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Italia Oggi Rassegna Stampa
05.11.2022 Periscopio 05/11/2022
A cura di Diego Gabutti

Testata: Italia Oggi
Data: 05 novembre 2022
Pagina: 10
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «Periscopio 05/11/2022»
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 05/11/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Putin:
Vladimir Putin

È stabile il modello putiniano? Non bisogna sottovalutare l’arma che Putin usa, ovvero la paura. I regimi totalitari sono costruiti sulla paura, come ci ha spiegato Hannah Arendt. Il timore del prossimo è il motore che permette al sistema di funzionare. Ioann Burdin, parroco d’un piccolo villaggio nella Russia del Nord, è stato denunciato il 6 marzo del 2022 da un fedele che ascoltava il suo sermone. Non esistono luoghi sicuri, nemmeno nella casa di Dio. Federico Varese, La Russia in quattro criminali.

Su poliziesca carta vergatina / la notte ha inghiottito le pungenti acerine, / vivono le stelle, cancellereschi uccellini, / scrivono e scrivono i loro rapportini. Osip Mandel’štam, Quaderni di Mosca.

Otto mesi di guerra hanno creato la più grande crisi di rifugiati degli ultimi decenni. Più di 14 milioni di persone sono fuggite dalle loro case. Onu e agenzie umanitarie avvertono che i nuovi combattimenti nell’est e nel sud, l’avvicinarsi dell’inverno, l’intensificazione dell’attacco alle centrali elettriche e i timori d’un attacco nucleare possono spingere ancora più ucraini a fuggire dalle loro case nei prossimi mesi. The New York Times.

Un oscuro uomo d’affari russo, un lobbista americano, un circolo esclusivo nel cuore di Manhattan. E, naturalmente, Donald Trump e Vladimir Putin. La data di partenza è il 28 luglio 2016: la notte in cui Hillary Clinton accetta la nomination per le presidenziali, il direttore della campagna di Trump, Paul Manafort, riceve una mail da Mosca. Gli è stata inviata da un socio d’affari, Konstantin Kilimnik. Cinque giorni dopo i due s’incontrano al Grand Havana Room, circolo esclusivo al 39° piano d’un grattacielo della Fifth Avenue [e] nelle settimane successive gli hacker russi intensificano gli attacchi per danneggiare Clinton e aiutare Trump a vincere le elezioni. [In cambio] il tycoon [s’impegna] a dare solo un tiepido sostegno alla Nato quando Putin [appena pronto] scatenerà il suo attacco all’Ucraina. Massimo Basile, la Repubblica.

L’Ucraina è centrale nelle trame di Trump, incluso il ricatto a Volodymyr Zelensky per cercare di far incriminare il figlio di Joe Biden, suo futuro sfidante per la Casa Bianca. Linkiesta.

Come da copione sovranista radicale, in Brasile l’uscita dal palazzo presidenziale di Jair Bolsonaro è contrassegnata da disordini, caos e disprezzo per la democrazia. Qualcosa di già visto con la sconfitta di Donald Trump e il tentativo di assalto al Campidoglio. Nella versione latino-americana non sono i finti «indiani» ma i camionisti a bloccare il paese e ad assediare le sedi del potere. [...] Come spiegare che il popolo sia così ingrato da non continuare a votare la destra radicale? Complotti e truffe elettorali [diventano] l’unica spiegazione possibile per i seguaci di politici convinti che il Covid non esista, che i comunisti brasiliani vogliano sopprimere la libertà di culto e che i democratici statunitensi violentino bambini negli scantinati delle pizzerie di Washington. Alfredo Luís Somoza, HuffPost.

Partner di Netanyahu nel prossimo governo sarà il partito del sionismo religioso di estrema destra. Itamar Ben-Gvir, il suo principale candidato, ha tenuto appesa nel salotto di casa, fino a poco tempo fa, una foto di Baruch Goldstein, l’americano-israeliano che nel 1994, in Cisgiordania, uccise 29 palestinesi in un attentato. Ben-Gvir vuole essere messo a capo delle forze di polizia nazionali. Tia Goldenberg, The Washington Post.

Nel 1995 Ben-Gvir appare in tv brandendo lo stemma strappato dalla Cadillac dell’allora premier Yitzhak Rabin: «Come siamo riusciti a raggiungere questo simbolo, possiamo raggiungere anche lui». Alcune settimane dopo il leader laburista viene ucciso da un colono estremista contrario al processo di pace di Oslo. AGI Agenzia Italia.

Predrag Matvejevic, un bel po’ d’anni fa, coniò un neologismo – «democrature» – per indicare quei regimi, formalmente democratici, in realtà oligarchici, che presero il posto nell’est Europa del socialismo reale. La nozione torna oggi attuale. altreconomia.it

[Iran, 48mo giorno di rivolta]. Non si fermeranno. O si va verso una repressione totale in stile Tienanmen, quindi ancora più forte rispetto a quella già in atto, oppure i ragazzi vinceranno, non c’è una via di mezzo. Pejman Abdolmohammadi, docente di studi mediorientali a Trento.

Giravamo in tondo e in silenzio, /e nella mente svuotata di ognuno / il ricordo di cose tremende / infuriava come un vento tremendo, / e l’orrore ci precedeva, e il terrore ci stava alle calcagna. Oscar Wilde, La ballata del carcere di Reading.

Festeggerò il 25 aprile? Dipende. Ignazio La Russa.

Al corteo del 25 aprile Ignazio La Russa non lo voglio. Vada a mettere una corona di fiori alle Fosse Ardeatine e al Milite Ignoto, come facevano i ministri democristiani degli anni ‘50 e della Guerra fredda. Faccia quello che gl’impone la sua carica istituzionale e si fermi lì. Sfilare sarebbe una resa umiliante per lui e un insulto per quelli che nel segno dell’antifascismo lo hanno combattuto attraverso tutti gli anni della sua lunga biografia politica. Giovanni De Luna, la Repubblica.

La triste contesa tra la destra «asociale» di Meloni e il partito «ademocratico» di Letta: il governo inventa un’emergenza che non c’è (i rave) mentre nega una che c’era e che può tornare (il Covid) per compiacere i no vax, ma certo ha ben poco da temere da un Pd che continua sistematicamente a ignorare la disfatta elettorale [e a occuparsi di sciocchezze gender, e dei dogmi del politically correct]. Linkiesta.

Eh sì, cocca di mamma, è proprio lì il nodo: se la sinistra si dedica sempre e soltanto a cavillare sulle puttanate, poi finisce così. Che gli elettori votano la destra, sperando che se devono sempre e soltanto sentir ragionare di puttanate almeno quella, nel frattempo, gli abbassi le tasse. Guia Sorcini, Linkiesta.

Non aver niente da dire spesso [ma non sempre] ci salva dal dire sciocchezze. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

italiaoggi@class.it

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