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I musulmani sono infelici nei paesi in cui vivono, in uno solo sono felici, quale? (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Italia Oggi Rassegna Stampa
03.05.2022 Periscopio 03/05/2022
A cura di Diego Gabutti

Testata: Italia Oggi
Data: 03 maggio 2022
Pagina: 10
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «Periscopio 03/05/2022»
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 03/05/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Lavrov:
Sergej Lavrov

L’aggressore fiuta le riserve di paura che non sappiamo tenere sepolte. Guido Ceronetti, Pensieri del tè.

Un missile Sarmat e Londra sarebbe distrutta in 202 secondi. Parigi in 200. Berlino in soli 106. Nel programma televisivo russo «60 Minutes», trasmesso sulla tv di stato, è stata realizzata una simulazione su come e in quanto tempo le grandi città europee sarebbero colpite dai missili nucleari. «Un missile Sarmat e le isole britanniche non esisterebbero più», ha affermato Aleksey Zhuravlyov, presidente del partito nazionalista Rodina. «Faremmo tabula rasa… mai dire mai. Contate i secondi, potete contare i secondi? Ecco, lasciate che ci pensino sopra. È così che dobbiamo parlargli perché non capiscono altro». HuffPost.

Se l’analisi della situazione del Cremlino fosse affidata a una equipe di sociologi, probabilmente si potrebbero identificare le tante somiglianze con le modalità organizzative e di gestione delle società criminali. […] Appaiono perciò ridicole le accuse rivolte a Biden da ambienti italiani per avere definito Putin un criminale. Domenico Cacopardo, Italia Oggi.

Prima si è fatto passare in Parlamento un generico sostegno alle vittime di un’invasione e adesso si decide l’invio di armi pesanti, non più difensive ma offensive, aggirando le Camere e, quel che è grave, l’opinione degli italiani. […] L’ordine [di] Mattarella al capo delle Forze armate [è il seguente]: l’opinione pubblica non deve sapere. Tutto secretato, dice il ministro della Difesa Lorenzo Guerini al Copasir. Siamo in guerra, ma è meglio non dirlo, almeno fino a che un missile non ci pioverà in testa. Maurizio Belpietro, la Verità.

È una guerra per procura, gli ucraini ci mettono i morti, noi siamo a 90 gradi, tanto USA e GB non prendono le radiazioni... Marco Travaglio, Otto e mezzo.

Quando Hitler invase la Polonia non aveva intenzione di far scoppiare la guerra mondiale. […] È successo che i Paesi europei avevano creato delle alleanze militari, ognuna delle quali conteneva un «articolo 5» della Nato, cioè un articolo che prevedeva, nel caso di attacco da parte di un paese straniero, che tutti i membri della coalizione sarebbero entrati in guerra. Quel che successe è che il 1° settembre del 1939 la Germania invase la Polonia e si creò un effetto domino che Hitler non si aspettava» [Non conosceva l’articolo 5. Goebbels non gli diceva mai niente]. Valentino Orsini, Accordi & Disaccordi.

Zelensky è ebreo? Anche Hitler aveva origini ebree, i maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei. Sergej Lavrov, Zona bianca.

Gli occupanti in Italia non erano i tedeschi, ma gli Alleati. E l’esercito tedesco – a parte alcune azioni efferate, veri crimini di guerra a opera dei reparti speciali, le SS – in Italia si comportò con correttezza. Massimo Fini, il Fatto quotidiano.

Il suo atteggiamento nei confronti di questa guerra oscilla tra il ripudio umanitario e la più grande ammirazione per le gesta militari dei nemici. Thomas Mann, Considerazioni di un impolitico.

Un’ondata nostalgica […] annoda la Russia di Putin al mai sopito amore per l’Urss. […] Antiamericanismo, insulti al guerrafondaio Biden e alla Nato, la capziosa differenziazione tra armi difensive e offensive, le marce in favore della pace, della neutralità, della diplomazia, della denazificazione dell’Ucraina. Tutti figli di Giulietto Chiesa, pace all’anima sua: Vauro, Santoro, Barenghi, D’Orsi, Pagliarulo, Armeni, Dominijanni e tanti altri putiniani nostrani, compresi alcuni mitomani che alimentano i talk show. Aldo Grasso, Corsera.

Dovessi scegliere tra Putin e Biden sarei in seria difficoltà. Preferirei che entrambi andassero al diavolo, al quale assomigliano. Vittorio Feltri, Libero.

[Domanda:] che differenza intercorre tra lo spettacolo da baraccone e la fine del mondo? Giorgio Manganelli, UFO e altri oggetti non identificati.

Va bene, chiamiamo il Copasir, e poi che succede? Chiediamo ai servizi segreti se la signora Nadana Fridrikhson, ospite di Bianca Berlinguer, è pagata da Putin? […] Davvero c’è bisogno del Copasir per scoprire che una giornalista russa non assassinata come la Politkovskaja, non avvelenata come Navalny, non sottoprocesso come Marina Ovsyannikova, una che per giunta parla bene di Putin, è una putiniana? […] Che il baraccone televisivo sia animato da sociologi posseduti, filosofe invasate, mattoidi e ammiratori di Putin è già di per sé degradante senza il contributo grottesco (e tardo sovietico) della commissione di Vigilanza che vuole 007 per scoprire che – mizzica! – l’acqua è bagnata. Salvatore Merlo, il Foglio.

In questa situazione di guerra, quando tutti rischiamo una brutta fine, è assai curioso il modo in cui il sindacato delle toghe italiane ha partecipato alla festa del lavoro: decidendo uno sciopero contro il Parlamento che sta esaminando una riforma parziale, anzi parzialissima, della giustizia. Francesco Damato, graffidamato.com

Niente mi atterrisce più dei detentori della verità da quando lessi di un assessore regionale – erano gli anni di Mani pulite – che rincasò per pranzo, accese la tv e seppe dal telegiornale di essere stato arrestato. Era a casa e dicevano che era in galera. Vennero ad ammanettarlo due ore più tardi: una verità così vera da poter essere raccontata prima che il fatto accadesse. Mattia Feltri, HuffPost.

L’ultima foto a disposizione delle coalizioni come le avevamo conosciute data ai giorni della battaglia del Quirinale, mentre andavano in frantumi: oggi neanche quei frantumi sono più visibili. Salvini e Meloni non si parlano da mesi, Letta e Conte lo fanno con fatica e Berlusconi morde il freno ma non sa che fare. Federico Geremicca, La Stampa.

Sia chiaro a tutti: noi il governo con il PD e con la sinistra non lo faremo mai. Giorgia Meloni.

Si comincia col dire: «Sarò sincero sino in fondo». Ed è la prima bugia. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

italiaoggi@class.it

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