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israele.net Rassegna Stampa
08.05.2022 Caro antisionista, comunque la giri la tua ideologia è genocida
Commento di Eyal Bitton

Testata: israele.net
Data: 08 maggio 2022
Pagina: 1
Autore: Eyal Bitton
Titolo: «Caro antisionista, comunque la giri la tua ideologia è genocida»
Caro antisionista, comunque la giri la tua ideologia è genocida
Commento di Eyal Bitton

(da Israele.net)

Eyal Bitton (@eyalbitton) / Twitter
Eyal Bitton

Caro antisionista, comunque la giri la tua ideologia è genocida
"Dal fiume al mare, Palestina libera": un invito al genocidio degli ebrei di Israele

Avete fatto caso ai raduni anti-israeliani delle scorse settimane a New York, Los Angeles, Toronto, Londra, Berlino? Sapete per cosa protestano? È semplice. Protestano contro l’esistenza di Israele. Tutto qui. Invocano l’eliminazione di Israele. Non fanno nemmeno finta. Fate caso ai loro slogan: “Ehi, ehi! Il sionismo deve andarsene – Non vogliamo due stati, vogliamo tutto il ’48 – Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”. Sono appelli espliciti per l’eliminazione dello stato ebraico d’Israele. Parliamoci chiaro: sono appelli per il genocidio. Non esiste nessuna realistica possibilità che lo stato ebraico possa trasformarsi in uno stato arabo palestinese senza l’espulsione di massa e l’omicidio di massa degli ebrei. Non sto parlando di persone che si dicono non-sioniste. Sto parlando di persone che abbracciano l’antisionismo, l’ideologia che professa e persegue la dissoluzione dello stato ebraico. Non esiste nessuno scenario pratico in cui si possa eliminare lo stato ebraico senza una imponente pulizia etnica e un genocidio. Attraverso la propaganda e le alleanze dettate dalla cosiddetta intersezionalità, è in corso da decenni una insistente campagna a sostegno del genocidio del popolo ebraico d’Israele pubblicizzato come un atto di “giustizia sociale”. L’idea che Israele non dovrebbe nemmeno esistere e che gli ebrei siano degli “alieni colonizzatori” che non hanno alcun diritto a vivere e governarsi in Israele viene spacciata non solo come accettabile, ma come legittima e giustificata. In altre parole il genocidio, la pulizia etnica, l’espulsione di massa e l’omicidio di massa vengono visti non solo come accettabili, ma legittimi e giustificati, se perpetrati contro gli ebrei di Israele. Le organizzazioni che abbracciano l’antisionismo mosse da un senso di obbligo morale e di giustizia sociale dovrebbero riflettere e comprendere le implicazioni distruttive, ingiuste e immorali della loro posizione. Le critiche a Israele mosse in buona fede da parte di chi è convinto che lo stato ebraico abbia il diritto di esistere, sono un’altra cosa. Ma le argomentazioni contro Israele da parte di coloro che sarebbero soddisfatti solo della soppressione completa di Israele sono ipocrite e false: queste persone non vogliono migliorare Israele, vogliono distruggerlo. E dunque, a chi sostiene la posizione che Israele deve essere rimpiazzato da uno stato arabo palestinese, io dico: Non mi interessano le tue insensate affermazioni. Non mi interessa se insisti a dire che gli ebrei sono solo una religione e non un popolo. Non mi interessa se credi che gli ebrei sono khazari convertiti. Non mi interessa se pensi che gli ebrei provenienti dai paesi musulmani dovrebbero tornare a vivere come dhimmi sottomessi. Non mi interessa se sei convinto che Israele sia accogliente e tollerante verso le persone LGBTQ, o qualunque altra comunità che ti viene in mente, al solo scopo di darsi una “facciata” positiva (pinkwashing), e intanto non hai nessun problema con la persecuzione delle persone LGBTQ all’interno della società palestinese. Non mi interessa se credi che gli ebrei controllino i mass-media mondiali. Non mi interessa se pensi che Israele sia buono o cattivo, che sia una democrazia o meno, quando di nessun altro paese viene messa in discussione l’esistenza stessa sulla base della sua condotta o della sua forma di governo. Non mi interessa se credi che tutte le prove storiche e archeologiche della presenza ebraica in Israele risalenti a migliaia di anni fa siano vere o meno, che siano o meno rilevanti. Non mi interessa se pensi che gli ebrei sono colonizzatori da espellere, visto che nessuno chiede l’espulsione dei non-indigeni dall’America, dal Canada o dall’Australia dove oltretutto, a differenza degli ebrei in Israele, non possono vantare né radici ancestrali né una presenza continua per decine di secoli. Non mi interessa se pensi che gli ebrei vengono da Marte. Se la tua posizione è che i sette milioni di ebrei che oggi vivono in Israele non hanno alcun legame con la Terra d’Israele e sostieni la fine del “progetto sionista”, allora sei favorevole alla pulizia etnica massiccia e al genocidio. E questo non c’entra niente con la giustizia, in qualsiasi modo la giri. E’ una cosa che non ha nessuna legittimità né giustificazione. Se poi pensi che sette milioni di ebrei verranno serenamente accettati in una Palestina a maggioranza araba palestinese e che vi potranno vivere liberamente e dignitosamente, allora sei molto scollegato dalla realtà, per dire il minimo. Durante un suo recente discorso alla Duke University, è stato chiesto a Mohammed el-Kurd, un giornalista e oratore palestinese particolarmente in auge, dove dovrebbero andare gli ebrei quando gli arabi palestinesi conquisteranno lo stato. E lui ha risposto: “Davvero, sinceramente, non me ne frega un ca**o”. E il pubblico ha applaudito con entusiasmo. Secondo la visione anti-sionista, i sette milioni di ebrei non saranno affatto invitati a rimanere nella “Palestina libera dal fiume al mare”. Le questioni teoriche sul fatto se Israele doveva nascere o meno sono discussioni di lana caprina. Israele esiste. Ha 9 milioni di cittadini, il 74% ebrei e il 21% arabi. Questo Yom Ha’atzmaut lo stato di Israele ha celebrato il suo 74esimo anno di indipendenza. Gli anti-sionisti vorrebbero che fosse l’ultimo. E se non questo, il prossimo. La loro intenzione di invertire il corso della storia comporta conseguenze molto concrete e catastrofiche. A livello pratico, l’anti-sionismo è un’ideologia genocida e deve essere denunciata in quanto tale.
 (Da: Times of Israel)



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