likud, gli ultra-ortodossi Shas ed Ebraismo Unito della Torà e il partito Sionista Religioso – il cui voto in media si aggira intorno all’8, mentre il voto dei sostenitori del blocco di centro-sinistra – Yesh Atid, Laburisti, Meretz e il partito di Unità Nazionale – si aggira intorno al 6,5-7. Per quanto riguarda gli arabi israeliani, il voto medio circa il proprio livello di felicità è 6, più basso ma pur sempre la sufficienza. A una domanda sull’agenda politica di quest’anno, la maggior parte degli intervistati affermano di essere maggiormente condizionati – e quindi più preoccupati – dall’economia, che in questo senso viene vista come prioritaria rispetto anche a questioni importanti come la difesa, la governance e le preannunciate riforme giudiziarie. Ben il 60% degli intervistati afferma che la propria capacità di guadagnarsi da vivere è stata influenzata dall’inflazione (che in Israele a fine 2022 ha superato il 5% su base annua) e che il costo della vita deve essere la questione più importante nell’agenda del nuovo governo. Solo il 18% esprime la convinzione che la propria situazione economica migliorerà nel 2023. Per quanto riguarda la composizione del governo entrante, è notevole il fatto che solo il 29% degli intervistati (per lo più religiosi osservanti) si dice pienamente soddisfatto, mentre la maggioranza si dichiara più o meno scontenta per la mancanza di una rappresentanza più diversificata. Per quanto riguarda la stabilità della coalizione, solo il 57% degli elettori del Likud, il partito di maggioranza relativa, si aspetta che il governo resti in carica per l’intero mandato di quattro anni, contro il 75% degli elettori del partito Sionista Religioso e il 71% degli elettori dello Shas.
 (Da: Israel HaYom, 1.1.23)

http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm

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