martedi` 04 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
19.09.2022 Il Papa non vada a Mosca
Intervista di Francesco Battistini

Testata: Corriere della Sera
Data: 19 settembre 2022
Pagina: 19
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «'Ora negoziamo con le armi. Aspettiamo il Papa, non vada a Mosca'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 19/09/2022, a pag. 19, con il titolo 'Ora negoziamo con le armi. Aspettiamo il Papa, non vada a Mosca', l'intervista di Francesco Battistini.

Immagine correlata
Francesco Battistini


Papa Bergoglio

«Abbiamo sempre visto che alcuni politici sfruttavano le loro posizioni filorusse. E ci guadagnavano, nell’ultradestra come nell’ultrasinistra».

Guadagno politico, intende? «Non faccio nomi. Ma dico che c’è una sfumatura che a questi politici sfugge: sostenere la Russia finirà per annullare le loro prospettive, quando la gente comincerà a capire. E porterà a conseguenze anche giudiziarie, via via che il lobbismo russo sarà meno forte e usciranno dati concreti, sui finanziamenti di Mosca a partiti e uomini d’affari in Europa. In molti Paesi dovrebbero partire serie inchieste su questi rapporti. Noi aiuteremo chi investiga».

Mario Draghi ha accennato a «chi parla di nascosto coi russi»… «Ho simpatia per Draghi e per la sua posizione netta a favore dell’Ucraina. Non era affatto scontata. È stato importante che l’Italia abbia interrotto un errato modo d’intendere il rapporto con la Russia. La sua posizione ha influenzato la politica europea».

Due elmetti sul tavolo, una camicia color verde Zelensky, i sacchi alla finestra. Dal 24 febbraio, in queste stanze dei palazzi presidenziali, Mykhailo Podolyak vive-mangia-dorme sei giorni su sette. «Ze» lavora al piano di sopra. Lui, 50 anni, un passato da giornalista, è il suo consigliere più ascoltato e l’uomo incaricato dei negoziati (inesistenti) coi russi: «In questa fase, il miglior negoziatore possibile sa chi è? Il nostro esercito».

 Avete bruciato tutti i mediatori: Turchia, Vaticano… «I negoziati si sono fermati a Istanbul, ai primi di aprile. Perché qualunque mediatore parte da una premessa falsa: non capisce la natura di questa guerra. Pensa che possa finire con un compromesso e in questo modo ci porta solo a una pace sbagliata. No: la natura di questa guerra è la demolizione dell’identità ucraina. E non c’è scelta: o la difendiamo, o la perdiamo. Tutte le altre sono posizioni fasulle. L’Europa dovrebbe capirlo. Se passa il compromesso, tra qualche anno esploderà tutta l’Europa dell’Est. La Russia lavora su questo».

 Il Papa dice che col nemico bisogna dialogare, anche se puzza… «In un’altra dichiarazione, ha detto che è giusto dare armi al Paese che si difende. La Santa Sede dovrebbe capire che esiste chi fa la guerra per invadere e chi per il diritto a esistere. L’Ucraina sta lottando anche per amore».

Amore? «Noi non stiamo difendendo solo la nostra terra, ma il desiderio d’esistere del mondo libero. Il Papa dovrebbe pubblicare un documento nel quale si spieghi che quella di difesa è una specie di guerra santa. Noi stiamo negoziando perché Francesco venga a Kiev e credo che accadrà, prima o poi. Però penso che visitare anche Mosca non sia la cosa giusta. Là ci sono gli aggressori. E non va bene che un uomo santo vada nella terra degli assassini».

Perché insistete tanto sulla Crimea? Molti la danno per perduta… «È un tipico effetto che le guerre russe hanno provocato in Europa: di certi temi, non si parla per paura. Ora si comincia a capire che la Crimea non può stare sotto controllo di Putin. Le fosse comuni ci sono anche là. Lei è stato a Izyum: la controffensiva è stata troppo veloce, perché potessero nascondere i loro crimini. È per questo che dovremmo tornare al più presto in Crimea e nei nostri territori. I massacri non finiranno, finché i russi avranno la sensazione d’essere impunibili».

Ma pensate davvero di processare Putin all’Aja? «Dipende da quanto sia disposta a farlo la comunità internazionale. Per lungo tempo, s’è lasciato che la Russia commettesse crimini in Georgia o in Siria, senza conseguenze. Non è solo Putin a dover andare incontro al destino d’un Milosevic, è tutta la sua cerchia ristretta».

Putin sta reagendo alla vostra controffensiva. «La sua è una risposta assolutamente prevedibile. Fa quel che ha sempre fatto: uccidere i civili e distruggere le infrastrutture, secondo lo stile del terrorismo. Farà una mobilitazione di killer, violentatori, criminali comuni perché vengano qui a commettere altre Bucha, altre Izyum».

Prevede svolte politiche a Mosca? «Il cambiamento c’è già. Una distruzione del sistema dello Stato, un conflitto interno. E hanno cominciato a combattere nell’élite di Putin, per decidere chi comanderà dopo la guerra. Nelle repubbliche più lontane della Federazione, la protesta è pronta a montare».

Anche nella leadership ucraina non tutto fila liscio: è vero che Biden non sopporta più Zelensky? «Chiacchiere. Messe in giro dai russi».

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@corriere.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT