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Corriere della Sera Rassegna Stampa
21.11.2022 Ma niente lezioni dai regimi
Analisi di Angelo Panebianco

Testata: Corriere della Sera
Data: 21 novembre 2022
Pagina: 1
Autore: Angelo Panebianco
Titolo: «Ma niente lezioni dai regimi»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/11/2022, a pag.1 con il titolo "Ma niente lezioni dai regimi" l'editoriale di Angelo Panebianco.

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Angelo Panebianco

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Due vicende diverse che hanno tanto in comune. Prima vicenda: proteste di molti in Occidente contro la Fifa e, in definitiva, contro i propri governi, per avere consentito che i mondiali di calcio si svolgessero nell’emirato del Qatar, un posto in cui nessun governante ha mai saputo che farsene dei diritti umani così come sono concepiti nella nostra parte del mondo. L’irrituale presa di posizione in difesa di quei diritti da parte del presidente della Fifa, Gianni Infantino, è ovviamente un tentativo di proteggere l’organizzazione che dirige dalle polemiche. Seconda vicenda: il Dipartimento di Stato americano ha consigliato al giudice federale competente di garantire l’impunità al principe Bin Salman, primo ministro dell’Arabia Saudita, per l’assassinio del giornalista Khashoggi. Ciò ha suscitato proteste contro l’Amministrazione Biden. Che cosa accomuna queste due vicende? Il fatto che le democrazie sono sempre alle prese con un dilemma quando devono fare i conti con i tanti regimi non-democratici (di ogni genere) che popolano la scena internazionale. Per i loro critici tali situazioni ne svelano l’ipocrisia, il fatto che esse usino due pesi e due misure: inflessibili con i regimi non democratici con cui sono in conflitto, accomodanti con quelli con cui non lo sono. Pronte a scagliare condanne morali contro le efferatezze dei primi e a contrastarli, e altrettanto pronte a passare sopra, in nome della ragion di Stato, sulle efferatezze degli altri. C’è però anche un altro modo di considerare il problema. I regimi autoritari usano solo la ragion di Stato quando agiscono sulla scena internazionale. Ciò discende dalle loro caratteristiche. C’è coerenza fra il comportamento di un regime autoritario a casa sua — dove reprime con la forza il dissenso — e il suo comportamento internazionale (si tratti di bombardare deliberatamente civili inermi o di fare assassinare un giornalista). Le democrazie, invece, a causa delle loro caratteristiche, sono costantemente strattonate in due direzioni opposte. Il realismo le spinge a distinguere amici e nemici, a separare quelli da contrastare e basta e quelli con cui, per ragioni economiche o geopolitiche, si deve convivere. Ma le democrazie non sono regimi autoritari. C’è sempre un conflitto potenziale fra due opposte esigenze: osservare (come pure le democrazie fanno tutte le volte che possono) i dettami della ragion di Stato e rivendicare urbi et orbi la validità universale dei propri principi democratici. Le democrazie sono regimi perennemente insoddisfatti di sé. L’insoddisfazione si manifesta alla luce del sole, liberamente. Dipende dal divario che tutti vedono fra le «promesse» della democrazia (libertà per tutti, uguaglianza, governo della legge, eccetera) e le realizzazioni pratiche: le democrazie, come tutte le istituzioni umane, sono assai imperfette. Il divario fra promesse e realtà alimenta insoddisfazione e proteste continue. L’insoddisfazione investe anche il comportamento internazionale delle democrazie. Poiché nel mondo sono tanti i regimi (dal punto di vista della sensibilità occidentale ) «brutti, sporchi e cattivi», le democrazie devono barcamenarsi, usare due pesi e due misure. La stessa opinione pubblica, pronta a scandalizzarsi in certi casi (Qatar, Arabia Saudita) non lo fa in altri: nessuno ha protestato per il cordiale incontro fra Biden e Xi Jinping al G20 di Bali, nonostante ciò che le autorità cinesi fanno nel Sinkiang o a Hong Kong e, più in generale, nonostante il modo in cui trattano i propri sudditi. In un mondo semplice sarebbero possibili soluzioni semplici.


In un mondo complicato, come quello in cui viviamo, soluzioni semplici non ce ne sono. È anche per questo che la proposta di Biden di un fronte comune delle democrazie contro le autocrazie non ha decollato. Dovendo barcamenarsi fra due esigenze in contrasto (ragion di Stato e principi democratici) il comportamento delle democrazie è spesso oscillante. Devono tenere conto dei loro interessi (economici, geo-politici, di sicurezza) ma non possono ignorare gli orientamenti delle loro opinioni pubbliche. Il dilemma è questo: come perseguire quegli interessi senza togliere totalmente credibilità ai propri principi? Da qui gli ondeggiamenti. Da qui il fatto che se i loro governanti agissero sulla scena internazionale con la stessa efferatezza con cui agiscono certi regimi autoritari, prima o poi sarebbero chiamati a risponderne. Benché la politica internazionale sia il luogo della competizione di potenza, e tutti, per sopravvivere, devono farci i conti, osservarne le regole, non è vero che i comportamenti internazionali delle democrazie (soprattutto dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi) e quelli dei regimi autoritari siano identici. Gli Stati Uniti persero la guerra del Vietnam perché in una società aperta non era possibile nascondere le bare dei soldati caduti né i bombardamenti americani le cui immagini venivano ogni giorno trasmesse dalla televisione. Non c’è solo ipocrisia. Ciò detto, questo non significa giustificare sempre il comportamento delle democrazie. L’abbandono, in Siria, dei curdi che avevano combattuto al fianco degli occidentali, fu una grave macchia dell’Amministrazione Trump. E un pesante danno reputazionale per le democrazie. Così come lo fu la fuga scomposta di Biden da Kabul (ha certamente incoraggiato l’invasione dell’Ucraina). Ed è sconcertante il silenzio occidentale per ciò che sta accadendo in Iran, il mancato sostegno alle donne e agli uomini in lotta contro la teocrazia iraniana. I governi occidentali dovrebbero spiegarne all’opinione pubblica il perché. Non è forse uno dei casi in cui gli interessi occidentali e la difesa dei propri principi potrebbero andare a braccetto? Ci si può anche chiedere se la guerra in Ucraina ci abbia almeno insegnato una lezione: mai fare dipendere troppo le proprie economie da chi governa una potenza autoritaria. Meglio distribuire le uova in più panieri. Invece di lamentare il fatto di non vivere in un mondo perfetto, gli insoddisfatti per i comportamenti, spesso contraddittori, delle democrazie, dovrebbero chiedersi: quel mondo sarebbe migliore se le nostre democrazie perdessero posizioni e potere a favore di potenze autoritarie? Pax americana e club delle democrazie hanno tanti difetti. Ma meno di quanti ne avrebbero una pax russa o cinese.

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