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Corriere della Sera Rassegna Stampa
17.03.2022 Strage al teatro di Mariupol
Cronaca di Andrea Nicastro

Testata: Corriere della Sera
Data: 17 marzo 2022
Pagina: 2
Autore: Andrea Nicastro
Titolo: «Orrore nel teatro di Mariupol. Raid sul rifugio con mille civili»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 17/03/2022, a pag.2, con il titolo "Orrore nel teatro di Mariupol. Raid sul rifugio con mille civili", la cronaca di Andrea Nicastro.

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Andrea Nicastro

I russi hanno bombardato i cittadini rifugiati al Dramatic Theatre di  Mariupol
Il teatro di Mariupol

Se la Russia non avesse invaso l'ucraina, oggi al teatro d'arte drammatica di Mariupol sarebbe andato in scena lo spettacolo Frida, sulla storia di Frida Kahlo. Se la Russia non avesse invaso l'Ucraina, ieri nel foyer e nei depositi sotterranei del teatro ci sarebbero stati solo scenografie e vecchi costumi e non più di mille sfollati. Se la Russia non avesse invaso l'Ucraina, oggi non bisognerebbe scavare nel disumano per cercare una ragione. Il tetto Una bomba ad alto potenziale ha centrato il tetto del bianco teatro di prosa di Mariupol. E crollata la copertura, il frontone con le statue delle arti, le colonne neoclassiche. Dentro, proprio per ripararsi dai bombardamenti, si erano rifugiati soprattutto donne e bambini. Mille, milleduecento persone dice il vicesindaco Serhiy Orlov. Cosa succede in questi casi tra gli umani? Qualcuno accorre, comincia a scavare, poi arrivano I soccorsi organizzati, portano delle macchine, magari qualcuno si salva, magari tutti perché le colonne dei sotterranei hanno retto il peso delle macerie... A Mariupol no, il disumano trionfa. Nessuno va a cercare sopravvissuti perché deve pensare a restare vivo. «Sono in corso feroci combattimenti». «I russi non smettono di bombardare, sono vicinissimi». «Non sappiamo se ci siano sopravvissuti — ha denunciato Pavlo Kyrylenko, capo dell'amministrazione regionale — non si conosce la sorte di chi era dentro, dal momento. che l'ingresso del rifugio è bloccato dalle macerie». Possono esserci più di mille persone sotto il teatro, essere vive, morte, ferite o possono lentamente soffocare durante la notte. Se sono vive sentono le bombe esplodere, la fame, la sete, la paura come in queste terribili due settimane di assedio. Trecento, quattrocentomila esseri umani, chiusi nella loro città e lasciati senza luce, riscaldamento, cibo, acqua, medicine. Bombardati, ad ogni ora, in qualunque angolo. Ieri mentre 6.500 cittadini riuscivano a uscire dalla città, altri convogli di civili venivano bombardati, ferendo almeno cinque persone, compreso un bambino. Trappola in centro Quelli del teatro venivano dai quartieri orientali della città, i colpiti sin dai primi giorni di guerra, le aree dove, si diceva, non era sensato stare perché troppo vicine alla linea dei combattimenti. Laggiù, nell'estrema periferia era facile vedere gli spostamenti delle truppe ucraine per non pensare che una bomba russa inseguendo qualche jeep militare non avrebbe potuto colpire anche le abitazioni civili. E allora meglio andare in centro. Anche se era scomodo lasciare le case, i letti, la privacy. Più prudente andare nel salotto buono della città, dove le aiuole sono ben curate, c'è la giostrina storica dei cavalli e una bella pista di pattinaggio su ghiaccio per sfruttare la stagione fredda. Chi mai combatterebbe in una bomboniera del genere? Era così che si pensava due settimane fa. L'idea era che fosse una guerra tra soldati che, forse, potrebbe colpire anche dei civili. Ma se fosse successo sarebbe stato per sbaglio, un «danno collaterale». In fondo, bastava ascoltare il Cremlino: Mosca combatte per aiutare i russi che vivono in Ucraina oppressi dai nazisti locali. Perché mai avrebbe voluto rovinare il parco dove questi russi portano i bambini:a giocare? Bombardare le case dove questi russi abitano? Attaccare il teatro, poi: impensabile. L'edificio, quasi un tempio greco nella sua pomposità, era sopravvissuto integro alla prima e alla seconda Guerra Mondiale, all'invasione dei nazisti hitleriani e alla repressione dei bolscevichi di Lenin sui cosacchi anarchici di «don» Nestor Makhno. Tra foyer e platea L'uno di marzo, primo giorno di accerchiamento completo della città-porto, il teatro ha cominciato a riempirsi. ll comune ha aperto le porte proprio per ospitare chi non poteva più lasciare la città assediata, ma non voleva restare vicino ai combattimenti. Con il passare delle ore il teatro si è trasformato in un accampamento. La gestione era affidata a una donna. Già il primo giorno, c'erano 6 bambini malati, con la febbre alta che venivano tenuti, con le mamme, nell'ufficio della direzione. Gli altri erano sparsi tra foyer, platea e palcoscenico. Pochi materassi e tante coperte stese per terra a segnare il posto di ogni famiglia. La gente andava nel sotterranei solo durante l'allarme aereo. Per il resto, cercava di farsi una vita, con le foto in bianco e nero degli attori più .famosi di Ucraina e Russia a guardarli dalle pareti. I soldati ucraini passavano anche più volte al giorno per portare cibo caldo, acqua, assi di legno per chiudere le vetrate, perché non radessero addosso agli sfollati in caso di un bombardamento vicino, per lo spostamento d'aria. Un peccato rovinare così gli stipiti storici, si era lamentato un vecchio. Sulla piazza tutto sembrava ancora come dopo una domenica di festa, sospeso. La giostrina avvolta nella plastica a strisce blanche e rosse, la pista di pattinaggio che si scioglieva inondando i vialetti. Chissà quanto ci vorrà a formare un'altra volta il ghiaccio? Ieri pomeriggio la bomba. II teatro bianco e crollato. L'ha annunciato per primo un deputato da Kiev. L'ha confermato il vicesindaco. Lunedì era già caduta una bomba russa su una piscina comunale. Anche quella adibita a rifugio per sfollati durante la prima settimana di assedio. Poi era stata fortunatamente abbandonata. I combattimenti si erano fatti troppo vicini, la gente della piscina ha cercato altri ripari, qualcuno sarà anche andato a teatro. Sembra che fossero rimaste solo una donna e il suo bambino. Nessuno, da lunedì, è riuscito a cercarli. Le bugie russe I russi negano di colpire edifici civili. A guardare le immagini satellitari, alcune riprese con i droni, è un'affermazione bizzarra, da realtà alternativa, visto che interi palazzoni sovietici sono bruciati come cerini, interi quartieri sono stati sgretolati dalle cannonate. Nel caso del teatro, poi, il comando russo fa sapere di aver avuto una preziosa soffiata da una spia infiltrata nel famigerato Battaglione Azov, quello sospetto di simpatie neonazi. L'informatore avrebbe spiegato che il principale centro di comando del Battaglione era proprio installato nel teatro. La bomba sarebbe quindi andata precisa sul bersaglio, per eliminare un covo di nemici. Oppure, precisa per fare una strage. Ormai è chiaro: dopo il bombardamento dell'ospedale di maternità e pediatria, dopo che 40o sanitari e pazienti sono prigionieri nell'unico ospedale rimasto in città, dopo la crudeltà di non far arrivare aiuti, di non far arrivare la corrente, dl distruggere le caldaie, è chiaro che il martirio di Mariupol è un obbiettivo strategico, di più è un'arma psicologica. Più la «città di Maria» soffre prima tutte le altre città dell'Ucraina capiranno quanto è pericoloso resistere. Tutti capiranno che non c'è limite alla ferocia, che la macelleria russa continuerà a lavorare a pieno regime, che nessuno si deve aspettare pietà. Da Mariupol giurano invece che i russi sapessero che il teatro era pieno di civili. Ne erano a conoscenza anche i lettori del Corriere, perché l'avevano raccontato i fuggiaschi dalla città assediata martedì. E lo sapevano di certo anche i piloti russi. Le foto satellitari mostrano che gli sfollati avevano scritto in cirillico nel parco del teatro e davanti al colonnato due volte la stessa parola russa di quattro lettere: «deti». E «deti» vuol dire bambini.

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