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Corriere della Sera Rassegna Stampa
20.04.2024 Zelensky: la Nato scelga se siamo davvero alleati
Cronaca di Francesca Basso

Testata: Corriere della Sera
Data: 20 aprile 2024
Pagina: 11
Autore: Francesca Basso
Titolo: «Oggi il voto degli Usa sugli aiuti a Kiev Zelensky: la Nato scelga se siamo davvero alleati»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 20/04/2023, a pag. 11 con il titolo "Oggi il voto degli Usa sugli aiuti a Kiev Zelensky: la Nato scelga se siamo davvero alleati" la cronaca di Francesca Basso.

Mike Johnson, speaker della Camera al Congresso Usa. Si è epresso a favore degli aiuti all'Ucraina, anche se il suo partito Repubblicano si è finora opposto. L'Ucraina attende aiuti militari per la sua sopravvivenza. Zelensky chiede alla Nato di prendere una decisione.

Continuano i raid di Mosca sull’Ucraina contro i civili. Nella notte tra giovedì e venerdì i missili russi hanno colpito la regione di Dnipro. Sono morti almeno tre bambini, ha dichiarato l’Unicef, ricordando che «più di 1.957 bambini sono stati uccisi o feriti dall’escalation del conflitto due anni fa». Una situazione destinata a peggiorare.

Il presidente Zelensky non si stanca di chiedere agli alleati sistemi di difesa aerea. Lo ha fatto al Consiglio europeo quando si è collegato durante la cena dei leader Ue mercoledì sera. Lo ha ribadito in vi-deocollegamento ieri con il Consiglio Nato-Ue a cui partecipavano i ministri della Difesa dei 32 Stati alleati. Il presidente ucraino ha detto che l’Alleanza atlantica deve decidere «se siamo alleati davvero». «Il nostro cielo deve diventare di nuovo sicuro», ha aggiunto e «dipende interamente dalla vostra scelta. Scegliere se la vita ha davvero lo stesso valore ovunque. Scegliere se avete un atteggiamento uguale verso tutti i partner. Scegliere se siamo davvero alleati». Il riferimento è all’aiuto fornito domenica scorsa da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Giordania a Israele per fronteggiare l’attacco di droni e missili lanciato dall’Iran.

La Nato ha mappato le capacità esistenti in tutta l’Alleanza e ci sono sistemi che possono essere messi a disposizione dell’Ucraina, ha spiegato al termine dell’incontro il segretario generale Jens Stoltenberg, che non ha voluto entrare nei dettagli. Ha però precisato che «oltre ai Patriot, ci sono altre armi che gli alleati possono fornire, inclusi gli SAM-T», di produzione franco-italiana. Ha quindi detto di aspettarsi «presto nuovi annunci», dopo quelli dei giorni scorsi. La Germania ha deciso di consegnare un altro sistema Patriot oltre ai due già forniti. La Danimarca ha assunto un nuovo impegno per l’Ucraina e i Paesi Bassi hanno annunciato ulteriori 4 miliardi di euro di sostegno militare.

I raid russi

Tre bimbi uccisi ieri in Ucraina. Dall’inizio della guerra sono quasi 2 mila quelli morti e feriti

Il vero segnale che potrebbe rappresentare una svolta per Kiev, se confermato, arriva però dagli Stati Uniti, dove da ottobre il Congresso non approva un nuovo pacchetto di sostegno militare all’Ucraina. Ieri è arrivato il primo via libera della Camera americana — controllata dai repubblicani — al pacchetto da 95 miliardi di dollari, che comprende aiuti all’Ucraina (60 miliardi), Israele e Taiwan. I democratici si sono schierati al fianco dello speaker repubblicano Mike Johnson in modo da superare l’opposizione guidata dalla trumpiana Marjorie Taylor Greene. Il voto finale è stato fissato per oggi. Johnson ha suddiviso il pacchetto in una serie di progetti di legge nel tentativo di aggirare i membri del suo stesso partito che sono fermamente contrari ad aiutare l’Ucraina. Se gli aiuti statunitensi saranno approvati oggi, parte delle forniture militari potrebbero essere consegnate all’Ucraina nel giro di poco. Secondo una fonte americana il Pentagono si sta preparando ad approvare rapidamente un nuovo pacchetto di aiuti militari che include artiglieria e difese aeree.

L’Ucraina sta cercando di ottenere almeno sette batterie di missili Patriot. Stoltenberg ha sottolineato che «il sostegno all’Ucraina non è carità. È un investimento nella nostra sicurezza». Ha anche chiarito agli alleati che, «se l’unico modo per dare aiuti all’Ucraina è scendere sotto i target minimi di capacità stabiliti dalla Nato, possono farlo. Ma è una scelta nazionale e le capacità devono poi essere rimpiazzate». La produzione di batterie di missili Patriot può richiedere due anni e questo è uno dei motivi per cui i Paesi che li possiedono sono cauti a cederli, non sono velocemente rimpiazzabili. La Germania ne aveva 12, ma ne sta fornendo tre a Kiev (secondo Bloomberg sta valutando l’acquisto di altri quattro oltre ai quattro ordinati a marzo). La Polonia, che confina con l’Ucraina, ne ha solo due e ne ha bisogno per le proprie difese. Anche Grecia, Olanda, Romania e Spagna possiedono Patriot. L’Ucraina è interessata anche ai sistemi SAM-T di Francia e Italia. Il nostro Paese ne possiede cinque, uno è già stato consegnato all’Ucraina (la Russia sostiene di avere colpito a gennaio), tre sono impegnati in missioni all’estero e il quinto sarà usato a Bari per proteggere lo spazio aereo durante il G7 dei capi di Stato che si terrà a giugno.

Gli aiuti militari all’Ucraina saranno anche sul tavolo del Consiglio Affari esteri e Difesa, in gergo «jumbo», lunedì a Lussemburgo. Ieri una fonte diplomatica europea spiegava che, in mancanza di Patriot, si dovrebbe guardare «all’intera gamma dei sistemi di difesa aerea disponibili».

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