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Corriere della Sera Rassegna Stampa
18.09.2023 Con la brigata ucraina a bordo di un Leopard 2
Analisi di Marta Serafini

Testata: Corriere della Sera
Data: 18 settembre 2023
Pagina: 12
Autore: Marta Serafini
Titolo: «Con la brigata ucraina a bordo di un Leopard 2: 'Per noi è 'Fortunato'. Ci sta salvando la vita'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/09/2023, a pag. 12, con il titolo "Con la brigata ucraina  a bordo di un Leopard 2: 'Per noi è 'Fortunato'. Ci sta salvando la vita' " l'analisi di Marta Serafini.

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Marta Serafini

Da Parigi a Kyiv, i carri armati della discordia / Ucraina / aree / Home -  Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Zaporizhzhia «Da quando sono diventato comandante di questo carro armato ho più fiducia nelle nostre possibilità sul campo». Fronte di Zaporizhzhia, la posizione deve rimanere segreta per ragioni di sicurezza ma siamo sulla direttrice di Tokmak, lungo la quale gli ucraini nelle ultime settimane sono avanzati pochi metri ogni giorno. A rilento, sì. Ma in avanti, mentre analisti e militari parlano di una controffensiva di estate che si è impantanata, a causa della superiorità aerea russa che minaccia le operazioni di terra. Evgeny ha 35 anni, viene da Dnipro. Fa parte della 47esima. È la brigata Magura, equivalente ucraino della Valchiria. Come simbolo, un drago che sputa fuoco. I suoi uomini, nascosti nella boscaglia, sollevano un telo e delle coperture mimetiche. Ed eccolo, il carro. È un Leopard 2A6, ultima generazione dei carri armati tedeschi, di cui tanto si è dibattuto negli ultimi mesi. «La nostra brigata ne ha altri 4, non posso dire quanti ne abbiamo schierati qui sul fronte Sud. Ma so che questi carri stanno cambiando il destino della guerra». Alto oltre 3 metri, 62 tonnellate di peso, il Leopard sembra pronto a ruggire. «Per guidarlo ci siamo addestrati a Munster, in Germania, per 5 settimane», continua Evegeny. «È stato un periodo molto utile perché abbiamo imparato a usare queste macchine, più veloci e precise dei carri sovietici cui eravamo abituati». A salirci sopra, in effetti, il Leopard ha tutt’altra stazza rispetto ai T-70 e T-80 di fabbricazione sovietica in dotazione all’esercito ucraino, già da prima dell’inizio dell’invasione. Vietatissimo fotografare o riprendere l’interno del modello tedesco. Ma, già ad una prima occhiata, l’attrezzatura e la struttura sono più moderne e lo spazio è meno angusto. «Io sono l’addetto al fuoco»: Anton, originario di un villaggio vicino a Kryvyj Rih, sulla ventina, non è di molte parole. Ma anche lui è orgoglioso quando parla del suo carro. «Lo abbiamo usato per liberare il villaggio di Robotyne ed è stato fondamentale per coprire l’avanzata della fanteria. I nostri ragazzi sono stati bravi perché ci hanno indicato la via pulita dalle mine è così siamo riusciti ad avanzare». I tedeschi KMW e Rheinmetall costruiscono i loro tank con speciali scomparti montati sulla torretta per le munizioni da 120 millimetri in modo che, se colpite, esplodano verso l’esterno, lontano dall’equipaggio. A differenza dei tedeschi, i carri armati russi posizionano le munizioni sotto le torrette, il che significa che un colpo andato a segno fa saltare in aria tutto l’equipaggio del carro armato. Evengey dà l’ordine di far muovere il cannone. È silenziosissimo, un ronzio impercettibile. «Questa macchina sta salvando le vite degli ucraini, per questo siamo grati che sia arrivata qui al fronte: ha anche una grande capacità offensiva perché ha una gittata di precisione di 6 chilometri». Il comandante ha dato un nome al suo Leopard. «L’abbiamo ribattezzato Fortovy (fortunato in ucraino, ndr) perché quest’estate ci ha fatto passare indenne sopra i campi minati». Dall’inizio della controffensiva ucraina, l’esercito di Kiev, tra Mala Tokmachka a nord e Robotyne a sud, ha perso solo cinque dei 71 Leopard 2 arrivati dall’Europa. Almeno altri 10 sono stati danneggiati e sono attualmente in riparazione in Germania. Ma Fortovy fin qui è rimasto illeso. «Non ci succederà niente finché saremo su di lui». Scendere dal carro, per un civile di media altezza, non è semplice, di sicuro è più difficile che salire. Il Leopard è più alto dei carri sovietici e non è dotato di una scaletta. «Ma abbiamo fatto un buco dove infilare il piede», spiega Anton. Evgeny chiede di allontanarci, il Leopard deve ripartire. Non ci è concesso stare nelle vicinanze mentre spara. «Ma vi assicuro che se dovesse entrare in funzione il cannone ve ne accorgereste», scherza. «È il suo ruggito, inconfondibile». Dalla prima linea però tutto tace, segno che l’avanzata è ferma. «Tra poco inizierà a piovere», spiega Evgeny prima di congedarsi. «Ma non siamo preoccupati. Fortovy sarà in grado di avanzare anche nel fango e nella neve».

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