martedi` 04 ottobre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.07.2022 Mychajlo Fedorov: 'Il futuro di Kiev: un’armata di droni e 300mila hacker'
Intervista di Giusi Fasano

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 luglio 2022
Pagina: 17
Autore: Giusi Fasano
Titolo: «'Il futuro di Kiev: un’armata di droni e 300mila hacker'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/07/2022, a pag. 17, con il titolo 'Il futuro di Kiev: un’armata di droni e 300mila hacker' l'intervista di Giusi Fasano.


Giusi Fasano

Online strijden voor Oekraïne? Dan betreed je 'een digitaal slagveld' - NRC
Mychajlo Fedorov

«Ero nello staff della campagna presidenziale. Ci stavamo occupando di un prodotto da implementare e, mentre lo presentavamo, uno dei dipendenti lo chiamò in ufficio e gli disse: “Senti un po’ anche lui...” Fu quel giorno che io e Zelensky ci parlammo per la prima volta». Mychajlo Fedorov ricorda il suo incontro di esordio con il presidente Volodymyr Zelensky. Lui lo ascoltò. Quel ragazzo cresciuto a pane e computer dev’essergli piaciuto molto perché in men che non si dica lo volle, nel 2018, a capo del settore digitale della campagna che lo portò alla carica più alta del Paese. Oggi Fedorov è uno dei quattro vicepremier ucraini nonché ministro per la Trasformazione digitale. Ha convinto con un tweet Elon Musk ad attivare il suo sistema Starlink in Ucraina, ha chiesto e ottenuto che le Big Tech lasciassero la Russia. Tutto questo da trentunenne, dato che il 24 agosto di 31 anni fa, quando il parlamento ucraino dichiarò il Paese «Stato indipendente e democratico», lui aveva sette mesi.

Lei ha la stessa età dell’Ucraina postsovietica. «Esatto. E proprio come una persona che a 30 anni sviluppa la comprensione di chi è cosa vuole diventare, così anche il nostro Paese ha scelto chiaramente la sua strada».

Chinese dronefabrikant DJI schort activiteiten in Rusland en Oekraïne op -  Nieuws - Data News
Un drone

Quando è nato il suo amore per il mondo digitale? «Ho visto il primo computer quando avevo 6-7 anni, nell’ufficio di mia madre dove andavo quando finivo la scuola. Mi sedevo davanti a quella scatola per 4-5 ore, cercavo di capire come funzionava. Me ne sono innamorato. Per me la tecnologia è uno strumento di trasformazione, semplificazione, un’opportunità per aprire strade nuove».

Quale futuro digitale immagina per l’Ucraina? «Vedo potenzialità enormi. Possiamo diventare il Paese più conveniente, veloce, libero del mondo in termini di servizi digitali e interazione fra persone e governo. Siamo un Paese giovane, capiamo la tecnologia. La mia idea del futuro e la direzione in cui cerco di andare è un domani paperless, caschless, con educazione e governo digitale, con 100% di servizi online, immagino l’abbattimento della burocrazia, i 5G..».

Fra i suoi ultimi progetti c’è «Army of drones». «Esatto. Abbiamo testato tutti i nostri droni e abbiamo fatto una ricognizione dei bisogni dell’esercito su tutte le linee di difesa. Per capire quanti droni kamikaze, da ricognizione o d’attacco ci servono. Ora stiamo raccogliendo fondi per comprare i droni che servono al nostro esercito. Abbiamo già raccolto abbastanza per firmare contratti, fare acquisti, organizzare riparazioni e una scuola di formazione dei piloti».

Abbiamo fatto un’indagine per capire quanti droni kamikaze, da ricogni-zione e d’attacco ci servono, ora stiamo raccogliendo fondi per comprarne altri, organizzare riparazioni e una scuola per formare i piloti E poi avete assoldato anche un cyber-esercito. «Sono migliaia di specialisti volontari che lavorano per noi contro il nemico. L’uso del digitale fa parte della nuova strategia militare».

Si disse che erano più di 300 mila, esatto? «Sì. La Russia ci attacca e noi contrattacchiamo con i nostri hackers. Gli obiettivi sono quelli pubblici associati ai media, alla propaganda, i portali del Cremlino e del parlamento russo, società come Gazprom, banche come Sberbank... E poi ci sono obiettivi non pubblici per attacchi multivettore, ma su questo non possiamo svelare nulla. C’è anche una guerra informatica in corso ed è importante che i nostri sistemi funzionino per far funzionare la macchina dello Stato. È importantissimo l’accesso a Internet e all’informazione».

 Ha mai pensato a quello che farà come prima cosa dopo la guerra? «Penso che annuncerò un nuovo progetto davvero rivoluzionario; riguarderà il mondo intero».

Di cosa si tratta? «Mi spiace ma non posso essere più preciso (ride). Le do soltanto un indizio: riguarderà l’intelligenza artificiale e la mia idea di come vivranno le persone del futuro».

Il giorno peggiore dall’inizio della guerra. «Personalmente è stato il giorno in cui è stata bombardata la mia città natale, Vasylivka (nell’Oblast di Zaporizhzhia, ndr). La mia famiglia ha molto sofferto e mio padre è ancora in ospedale...». Esiste un giorno migliore, anche? «Quando abbiamo affondato l’incrociatore Moskva».

Per inviare al Corriere della Sera la propria opinione, telefonare: 02/ 62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@corriere.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT