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Corriere della Sera Rassegna Stampa
17.01.2023 Panzeri, odiatori di Israele e terroristi
Cronaca di Giuliana Ubbiali, Giuseppe Guastella

Testata: Corriere della Sera
Data: 17 gennaio 2023
Pagina: 21
Autore: Giuliana Ubbiali, Giuseppe Guastella
Titolo: «Sì all’estradizione di Silvia Panzeri: 'Era parte dell’organizzazione'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 17/01/2023, a pag. 21 con il titolo "Sì all’estradizione di Silvia Panzeri: 'Era parte dell’organizzazione' ", la cronaca di Giuliana Ubbiali, Giuseppe Guastella.

Vacanze da 100mila euro e hotel extra lusso: cosa dice l'inchiesta  corruzione su Panzeri, Qatar e UE
Antonio Panzeri

MILANO Silvia Panzeri sarebbe uno dei motori del Qatargate perché «sembra avere sviluppato e animato un’organizzazione fraudolenta»: alla figlia di Antonio Panzeri, l’ex deputato europeo del Pd e poi di Articolo 1 al centro dell ’affaire che ha messo a soqquadro Bruxelles, il giudice Michel Claise assegna un ruolo di primo piano, mentre la Corte d’appello di Brescia dispone che l’avvocatessa 34enne venga consegnata al Belgio. A più di un mese dagli arresti di Bruxelles, poche righe della richiesta di estradizione riportate nelle cinque pagine della sentenza d’appello di Brescia di ieri forniscono preziosi indizi: per la magistratura belga Silvia Panzeri non solo aveva «completa coscienza» delle manovre corruttive del padre per piegare, pagando, la politica del gruppo Socialisti&Democratici nel Parlamento europeo a favore di Marocco e Qatar, ma è sospettata anche di aver «consapevolmente preso parte» ad atti criminali complessi e ripetuti.

Qatar-gate, c'è l'ok dei giudici alla consegna di Silvia Panzeri al Belgio  - Affaritaliani.it
Silvia Panzeri

Sui conti che le sono stati sequestrati in Italia, la Guardia di Finanza ha trovato oltre 200 mila euro alimentati negli ultimi due anni da bonifici mensili della ong italiana No Peace without justice e della ong americana Human rights foundation. Nomi che ricorrono nell’inchiesta di Bruxelles, il primo anche per l’arresto di Niccolò Figà Talamanca, segretario generale della base belga della ong italiana, il quale ha specificato che si tratta di compensi professionali del tutto legittimi per l’assistenza legale fornita da Silvia Panzeri. Una eventuale indagine italiana non potrà non verificarlo. Gli avvocati Angelo De Riso e Nicola Colli si erano opposti alla consegna a Bruxelles di Panzeri, che è ai domiciliari nel Milanese (mentre la madre Maria Dolores Colleoni si trova a Calusco d’Adda), producendo un report del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa che segnalava problemi di sovraffollamento in alcune carceri. Ad una richiesta di chiarimenti, le autorità belghe hanno risposto ai giudici che se Panzeri dovesse finire in carcere, andrà in quello di Haren, dove per le stesse accuse è rinchiusa anche la ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, e non in una delle strutture finite sul libro nero del Comitato. Bruxelles lo descrive nei dettagli: «Cella singola di 10 metri quadrati e cella doppia di 12 metri quadrati», ciascuna con servizi igienici separati, televisore, frigorifero, forno a microonde, badge personale con cui accedere agli spazi comuni. «Informazioni sufficienti» che consentono ai giudici d’appello di «escludere il concreto pericolo che Silvia Panzeri sia sottoposta, stanti le condizioni carcerarie esistenti nelle strutture detentive belghe, a trattamenti inumani o degradanti». Madre e figlia sono state fermate su mandato di arresto europeo emesso dal giudice Michel Claise. Atto che in base agli accordi comunitari prevede uno schema formale estremamente sintetico, sul quale i difensori di Silvia Panzeri hanno sollevato dubbi. «Il principio di reciproca fiducia» tra le istituzioni dei Paesi membri non consente «di dubitare, in assenza di elementi decisamente probanti in senso contrario, della correttezza e della veridicità delle assicurazioni fornite», scrivono i giudici bresciani. Gli avvocati De Riso e Colli hanno cinque giorni per decidere se ricorrere in Cassazione, ma è molto probabile che percorreranno questa strada per almeno due motivi. Come loro stessi hanno spiegato, impugnando verrebbero sospesi i termini per la consegna. Inoltre, è la scelta che già hanno fatto per Maria Dolores Colleoni, per la quale l’udienza in Cassazione è fissata per il 31 gennaio. Mentre oggi a Bruxelles Antonio Panzeri comparirà di fronte a giudici che verificheranno se deve ancora restare in carcere.

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