venerdi 01 luglio 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Tutti uniti contro l'accusa di Israele 'Paese di apartheid' 26/06/2022


Clicca qui






Italia Oggi Rassegna Stampa
07.06.2022 Periscopio 07/06/2022
A cura di Diego Gabutti

Testata: Italia Oggi
Data: 07 giugno 2022
Pagina: 10
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «Periscopio 07/06/2022»
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 07/06/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.


Joe Biden

La Russia sta commettendo le più gravi violazioni del diritto umanitario non solo a danno degli ucraini aggrediti, ma anche dei suoi stessi soldati, allo stesso modo del generale Žukov che, durante la Seconda guerra mondiale, faceva avanzare la sua fanteria nei campi minati per farvi poi passare i carri (quando lo disse al generale Eisenhower, suscitò il suo orrore). Sabino Cassese, CorSera.

È una guerra alla quale non si può attaccare nessuna delle etichette [correnti]: non è ibrida, non è di trincea, non è asimmetrica, non è d’attrito. O meglio: è tutte queste guerre messe assieme, ma nessuna regola d’ingaggio. Vale tutto. Vale colpire i civili indiscriminatamente, vale dire che ci si ritira o riorganizza e poi attaccare di nuovo in modo casuale, vale torturare, vale schedare i sopravvissuti, vale stuprare, vale saccheggiare, vale portare via tutte le risorse, che siano una lavatrice o tonnellate di grano e acciaio, vale lasciarsi alle spalle una scia di mine anche nei parchi giochi. Paola Peduzzi, il Foglio.

Ninna nanna, tu nun senti / li sospiri e li lamenti / de la gente che se scanna / per un matto che commanna; / che se scanna e che s’ammazza / a vantaggio de la razza / o a vantaggio d’una fede / per un Dio che nun se vede, / ma che serve da riparo / ar Sovrano macellaro. Trilussa, La ninna-nanna de la guerra.

Molti rappresentanti delle giovani generazioni – per festeggiare il 9 maggio [il Giorno della Vittoria su Hitler] – indossano copricapi o uniformi militari, decorano macchine e motociclette con stelle rosse o scritte «A Berlino!» (come è solito fare il club di biker patrioti Nočnye volki, i lupi della notte). […] I bambini imparano filastrocche e canzoncine a tema militare e vengono vestiti con uniformi militari mignon o mascherati da carri armati col patrocinio del Ministero della difesa allo scopo di diffondere i principi dell’«educazione militar-patriottica» attraverso il movimento Junarmija, l’«armata della gioventù». Memorial Italia (HuffPost).

Più ti interessi di guerra (chi spara, chi muore, chi scappa) più ti distacchi dal popolo, che respinge la guerra (ti dicono gli intenditori di popoli) e vuole la pace […]. Trasformata in questo modo, la celebrazione della pace, quando qualcuno sta morendo sotto i colpi di un attacco violento, cambia di colpo il paesaggio: l’attaccante diventa parte della natura (le cose succedono e non puoi correre dietro a tutto e pretendere di controllare tutto) e l’aggredito, con il tentativo di difendersi, diventa […] il vero agente di violenza in questa scena, specialmente se insiste e resiste. Fa male a se stesso e fa male agli altri, insomma è [lui] la guerra. Furio Colombo, la Repubblica.

Il caos ha fatto il suo capolavoro. Macbeth, atto II, scena 3.

Qui è Carnevale tutto l’anno, qui tutti vanno in tv a fare i giullari. Aldo Grasso, CorSera.

Dovresti avere il coraggio di dire ai tuoi interlocutori che il palazzo che hai alle spalle, il Cremlino, è un palazzo di merda, perché lì il comunismo ha fatto le più grandi tragedie del secolo scorso e di questo secolo. E siccome fa tristezza vedere un giornalista [alle prese con] una cretina [Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri russo] che non sa nemmeno di che cosa sta parlando – perché noi sappiamo cos’è la libertà e [lei no] – io di fare la foglia di fico a lei e agli altri coglioni che hai di fianco non ci sto. Pertanto mi alzo, rinuncio al compenso pattuito e a questa sceneggiata non voglio partecipare. Alessandro Sallusti a Massimo Giletti, che conduce Non è l’Arena in diretta da Mordor.

Da quando, il 24 febbraio, è cominciata l’offensiva russa in Ucraina, quasi tutti i politici liberali hanno lasciato il Paese. Rosalba Castelletti, la Repubblica.

Qualche giorno fa il leader della Lega Matteo Salvini esultava per l’annuncio del ministero della Difesa russo della prima nave «carica di metallo» che usciva dal porto di Mariupol: «Bene, le armi più potenti sono dialogo e diplomazia». Salvini [non aveva capito] che i russi stavano impadronendosi delle navi e razziando gli impianti siderurgici della città. Proprio ciò che è successo a una nave italiana, carica di acciaio, rubata dalle milizie filorusse che controllano l’oblast di Donetsk. «Hanno detto che è una nazionalizzazione, ma in realtà è un furto. Se la sono rubata», dice al Foglio Augusto Cosulich, presidente della Fratelli Cosulich, società triestina [di navigazione]. Luciano Capone, il Foglio.

Zaia picchia sull’autonomia del Veneto e Salvini dice che bisogna «restituire ai giovani l’opportunità di fare un anno di servizio militare». Un minuto prima aveva detto che è contro le armi e che adesso «dobbiamo lavorare tutti per la pace». Paolo Berizzi, la Repubblica.

La sinistra lo sappia: finché in Parlamento ci siamo noi non verranno aumentate le tasse, abbiamo preso un impegno con i nostri elettori. Antonio Tajani (La Stampa).

Per il borghese lo Stato non esiste: esistono solo le tasse da pagare. Leo Longanesi.

Centinaia di migliaia di persone non si sono presentate ai centri per l’impiego, né sono state contattate, e se quelle persone che potrebbero lavorare non sono spinte a cercare un lavoro, ma possono restare nella loro condizione attuale, io dico che c’è un problema enorme con il reddito di cittadinanza. Luca Cordero di Montezemolo (il Foglio).

Se non possiamo vietare le armi d’assalto e i caricatori di alta capacità [dovremmo almeno] rafforzare i controlli all’acquisto e alzare l’età degli acquirenti da 18 a 21 anni. Joe Biden.

Nessuno dovrebbe poter comprare un carro armato o un missile atomico prima dei trent’anni. Pierpaolo Albricci.

Si può fare a meno di tutto. Purché non si debba. Roberto Gervaso.

Immagine correlata
Diego Gabutti

italiaoggi@class.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT