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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.12.2023 Putin tifa per Trump
Analisi di Angelo Panebianco

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 dicembre 2023
Pagina: 1
Autore: Angelo Panebianco
Titolo: «Le minacce al nostro mondo»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 09/12/2023, a pag. 1, con il titolo "Le minacce al nostro mondo", l'analisi di Angelo Panebianco.

Angelo Panebianco
Angelo Panebianco
 
Trump e Putin: il pericolo imminente
Trump e Putin: il pericolo imminente

Esiste un piano B? Qualcuno ci sta pensando? È lecito fare gli scongiuri ma c’è la possibilità che in capo a poco tempo si verifichino due eventi che, per l’Europa, e forse anche per il resto del mondo, sarebbero catastrofici: Donald Trump vincitore nelle elezioni presidenziali del 2024 e Vladimir Putin vincitore nella guerra in Ucraina, magari dopo avere magnanimamente concesso agli europei che glielo chiedono un breve periodo di tregua al fine di riprendere fiato. C’è un legame stretto fra le due vicende: Putin tifa manifestamente per Trump, i senatori repubblicani che, pur favorevoli a Kiev, attualmente ritardano i nuovi finanziamenti americani all’Ucraina, si aspettano una vittoria elettorale di Trump e si comportano di conseguenza. Se questi due eventi si verificassero, l’Occidente come lo abbiamo conosciuto non esisterebbe più. Nel resto del mondo subirebbe una accelerazione la corsa, già in atto da tempo, di tanti Paesi a stringere legami con le potenze autoritarie, Cina e Russia. Non nascerebbe, probabilmente, quel nuovo ordine internazionale che la Cina e il suo junior partner, la Russia, sognano di imporre sulle ceneri dell’ordine a trazione americana. Ne deriverebbe, più probabilmente, un forte aumento del disordine mondiale. Con conseguenti rischi di guerra fra le grandi potenze.

E l’Europa? Si ritroverebbe in serissimi guai. La Nato perderebbe forza e credibilità. Agli europei verrebbe di colpo meno la protezione americana. Il successo di Putin renderebbe politicamente più forti e influenti le forze filo-russe presenti in Europa occidentale. Esse chiederebbero a gran voce un accordo fra Europa e Russia. Giusto a proposito: non è affatto scorretto distinguere l’Europa dalla Russia perché quest’ultima, anche se ogni tanto si sente dire il contrario, non è Europa. È una potenza euroasiatica con una storia e una tradizione radicalmente diverse da quelle europee.

Dunque, in Europa le forze filo-russe diventerebbero più forti e influenzerebbero settori crescenti di un’opinione pubblica frastornata e disorientata. Mentre gli establishment europei, che avevano puntato tutto sulla Nato e sulla sconfitta di Putin in Ucraina, perderebbero forza e prestigio. Probabilmente, in ordine più o meno sparso, vari Paesi europei cercherebbero, ripercorrendo le orme dell’ungherese Orbán, di accordarsi con Putin. Forse sarebbe la Francia a mettersi alla guida del convoglio diretto a Mosca. Chi pensa che una perdita di influenza degli Stati Uniti e un aumento di quella russa sull’Europa non avrebbero effetti sulla vita interna delle democrazie europee si illude (o vuole deliberatamente illudere gli altri). Per giunta, la Russia non si accontenterebbe di una maggiore influenza sull’Europa. Il gruppo che comanda al Cremlino può perpetuare il suo potere solo puntando su una continua espansione: dopo l’Ucraina, toccherebbe alla Moldavia e probabilmente anche ai Paesi baltici di fronteggiare la minaccia militare russa. E quando, infine, l’America fosse costretta a svegliarsi, a uscire dal letargo, sarebbe ormai troppo tardi per evitare un confronto armato fra Stati Uniti e Russia.

Posti di fronte a un simile scenario molti europei direbbero che bisogna fare l’Europa unita, creare la difesa europea eccetera. Il problema però è che l’Europa si trova in una situazione del tipo Comma 22: se e fin quando gode della protezione americana non ha bisogno di unificarsi; se la protezione americana viene meno, e l’unità politica è a quel punto l’unica possibilità di salvezza, essa però risulta anche di difficilissima realizzazione. Gli sforzi in quel senso verrebbero (correttamente) interpretati da Putin come diretti contro la Russia. E una Russia resa forte dalle vittorie disporrebbe degli strumenti per boicottare gli eventuali tentativi di unificazione europea. Senza contare che la famosa difesa europea avrebbe senso e utilità ai fini della nostra sicurezza all’interno della Nato ma non prescindendone.

Se lasciamo da parte la polverosa retorica che accompagna quasi sempre i discorsi sull’Europa, bisogna sapere che le, peraltro rare, unificazioni politiche, si fanno quasi sempre a fronte di un rischio esistenziale, perché si deve rispondere, aggregandosi, a una minaccia: ci si unifica contro un nemico da cui sarebbe impossibile difendersi in ordine sparso. Ma non è mai stato questo ciò che dicevano coloro che sognavano una Europa unita. Pensavano invece che l’integrazione politica sarebbe stata, prima o poi, la conseguenza dell’integrazione economica. Dovrebbe ormai essere a tutti chiaro che le cose non stanno così.

Solo in un caso l’Europa potrebbe sfuggire al cappio, sottrarsi alla trappola. Ciò potrebbe avvenire se nelle opinioni pubbliche dei Paesi che in Europa più contano prevalesse a quel punto la paura, se il suo orientamento anti-russo (che, al momento, è ancora maggioritario) fosse in grado anche in futuro di prevalere, neutralizzandone gli effetti, sulle correnti filo-russe.

Chissà? Forse posti di fronte a una situazione di emergenza e a opinioni pubbliche spaventate e nelle quali crescerebbe la domanda di sicurezza, le élites europee (di alcuni Paesi europei) potrebbero decidersi a realizzare ciò che hanno sempre fin qui evitato di fare: spostare definitivamente il comando politico (i giuristi direbbero: la sovranità) dal livello nazionale a un livello sovranazionale, europeo. Per inciso, ciò non potrebbe certo avvenire, come vorrebbero le nostre tradizioni e le nostre propensioni legalitarie, seguendo un’impeccabile procedura, con la «revisione» dei trattati europei. Avverrebbe, come sempre accade nelle situazioni di emergenza, per via extra-giuridica, con un accordo politico fra alcuni Paesi europei, aggirando la vigente regola dell’unanimità che è in grado di bloccare tutto.

Sperabilmente, lo scenario da incubo sopra descritto non si realizzerà. Trump non vincerà e nemmeno Putin. Gli occidentali che pure, nella vicenda ucraina, hanno fin qui commesso molti errori (come ha rilevato Federico Rampini sul Corriere dell’8 dicembre), continueranno ad aiutare Kiev contribuendo a salvare l’Ucraina. Sperare per il meglio si può e si deve. Ma è altrettanto saggio, mentre si spera per il meglio, prepararsi al peggio.

Checché se ne creda, le classi dirigenti, e dunque anche quelle europee, vivono alla giornata, pianificano ben poco, si limitano a reagire agli eventi man mano che si presentano. Però ci sono davvero momenti in cui servirebbe un piano B.

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