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Corriere della Sera Rassegna Stampa
18.11.2022 L'avanzata di Zelensky continua
Analisi di Lorenzo Cremonesi, Giuseppe Sarcina

Testata: Corriere della Sera
Data: 18 novembre 2022
Pagina: 19
Autore: Lorenzo Cremonesi, Giuseppe Sarcina
Titolo: «Ma Kiev può vincere la guerra?»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/11/2022, a pag.19, con il titolo "Ma Kiev può vincere la guerra?" l'analisi di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

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Giuseppe Sarcina

Ukraine and the Logic of Civil Resistance: Confronting Russian-Fueled  Insurgency - Atlantic Council

L’escalation della guerra, sfiorata con il missile caduto sulla Polonia nella sera di martedì (uccisi due cittadini inermi) ha riacceso la discussione sulle prospettive della guerra e sulle possibilità della pace. È stato il tema principale del G20 a trazione americana che si è appena concluso a Bali, in Indonesia. Di fatto tutti i Paesi, tranne la Cina, hanno condannato l’aggressione della Russia. Ma non tutti hanno la stessa opinione su ciò che ci aspetta nei prossimi mesi. Il confronto ruota su alcune domande cruciali. Vediamole.

1 L’Ucraina può vincere la guerra? La settimana scorsa Mark Milley, Capo dello Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha risposto «no», rilanciando il dubbio di fondo che ci accompagna dal 24 febbraio 2022, il primo giorno dell’attacco putiniano. Due giorni fa Milley ha smussato leggermente la sua analisi: «Le possibilità che l’Ucraina possa sconfiggere sul campo i russi non sono molto alte». Il numero uno dei militari Usa intende una vittoria piena, con la cacciata dell’armata putiniana da tutto il territorio ucraino, compresa la Crimea, annessa nel 2014 dalla Russia. Va anche detto che lo stesso Milley, in un’audizione al Congresso dello scorso 4 febbraio, sostenne che se i russi «avessero attaccato in massa, sarebbero arrivati a Kiev in 72 ore». Come è noto anche il Pentagono rimase sorpreso dalla reazione ucraina.

2 Che cosa impedirebbe a Zelensky di riconquistare tutto il Paese? L’Amministrazione Usa pensa che per gli ucraini sarebbe molto difficile riconquistare proprio la Crimea e la parte del Donbass in mano ai filo russi dal 2014. E Biden non ha alcuna intenzione di fornire a Zelensky i mezzi militari per tentare l’impresa. Nella penisola bagnata dal Mar Nero si trova la base navale di Sebastopoli: una infrastruttura cruciale per il Cremlino. A Washington si teme che Putin possa fare ricorso agli ordigni più potenti, non necessariamente nucleari, pur di difendere la Crimea.

3 Che cosa rispondono gli ucraini? Abbiamo girato la domanda al colonnello Iurii Ihnat, portavoce dell’aviazione militare ucraina. Ecco il suo commento: «Sono fondamentali due fattori: il tempo e gli aiuti occidentali. Se gli alleati continueranno a mandarci armi e munizioni ancora a lungo, allora senza dubbio la vittoria sarà nostra. Faremo di tutto, con mezzi militari e diplomatici, per riconquistare l’intero spazio ucraino. I russi hanno già annesso quattro regioni e ne vorrebbero altre». E la Crimea? «Abbiamo la forza per liberarla, sebbene per ora vediamo che i russi vi hanno concentrato uomini e mezzi. Stanno rafforzando le loro difese aeree, vi spostano missili terra-aria di corta e lunga gittata dalle basi in Bielorussia. Dispongono di missili sovietici modificati BuckM1 e BuckM2. Ma le nostre nuove armi sono superiori».

 4 Il destino della Crimea potrebbe diventare il passaggio chiave della trattativa? Da qualche settimana a Washington circola l’ipotesi di lasciare la Crimea ai russi per un certo numero di anni. Ci sarebbe anche un gancio giuridico. Nel 2010 l’allora presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovich, rinnovò fino al 2042 la concessione governativa al Cremlino per la base di Sebastopoli. Mancano 20 anni alla scadenza. Forse troppi. Difficile ibernare lo status quo dell’intera penisola per tutto questo tempo. Ma al Dipartimento di Stato pensano che la formula di una cessione provvisoria di sovranità potrebbe rivelarsi utile per sbloccare lo stallo. Zelensky, però, è radicalmente contrario e si dichiara determinato a combattere per tornare ai confini fissati nel 1991, l’anno dell’indipendenza. «Davai», andiamo avanti che ce la facciamo: gli ucraini usano questa parola russa per incoraggiarsi a vicenda e rimarcare che non lasceranno un centimetro della loro terra al «pazzo dittatore Putin».

5 La drammatica escalation sfiorata nei giorni scorsi potrebbe convincere tutti che è arrivato il momento di trattare? Naturalmente nessuno, a Washington o a Kiev, conosce la parte fondamentale della risposta, perché dipende dalle intenzioni di Putin. Sul versante americano, però, c’è una traccia. John Kirby, direttore della comunicazione strategica della Casa Bianca, dice che «fino a quando i russi bombarderanno le città, colpendo i civili, non ci sarà alcuna possibilità di sedersi al tavolo del negoziato». La precondizione, quindi, è il «cessate il fuoco». Tocca a Putin prendere l’iniziativa. Ma è veramente improbabile che esca allo scoperto e chieda di fermare le ostilità: vorrebbe dire riconoscere la sconfitta. Tuttavia l’inverno è ormai alle porte. Il gelo potrebbe imporre una tregua fisiologica, senza che Putin si debba giustificare. A quel punto si potrebbe iniziare a discutere. È esattamente ciò che ha detto il generale Milley, dando voce allo scenario studiato dai generali e dalla Casa Bianca. E Zelensky? Ieri, di fatto, ha risposto con un intervento online: «Non importa cosa vogliono i terroristi, non importa cosa cercano di ottenere, noi dobbiamo superare questo inverno e diventare ancora più forti la prossima primavera». Il presidente ucraino è disposto a una sola concessione: rinunciare all’idea di spodestare Putin.

 6 Biden ha gli strumenti per cambiare lo scenario di una guerra a oltranza? Il presidente americano ci sta provando. Ha fatto sapere più volte a Zelensky che vanno evitate le fughe in avanti, come la richiesta di un intervento della Nato, senza per altro farne parte. Ma è chiaro che il vero problema è come stanare Putin. Biden sta usando due leve: da una parte continua a mettere in campo ingenti aiuti militari destinati alla resistenza ucraina, dall’altra tiene aperti i canali di comunicazione con Mosca su vari livelli. Obiettivo: cogliere l’opportunità offerta dal fattore inverno, il più neutrale che possa esserci.

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