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Corriere della Sera Rassegna Stampa
21.03.2023 Cessate il fuoco solo se i russi si ritireranno
Lorenzo Cremonesi intervista Irina Vereshchuk

Testata: Corriere della Sera
Data: 21 marzo 2023
Pagina: 5
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «'Ora il leader cinese telefoni a Zelensky. La pace? Arriverà dopo il ritiro dei russi'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/03/2023, a pag.5, con il titolo 'Ora il leader cinese  telefoni a Zelensky. La pace? Arriverà dopo il ritiro dei russi' l'intervista di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

Chi è Iryna Vereshchuk la vicepremier ucraina - iO Donna
Irina Vereshchuk

«La Cina persegue tradizionalmente una politica estera da giocatore esperto. Uno Stato che si muove su più livelli con pragmatismo ed equilibrio. Non credo proprio che Xi Jinping intenda imbarcarsi in uno scontro aperto con l’Occidente per facilitare la cooperazione con la Russia. Pechino non vuole rischiare sanzioni economiche e nuove tensioni, specialmente dopo la mossa tanto importante compiuta dal Tribunale dell’Aia contro Putin sulla questione delle deportazioni in Russia dei bambini ucraini», ci dice la vicepremier e ministra per i Territori occupati ucraina, Irina Vereshchuk, in occasione dell’arrivo ieri a Mosca del leader cinese.

Cosa pensa della proposta di pace cinese? «Noi abbiamo i 10 punti avanzati dal presidente Zelensky e speriamo che la Cina stia con noi, dalla parte della verità e della giustizia. I cinesi tengano conto che l’idea di imporre il cessate il fuoco è impossibile, se non preceduto dal ritiro russo dal territorio dell’Ucraina».

È prevista anche una telefonata tra Xi e Zelensky… «Sarebbe una mossa importante, hanno cose da dirsi. Trovo fondamentale che il leader cinese sottolinei a Putin che i crimini contro l’umanità commessi in Ucraina, compresi la deportazione dei bambini, i massacri di civili, i bombardamenti contro le infrastrutture energetiche, sono inaccettabili».

Ma la telefonata avverrà di sicuro? «Non so, attendiamo conferme».

Teme che i cinesi possano inviare armi alla Russia? «Non lo credo. Comporterebbe lo scontro diretto con l’Occidente. Penso invece che i dirigenti cinesi siano molto più intelligenti di quelli russi». Lei ha chiesto a Mosca di rendere nota la lista dei bambini deportati. Crede che le risponderanno? «Non so cosa abbiano in testa. So però che la guerra finirà e loro saranno costretti a rendere conto dei loro crimini. Io ho seguito sin dall’inizio la questione dei bambini deportati e continuo a fare il mio lavoro affinché possano tornare a casa. Noi cooperiamo con l’Onu, la Croce rossa e le grandi organizzazioni internazionali, ma la Russia rifiuta di rispondere».

 Ci può raccontare qualche vicenda di bambino deportato che l’ha particolarmente colpita? «Per esempio, Filip, nato nel 2006: uno dei 26 orfani di Mariupol che sappiamo sono stati deportati tra marzo e aprile 2022. Quando ho fatto il suo nome tra le richieste ufficiali a Maria Lvova-Belova, la commissaria per i diritti dell’infanzia russa incriminata dal Tribunale assieme a Putin, lei stessa ha annunciato pubblicamente che avrebbe adottato Filip. A Mosca devono capire che lo Stato ucraino è responsabile degli orfani, abbiamo il dovere di garantirli. Un secondo caso riguarda un dodicenne di Lugansk rimasto ferito, mentre la mamma e il fratello sono stati uccisi dai soldati russi quando cercavano di scappare verso le linee ucraine. Noi avevamo individuato la zia che poteva andare a prenderlo, ma le truppe occupanti lo hanno deportato in Russia. I fatti più gravi sono avvenuti nei cosiddetti “campi di filtrazione” delle 10 regioni occupate, dove i civili erano censiti e spesso i figli venivano sottratti ai genitori. In Russia sono stati dispersi anche nelle zone più remote, hanno cambiato i loro nomi, è molto difficile trovarli. Credo sia grave e addirittura perverso che le autorità russe ne parlino senza vergogna, non lo nascondano, come fosse un punto importante della loro politica. Io lo definisco un genocidio».

Si aspetta altri passi dal Tribunale dell’Aia? «Sono certa che sia solo l’inizio. Siamo infinitamente grati ai giudici: sono partiti dai crimini più importanti puntando il dito contro Putin, mostrano che nessuno è al di sopra della legge. Noi abbiamo documentato oltre 80 mila crimini di guerra: dalle torture alle esecuzioni di civili».

Cosa sta avvenendo nei territori occupati? «I russi continuano a violare metodicamente le convenzioni di Ginevra. Per esempio, gli uomini vengono arruolati con la forza, ordinano il cambio di passaporto, distruggono o rubano le proprietà private, impongono i programmi di studio russi nelle scuole. Credo però che le ingiustizie più gravi siano commesse contro i prigionieri civili. Secondo le nostre liste sono oltre 3.000».

Cosa ha pensato di fronte alle immagini di Putin nel buio della notte a Mariupol? «Anche Hitler visitò Mariupol occupata temporaneamente dai suoi soldati nel 1941 ed è bene ricordare che fine ha fatto. Sono foto che servono soltanto a mostrare la debolezza del presidente russo, presto sarà costretto a ritirarsi».

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