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Corriere della Sera Rassegna Stampa
29.06.2022 Michail Khodorkovskij: 'Finché Putin è al comando non ha senso parlare di pace'
Intervista di Andrea Nicastro

Testata: Corriere della Sera
Data: 29 giugno 2022
Pagina: 2
Autore: Andrea Nicastro
Titolo: «Khodorkovskij: 'Niente pace con lo zar vivo. Trattare non ha senso'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 29/06/2022, a pag.2, con il titolo "Khodorkovskij: 'Niente pace con lo zar vivo. Trattare non ha senso' " l'intervista di Andrea Nicastro.

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Andrea Nicastro

L'imprenditore russo Chodorkovskij in esilio a Londra: Putin è il nemico  dell'umanità
Michail Khodorkovskij

Michail Khodorkovskij pensa il peggio possibile di Vladimir Putin ed è facile capire perché. Nel 2003 era l’uomo più ricco di Russia e Putin, già allora presidente, lo distrusse con una serie di condanne per truffa, evasione fiscale, riciclaggio. Khodorkovskij finì dieci anni in prigione e poi in esilio. Schiacciando lui, Putin ha dato l’esempio a tutti gli altri ricchi postsovietici: chi alza la testa, la perde. A Londra dal 2015 l’ex oligarca resta l’oppositore russo più influente, i suoi contatti e la sua conoscenza dei meccanismi interni al Cremlino lo rendono tra gli analisti più lucidi del putinismo.

Khodorkovskij, quando finirà questa guerra? «Quando Putin avrà raggiunto il massimo risultato che la sua forza gli permette oppure quando comincerà a perdere terreno per la forza che gli viene opposta».

E se, grazie alle armi occidentali, l’Ucraina respingesse l’invasione? «Putin convincerà il suo pubblico di aver comunque vinto».

Possibile? «L’opinione pubblica russa, come tante altre, ha la memoria corta. L’obbiettivo dichiarato dal Cremlino, all’inizio, era il cambio di regime a Kiev. Ora è diventato il Donbass. E tutti in Russia ci credono. Cambiare ancora versione non sarebbe un problema».

Propaganda o no, comunque arriverà la pace? «Finché Putin vive, no. La frontiera di 2500 chilometri sarà sempre calda, com’era il muro di Berlino. Se Putin accettasse una tregua, scatenerebbe una nuova guerra appena possibile. I Paesi Baltici e la Polonia sono i suoi prossimi obbiettivi. Per questo bisogna contenerlo con la forza. Le trattative non hanno senso».

Una corrente di pensiero impersonata da Kissinger non è d’accordo. «Kissinger e la sua gente non capiscono con chi hanno a che fare: Putin non è un politico, è un criminale che ha fuso il suo destino con quello dello Stato».

Quindi? «Dal suo passato nel Kgb, il servizio segreto, Putin ha mantenuto il disprezzo per la vita umana. Per lui i cittadini sono solo strumenti dello Stato. Dalla sua psicologia criminale, invece, deriva che si fermerà solo se si renderà conto di avere davanti qualcuno di più forte».

Ragionando così, però, si arriva al confronto nucleare. «L’atomica sarebbe più un problema che un vantaggio per Putin. I generali russi non vogliono essere processati come criminali di guerra, la Nato potrebbe rispondere mirando proprio a Putin e, soprattutto, nessun “utile idiota” al mondo lo difenderebbe più. Putin ha paura a dichiarare la mobilitazione generale per non trovarsi il popolo contro. Figurarsi se vuole usare l’atomica».

Ha informazioni sulla malattia dello zar? «Voci. E se anche fosse, non mi consola. So che andrà combattuto a lungo. Solo una sconfitta militare può defenestrarlo. È sempre stato così nella storia russa».

Si aspettava tanta difficoltà a prevalere in Ucraina da parte del «seconda potenza militare al mondo»? «Arsenale nucleare a parte, la Russia non è così forte. E lo sta dimostrando. Stati Uniti e Cina prendono nota con serenità. Le riserve sono ancora enormi, può vincere sull’Ucraina, ma ha mostrato che il “putinismo” non funziona. La sua cerchia gli mostra solo quel che vuole vedere e nel frattempo ruba il rubabile. Come lui d’altra parte. È ingenuo aspettarsi efficienza da queste persone».

Lei voleva vendere petrolio alla Cina. Ora lo fa il Cremlino per sfuggire alle sanzioni occidentali. «In quel momento, la tecnologia russa era più avanzata della cinese. Per Mosca sarebbe stato un vantaggio strategico. Oggi non è più così, Putin parla a Pechino con il cappello in mano. E andrà sempre peggio. Per il momento, le sanzioni occidentali hanno limitato l’influenza degli agenti di Putin sulla politica occidentale, ma non hanno ancora ferito l’economia russa. Nel medio termine, invece, impediranno la crescita tecnologica e azzopperanno le prospettive del Paese».

Il blocco delle merci imposto dalla Lituania sull’enclave di Kaliningrad, potrebbe spingere Putin ad allargare la guerra? «Non lo vedo cominciare un’altra invasione, ma penso che metterà alla prova la Nato. Se la Nato non reagisse sarà l’inizio della fine per l’Alleanza. Senza garanzia di risposta, la Nato non ha senso».

Come mai tutti gli oligarchi ucraini sono rimasti fedeli a Zelensky? «È una scelta sia sentimentale sia pragmatica. Essere ricco e cosmopolita non significa non avere attaccamento al proprio Paese. Poi, gli uomini d’affari ucraini hanno paura che, indipendentemente da ciò che Putin promette loro oggi, in ogni momento potrebbero sottrargli le aziende, com’è successo a me. Hanno più probabilità di continuare a fare affari in un’Ucraina indipendente».

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