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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Italia Oggi Rassegna Stampa
27.10.2022 Periscopio 27/10/2022
A cura di Diego Gabutti

Testata: Italia Oggi
Data: 27 ottobre 2022
Pagina: 10
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «Periscopio 27/10/2022»
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 27/10/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Zelensky, biografia: storia, vita e carriera
Volodymyr Zelensky

Il pastore tiene una predica superba, con la quale riesce a convincere i membri della congregazione a condurre una vita più nobile e virtuosa. Poi dice: «Questa, naturalmente, è la campana del Signore. Ma voglio essere leale, e concederò al demonio lo stesso tempo dedicandogli la prossima mezz’ora». Norman Mailer, Rapporti al Presidente.

[Lyubymivka, la scuola degli orrori]. Ci caliamo nell’intercapedine tra pavimento e fondamenta per capire: è freddo, umido, claustrofobico, fa paura, impossibile rimanerci anche solo per una giornata, e c’è gente che ci ha trascorso un tempo interminabile. [...] Ci tenevano i prigionieri: isolati gli uni dagli altri, erano estratti a turno, interrogati, minacciati, picchiati, torturati, e rimessi giù. Francesco Semprini, La Stampa.

La propaganda del Cremlino vanta una inesistente «precisione chirurgica» dei missili russi che piovono sull’Ucraina. Quando colpiscono obiettivi non militari come case, scuole e infrastrutture […] non si tratterebbe di errori. Un’inchiesta del sito di giornalismo investigativo Bellingcat ha scoperto l’esistenza di un nucleo di ingegneri militari: nascosto sotto un’etichetta informatica, il gruppo sarebbe responsabile della programmazione (e probabilmente delle «deviazioni») delle traiettorie dei razzi a lunga gittata. Linkiesta.

[Putin:] il morale delle sue truppe è bassissimo, perché la campagna d’Ucraina non è stata convenientemente organizzata, o forse addirittura non è stata affatto organizzata: tanto si pensava che Kiev si sarebbe subito arresa. Insomma a questo giocatore mancano i capitali per rilanciare all’infinito. Gianni Pardo, Italia Oggi.

[Zelensky] è stato tramutato in un’autorità morale. […] Una maschera hollywoodiana che è proibito sfiorare, un piccolo messia dotato di bambinesca purezza. Francesco Borgonovo, la Pravda.

Se Zelensky vince cosa cambia per noi? Niente. Francesco Borgonovo, Piazzapulita.

Molto italiano, con poco respiro internazionale, e molto autobiografico, molto di mestiere, piglio deciso e qualche colpo di tosse da troppe sigarette, il primo discorso di Giorgia Meloni alle Camere è un manifesto politico. […] Più che un programma di governo dettagliato, la visione d’una destra, radicale certo, ma compatibile col sistema. Alessandro De Angelis, HuffPost.

[No, è] peronismo: patriottismo, terza via economica del fascismo, socialismo, nazionalismo, il tutto combinato intorno a una [sola] idea: il riscatto dei descamisados, i più poveri della terra. [Praticamente Stalin, Pol Pot e Fídel Castro]. Lucia Annunziata, La Stampa.

Avete intrapreso una guerra contro i poveri. Giuseppe Conte a Giorgia Meloni.

Abbiamo abolito la povertà. Luigi Di Maio.

Ha fatto impressione l’irruenza con la quale Matteo Salvini è arrivato ai banchi di governo all’ultimo momento e, preso posto alla destra dello scranno della presidente del Consiglio non ancora presente, le ha quasi invaso lo scrittoio con le sue cartelle e altro materiale. Francesco Damato 1, graffidamato.com.

Meloni […] non è un uomo ma una donna che vuole essere appellata come un politico maschio. [Appellata]. Norma Rangieri, il Manifesto.

Sono la prima donna incaricata come premier, provengo da un’area culturale che è stata spesso confinata ai margini della Repubblica, e non sono certo arrivata fin qui tra le braccia d’un contesto familiare e d’amicizie influenti. Rappresento ciò che gli inglesi chiamerebbero l’underdog: lo sfavorito, che per affermarsi deve stravolgere tutti i pronostici. Giorgia Meloni alle due Camere.

Il governo Meloni non è più di destra e nemmeno più grottesco del governo Conte uno, quello 5stelle-Lega, formatosi con l’obiettivo di uscire dall’Europa, dalla Nato e dalla decenza per abbracciare con calore Cina e Russia, cui i gialloverdi finirono di regalare la nostra indipendenza energetica, e stavano per consegnare anche le nostre infrastrutture portuali. Christian Rocca, Linkiesta.

Non è facile costruirsi un Pantheon quando devi escludere l’intera area che va da Che Guevara a Madre Teresa, appannaggio d’una sinistra onnivora in materia di ideali. Anche perché sennò «fàmo le tre», e già «sto a morì», come garbatellianamente il/la premier ha sussurrato a voce bassa ma a microfoni accesi. Antonio Polito, CorSera.

Però... è simpatico ’sto dentone. Da Guglielmo il dentone (Alberto Sordi, 1965).

Spettacolo drammatico [sui banchi delle cosiddette opposizioni]. Hanno applaudito il passaggio sul presidente Mattarella. Applausi, meno entusiastici, su Draghi. Fabrizio Roncone, CorSera.

L’unico passaggio in cui la Meloni non è proprio riuscita a fare alzare in piedi la sinistra, ma soltanto a strapparle applausi da seduta a macchia di leopardo, è stato quello in memoria dei caduti italiani nelle missioni internazionali di pace. Mi chiedo cosa abbiano fatto i connazionali morti a Nassyria e altrove contro pezzi o tutta intera l’attuale opposizione. Francesco Damato 2, graffidamato.com.

Conte ha accusato Meloni di muoversi in coerenza e continuità col governo Draghi (che il M5s sosteneva e FdI no); Letta ha sostenuto l’esatto contrario, accusando Meloni di aver rotto il filo della responsabilità e della competenza inaugurato dal governo Draghi. Il Foglio.

Nel mondo anglosassone – dov’è nato [?] – il concetto di merito è stato criticato e infine dismesso come sinonimo d’impostura ai danni dei deboli. [Meloni] recupera questo trastullo delle èlite neo-liberiste [Trastullo]. Daniela Ranieri, il Fatto.

L’articolo 34 della Costituzione, secondo cui «i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi», diventa carta straccia se a invocarlo è la destra. Luca Ricolfi (Alessandra Ricciardi, Italia Oggi).

C’è un successo che si fonda sul merito e uno sulla fortuna. Il primo dura di più; il secondo costa di meno. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

italiaoggi@class.it

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