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Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.08.2022 La Crimea deve tornare ucraina
Cronaca di Lorenzo Cremonesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 agosto 2022
Pagina: 15
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «Da Draghi a Erdogan, allineati sulla Crimea: 'Deve tornare a Kiev'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/08/2022, a pag.15, con il titolo "Da Draghi a Erdogan, allineati sulla Crimea: 'Deve tornare a Kiev' " la cronaca di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

Ukraine war: What might tip the balance? - BBC News

Parola d’ordine: liberiamo la Crimea dal giogo russo. Vladimir Putin probabilmente alla vigilia della sua «operazione speciale», sei mesi fa, non immaginava neppure lontanamente che già ben prima della fine dell’estate si sarebbe trovato a dover difendere ciò che da otto anni considerava ormai come definitivamente e irrevocabilmente russo. Ma questo accade: l’invasione dell’Ucraina si rivela sempre più un boomerang fallimentare per Mosca. L’Europa, gli Stati Uniti e in generale i Paesi che si riconoscono nei valori delle democrazie liberali fanno fronte comune, rinsaldano il campo a sostegno di Kiev. E adesso persino Recep Tayyip Erdogan (più volte criticato in ambito Nato per le aperture a Mosca) abbandona il suo atteggiamento di mediatore super partes per chiedere a gran voce, non solo il ritiro delle truppe russe dalle zone occupate a partire dal 24 febbraio 2022, ma anche dalla penisola di Crimea, che Putin si annesse manu militari nel 2014 assieme alle regioni orientali del Donbass. Il messaggio lanciato ieri al secondo summit della «Piattaforma della Crimea», tenuto per lo più in forma virtuale e organizzato da Volodymyr Zelensky con l’ovvia intenzione di rafforzare le sue posizioni sulla scena internazionale, è stato netto e chiaro: occorre che le truppe russe escano anche dalle zone occupate nel 2014 e l’Ucraina recuperi i confini che furono stabiliti al momento della sua indipendenza dopo lo sfascio dell’Unione Sovietica nel 1991. Tra gli oltre quaranta relatori, particolarmente ascoltata è stata la voce di Mario Draghi, che a Kiev è visto come uno degli alleati più importanti. Fu Draghi ad annunciare per primo tra i leader occidentali, subito dopo l’aggressione russa, che si sarebbe personalmente impegnato ad accettare l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea. E la sua decisione non è mai cambiata. «La lotta per la liberazione della Crimea è parte integrante della lotta per la liberazione dell’Ucraina. Siamo con voi nella resistenza contro l’invasione russa e a protezione della vostra democrazia e indipendenza», ha dichiarato, a riprova della convinzione sulla necessità che le scelte di fondo del suo governo su questo tema permangano anche nel futuro. Come lui il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che parafrasando le parole di Zelensky ha voluto sottolineare: «La Crimea è Ucraina». Sono le stesse posizioni che tengono da tempo gli ex satelliti dell’Urss entrati nell’orbita occidentale trent’anni fa e che ora temono il risvegliarsi delle mire imperiali di Putin. «La Crimea tornerà a fare parte dell’Ucraina, così come Rotterdam è parte integrante dell’Olanda», ha sottolineato tra loro il presidente polacco Andrei Duda. Più sfumate sono state comunque le posizioni di Olaf Scholz ed Emmanuel Macron, entrambi contrari a riconoscere l’annessione russa della Crimea, ma non disposti ad esprimersi chiaramente sul futuro della regione. In particolare, il presidente francese in questo momento si sta rilanciando come possibile interlocutore di Putin per mediare l’invio di una missione internazionale a monitorare la centrale nucleare di Zaporizhzhia e cerca di evitare lo scontro frontale con Mosca. Tutto l’opposto del presidente turco, che ieri è stato graffiante: «La Crimea è parte inseparabile dell’Ucraina, deve tornare a farne parte in nome di un requisito essenziale del diritto internazionale e per garantire non solo la sicurezza regionale, ma anche globale».

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