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Corriere della Sera Rassegna Stampa
03.07.2022 Ucraina: crimini russi e resistenza
Intervista e cronaca di Andrea Nicastro

Testata: Corriere della Sera
Data: 03 luglio 2022
Pagina: 11
Autore: Andrea Nicastro
Titolo: «Le vite di Yevhen, ministro-soldato: 'Il teatro mi aiuta a gestire la trincea' - 'Le mie pazienti violentate: mai vista così tanta sofferenza'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/07/2022, a pag.11, con il titolo "Le vite di Yevhen, ministro-soldato: 'Il teatro mi aiuta a gestire la trincea' " l'intervista di Andrea Nicastro; a pag. 13, la cronaca dal titolo 'Le mie pazienti violentate: mai vista così tanta sofferenza'.

Ecco gli articoli:

"Le vite di Yevhen, ministro-soldato: 'Il teatro mi aiuta a gestire la trincea' "

Yevhen nyshchuk Images, Stock Photos & Vectors | Shutterstock
Yevhen Nyshchuk

Una settimana fa era sul fronte Sud, davanti a Mykolaiv a combattere i russi. Giovedì ha recitato da protagonista in teatro a Kiev nella pièce tratta dal romanzo di Erich Maria Remarque i Tre Camerati. Domani sarà di nuovo al fronte. Ribelle, attore, ministro e soldato, Yevhen Nyshchuk è un uomo dalle mille vite che oggi, come tanti ucraini, fa il pendolare della guerra. Venti giorni in trincea, una settimana di licenza. «E le assicuro, recitare è terapeutico. Aiuta a gestire lo stress dei combattimenti. Il mio personaggio si spaventa per un rumore che gli ricorda le bombe della Prima guerra mondiale. A me succede lo stesso. Adesso lo recito benissimo».

Lei è stato la «voce di Maidan» durante la Rivoluzione arancione del 2004. Stava sul palco a distanza di tiro dei cecchini, ma non è mai sceso. Adesso si è presentato volontario. Ama il rischio? «Ho paura. La mia famiglia è sfollata nelle regioni più sicure, ma è chiaro che questa guerra è la continuazione di quell’esperienza. È la richiesta di democrazia e di libertà. Io vorrei solo recitare, purtroppo non ho scelto il momento storico in cui vivere e mi capitano queste cose. Allora non mi spararono per non creare uno scandalo visto che ero in diretta streaming con tutto il mondo. Questa è un’altra sfida, in trincea sono uno qualunque. Importante sarà restare vivo».

Ha fatto il ministro della Cultura per quattro anni, non poteva aiutare in modo diverso? «Sono già fortunato che, guardando la mia data di nascita, mi abbiano messo nell’intelligence. Analizzo le immagini dei droni da ricognizione. Sono nell’Unità Alveare perché i droni vanno e vengono come api».

E un ministro/attore è davvero capace? «Se è per questo ho un commilitone direttore di banca e uno amministratore delegato di una compagnia d’assicurazioni. Nell’unità gemella c’è il regista cinematografico Yaroslav Pilunskyi, pluripremiato, con i suoi cameramen, direttori della fotografia e via dicendo. C’è voluto un po’, ma adesso siamo diventati bravini». La meglio gioventù. «Giovani sono i nostri comandanti di 24 o 29 anni. O i tanti che sono tornati dall’estero per combattere. Ragazzi che non fingono di essere migliori di quello che sono, ma si impegnano, studiano, sono professionali. Complimenti».

 Gli analisti occidentali dicono che è per questo che resistete. «Noi difendiamo la nostra terra, è chiaro che siamo motivati. I russi, invece, io li osservo con i droni. Non hanno voglia di combattere, si nascondono e bevono come spugne. La pioggia di missili di questi giorni è sintomo di paura».

Di cosa avrebbero paura? «Di quel che succederà a fine mese. Esercito ucraino e russo nascono da quello sovietico. Noi sappiamo tutto delle loro tattiche e delle loro armi e loro delle nostre. Entro fine luglio non sarà più così. Arriveranno le armi occidentali e le truppe addestrate ad usarle. La situazione sul terreno cambierà drasticamente. I russi lo sanno e tentano di colpire i civili per premere sul governo. Ma non ce la faranno».

Anche lei si addestra? «Sì. L’Alveare avrà presto droni d’attacco Switchblade americani. Nel frattempo però dei nostri ingegneri-soldati hanno modificato i droni cinesi Mavik3 per adattarli al fronte Sud. Mentre nella battaglia di Kiev, tra le case, bastava l’autonomia di 6 chilometri del drone originario, adesso l’hanno aumentata a 40 per arrivare alla artiglieria russa in campo aperto».

Domanda per l’ex ministro della Cultura, cosa rende gli ucraini tanto coraggiosi? «C’è una ragione storica e una contingente. La nostra mitologia ci descrive come guerrieri e noi ci crediamo. Dai vichinghi del IX secolo del Rus di Kiev ai cosacchi che facevano da mercenari per polacchi e russi, ma che nessuno riusciva a sottomettere. Da noi tanti soldati si tagliano i capelli lasciando il ciuffo o la treccia alla maniera cosacca. Anche nell’Armata sovietica tanti ufficiali erano ucraini».

E la ragione contingente? «I russi ci hanno attaccato nel 2014 e una marea di volontari tappò le falle dell’esercito di allora. Con il loro apporto l’Ucraina riuscì a resistere e a riconquistare parte del Donbass. A marzo di quest’anno, quei reduci sono stati i primi a presentarsi volontari nella battaglia per difendere Kiev. Hanno lasciato il lavoro e sono andati al fronte. Sapevano già combattere e, avendo vinto una volta, era fiduciosi di farcela ancora».

Cosa ne pensa del suo collega attore Zelensky? «Lui non è esattamente un attore. Chi lavora per il teatro o il cinema deve entrare nel ruolo, studiare la personalità, la storia, invece Zelensky è più un cabarettista, uno stand up comedian. Meno analisi e più improvvisazione. È veloce a reagire e a memorizzare».

Voto? «Mi astengo. Stiamo vivendo in una sorta di tabù nel quale il presidente, le Forze armate e i volontari sono indiscutibili. Non è censura, ma adesione allo sforzo comune. Non è il caso di dividerci».

'Le mie pazienti violentate: mai vista così tanta sofferenza'

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Andrea Nicastro

«Lo stupro è un trauma che ci si porta dietro tutta la vita. In trent’anni di professione, l’ho trattato in quattro Paesi diversi: Ucraina, Georgia, Stati Uniti e Austria. Ma ora, dov’è passato l’esercito russo, ci sono vittime che stanno soffrendo oltre ogni limite. Sopravvivono in una totale perdita di fiducia nel mondo. Erano a casa, nel loro rifugio primario, e sono dovute fuggire o gliel’hanno distrutta. Avevano una famiglia e l’hanno persa. Pensavano alla Russia come a un Paese fratello e l’hanno scoperto mostruoso. Confidavano nello Stato protettore e ora pensano “perché ci ha lasciato lì?”. Ognuno di questi traumi basterebbe a segnare una vita. Invece in cima a tutto questo c’è anche chi ha subito la violenza sessuale. Traumi su traumi da cui non riescono ad emergere. Sono intrappolate in pensieri ossessivi, flash back, incubi, sintomi di depressione, il corpo è qui, ma la mente torna a quei momenti. E allora scatta un nuovo tipo di schizofrenia: di giorno vivono come se nulla fosse successo e appena abbassano le difese precipitano nel terrore. Sarà durissima aiutarle. Stiamo imparando, ma non sarà facile». La professoressa Tina Beradze credeva di aver visto tutto. I Ptsd (disturbi da stress post-traumatico) dei soldati americani dopo l’Afghanistan e l’Iraq, ad esempio, ma il groviglio di lutti e dolori delle vittime ucraine di stupro supera tutto. «Lavoro con donne che hanno visto uccidere il marito e poi sono state stuprate», donne che hanno cercato di difendersi spiegando di essere russe, di essere dalla parte degli invasori, ma niente le ha salvate. Ed ora? «Negano. Fingono. Rimuovono. Pochissime arrivano a chiedere aiuto. Per quel retropensiero che c’è qui come negli Usa in base al quale “in fondo se lo sarà cercato”, ma in Ucraina c’è anche l’eredità sovietica. La psichiatria era cosa da repressione, da carcere ed elettrochoc, meglio starne alla larga». Il risultato è la follia, la dissociazione o, per le più fortunate, la vodka. «L’alcol stordisce, aiuta a dimenticare ed è socialmente molto più accettato». Quante sono le donne in queste condizioni? Per il momento è in corso un singolo processo per stupro a carico di un soldato russo. Altri, forse, seguiranno. La Procura nazionale ucraina parla di «dozzine» di casi. Ma il numero reale non si saprà mai. Non tanto perché Kiev ha impiegato un mese a sostituire una commissaria per i diritti umani troppo protagonista, ma soprattutto perché le vittime non denunceranno e, se anche volessero farlo, dopo tanto tempo, non ci saranno abbastanza prove per non considerarla propaganda. Una serie di spie, però, si sono accese. E fanno impressione. I soldati russi hanno lasciato Bucha, Gostomel, Irpin e Makariv e le altre cittadine a nord di Kiev a fine marzo. Molte delle violenze sono state commesse proprio negli ultimi giorni dell’occupazione. Chi fosse rimasta incinta è oggi già nel quarto mese di gravidanza. La dottoressa Oleksandra Kvitko lavora al numero verde psicologico ucraino. «Al 26 giugno avevamo ricevuto 380 segnalazioni di crimini sessuali nei territori recentemente liberati. Tra le vittime non solo donne, ma anche uomini e bambini piccoli». La vittima più giovane ha 10 anni la più vecchia 82. Il 30 per cento sono ragazze adolescenti. Gli uomini sono un altro caso. Kvitko sta seguendo il caso di una ragazza incinta. «I medici le hanno detto che se abortisse potrebbe non riuscire più ad avere figli. Sta pensando di tenere il bambino. Ce la farà? Deve decidere entro pochi giorni». A Cracovia, in Polonia, Marta Chumal dell’associazione femminista Women Prospective dice al Corriere che «Varsavia ha sostanzialmente vietato l’aborto anche in caso di stupro dal gennaio 2021, ma sostiene di non aver avuto richieste da parte di profughe ucraine. È una sciocchezza. Ci sono 2,5 milioni di rifugiati ucraini in Polonia e solo dai nostri tre centri di accoglienza, 70 persone, sappiamo di due donne che hanno dovuto andare all’estero per abortire». Anche Mara Clark, direttrice di Abortion Support Network, trasmette l’immagine drammatica del vicolo cieco in cui si sono trovate le ucraine in Polonia. «Noi aiutiamo procurando le pillole abortive». Quante? Tra il 1° marzo e il 12 aprile, la rete di volontari Abortions Without Borders ha aiutato 200 rifugiate in Polonia, alcune sono andate ad abortire in Germania, Ungheria, Romania. «Il dramma sta per strabordare anche in Russia - avverte la professoressa Beradze -. Come si diventa assassino? Vivendo in un ambiente violento. Bene, gli stupratori russi erano soprattutto giovani. Gli hanno dato un’arma e gli hanno detto “fai tutto quello che vuoi, basta che vinci”. Cosa faranno ora per elaborare la sconfitta subita a Kiev? Stupreranno donne russe».

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