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Corriere della Sera Rassegna Stampa
01.05.2023 Zelensky aumenta le difese
Cronaca di Lorenzo Cremonesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 01 maggio 2023
Pagina: 8
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «Raid ucraino in Russia: quattro morti. Mosca cambia un altro generale»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 01/05/2023, a pag.8, con il titolo 'Raid ucraino in Russia: quattro morti. Mosca cambia un altro generale' l'analisi di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

Zelensky delivers impassioned address ahead of invasion
Volodymyr Zelensky

Mykolaiv Colpire i russi dove meno se lo aspettano, dimostrare che, se insistono nella guerra d’occupazione, anche le loro case saranno minacciate, lavorare ai fianchi per creare incertezza e danneggiare il morale dei soldati al fronte: così i comandi di Kiev preparano il terreno per il lancio della loro controffensiva. Ieri le bombe ucraine hanno colpito il villaggio di Suzemka, nella regione occidentale di Bryansk, una dozzina di chilometri dal confine tra i due Paesi. Secondo il governatore russo locale, Alexander Bogomaz, ci sarebbero almeno quattro morti civili e alcuni feriti. A suo dire, una palazzina residenziale sarebbe stata completamente rasa al suolo e altre due parzialmente danneggiate. Dal punto di vista militare si tratta di un raid minore, che non influisce sugli equilibri tra le forze in campo. Il senso va piuttosto cercato sul piano politico e psicologico, occorre leggerlo alla luce dell’aggressione ordinata da Vladimir Putin nel febbraio 2022: allora era Mosca a dettare le regole del gioco, ma da tempo ormai la palla è passata a Kiev. Sempre più gli ucraini tendono ad allargare le loro operazioni al di fuori delle zone occupate dal nemico e nel territorio russo. Allo stesso tempo, non ritengono più un tabù da tenere nascosto il colpire i russi in . Così, ieri i militari ucraini hanno rivelato — cosa inusuale — che il raid di droni due giorni fa contro i depositi di carburante della flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli fa parte della strategia per scacciare gli invasori dalla . «Minare la logistica del nemico è uno degli elementi di preparazione per le azioni di difesa delle nostre forze armate», ha specificato Natalia Humeniuk, portavoce del comando meridionale. I russi reagiscono bombardando varie città delle province centro-orientali ucraine, a partire da Kharkiv (specie nella zona di Kupiansk), Kherson, Sumy, Mykolaiv e Zaporizhzhia. Un nuovo segno delle difficoltà di Mosca è stata ieri la destituzione del generale Mikhail Mizintsev a soli sette mesi dalla sua nomina a responsabile della logistica per l’esercito. Meglio noto come «il macellaio di Mariupol», per il suo ruolo nell’assedio della «città-martire» sul mare di Azov, Mizintsev si aggiunge alla lunga lista di ufficiali licenziati a fronte dei successi ucraini. Ancora una volta, nei momenti di crisi, i comandi russi epurano loro stessi. Era già accaduto un anno fa, dopo il fallito attacco su Kiev con il licenziamento dei generali responsabili allo Stato maggiore e poi ancora in autunno a seguito delle sconfitte a sud di Kharkiv e quindi di Kherson. Negli ultimi tempi soprattutto il capo della milizia mercenaria Wagner, Yevgeny Prigozhin, ha imputato alla rugginosa logistica dell’esercito, nonché alla costante carenza di munizioni per le unità nelle trincee delle prime linee, alcune delle cause della mancata conquista di Bakhmut, nel Donbass. Il problema peraltro permane. Nonostante gli ufficiali russi sul posto sostengano ora di avere espugnato nuovi settori dell’area urbana occidentale, i militari ucraini replicano di essere riusciti a riaprire le strade di comunicazione tra le retrovie e gli assediati. La realtà sul campo resta che gli ucraini ancora resistono di fronte alle soverchianti forze russe nell’area e ciò garantisce loro di poter concentrare mezzi, uomini e attenzioni ai preparativi della controffensiva. Anche i discorsi del presidente Zelensky evidenziano un’evidente fiducia nei prossimi successi militari, tanto da concedersi di indugiare nei ricordi. Ieri in un’intervista ha raccontato che nei primi giorni della guerra sarebbe stato pronto a combattere e morire con la pistola in mano nel caso i commando russi fossero arrivati al suo bunker nel centro di Kiev.

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