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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.03.2022 Putin tra Hitler e Stalin
Al commento di Antonio Polito va tolto un punto interrogativo

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 marzo 2022
Pagina: 21
Autore: Antonio Polito
Titolo: «Questa aggressione ricorda Hitler o Stalin?»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA - Dentro la guerra di oggi, 09/03/2022, a pag. 21, il commento di Antonio Polito dal titolo 'Questa aggressione ricorda Hitler o Stalin?'.

Dal titolo è bene togliere il punto interrogativo: questa guerra ricorda Hitler e Stalin.

Ecco l'articolo:

Tweet Ucraina contro Putin, con la vignetta di Hitler | Giornalettismo

L' ultima volta che un esercito europeo ha invaso un paese europeo, prima dell'Ucraina, era il 1° settembre 1939: le truppe della Germania di Adolf Hitler entrarono in Polonia e la conquistarono con una guerra-lampo. Ma i paralleli storici sono sempre sdrucciolevoli, perché basati su anacronismi, e dunque facilmente manipolabili. Mi accorgo perciò che questo accostamento insinua un paragone tra Hitler e Putin che è privo di senso: il primo voleva conquistare l'intera Europa, il secondo solo una parte. Più corretto perciò scegliere un'altra data, il 17 settembre del 1939: sedici giorni dopo Hitler, Stalin invade la Polonia da est, e i due se la spartiscono. E qui siamo a un parallelo già più calzante con Putin e l'Ucraina, visto che le due invasioni sono legate dal filo rosso della storia imperiale russa, cominciata con Pietro il Grande, rilanciata da Giuseppe Stalin, e rimpianta dal nostro Vladimir. Per schiacciare il nemico i sovietici, guidati da Nikita Chruscev, imprigionarono, torturarono e fucilarono migliaia di polacchi, compresi gli ufficiali trucidati nel tristemente celebre massacro di Katyn, e deportarono nei campi di lavoro più di un milione di persone. Ma a Stalin la sua fetta di Polonia non bastava, voleva crearsi una sfera di influenza — oggi si dice «neutralità» — intorno alla Russia. E il protocollo segreto del trattato Ribbentrop-Molotov, siglato con la Germania nazista, glielo garantiva. Intimò così ai paesi baltici e alla Finlandia di accettare un accordo di «mutuo soccorso», in pratica di vassallaggio. La Finlandia, gelosa della sua libertà, ebbe il coraggio di rifiutare. Il tiranno di Mosca pensò allora di piegare anche quel piccolo paese con una guerra-lampo. Mal gliene incolse: alla fine la superiorità numerica russa ebbe la meglio, e però, come oggi in Ucraina, un'Armata rossa impreparata e tecnicamente arretrata se la vide brutta. Alla fine la pace confermò l'indipendenza della Finlandia. Non sempre nella storia i piccoli obbediscono alla legge del più forte. Anche l'Ucraina, in realtà, non fu presa con un'invasione. Come è noto, la Rus' di Kiev precede di quasi tre secoli la fondazione di quello sperduto avamposto nel nord che era Mosca, prima di diventare la capitale del principato della Moscovia e di descriversi come la «Terza Roma», incarnazione del potere imperiale cristiano dopo Roma e Costantinopoli. Kiev passò a Mosca solo nel 1667, e con l'inganno. I cosacchi ortodossi, sulla riva sinistra del Dnepr, si erano ribellati ai polacchi per difendere la loro indipendenza, e chiesero aiuto alla ortodossa Moscovia, che l'interpretò come un gesto di sottomissione. Aleksej, il primo condottiero russo a lasciare il paese per combattere all'estero, sconfisse i polacchi e nel trattato ottenne per due anni il controllo di Kiev: non la lasciò mai più. Toccò poi a Caterina la Grande, un secolo dopo, completare l'opera smembrando la Polonia, annettendosi l'Ucraina meridionale, la Crimea e la Polonia orientale, e affidando a un suo favorito la fondazione di Odessa, il contraltare di San Pietroburgo sul Mar Nero. La Russia perderà l'Ucraina solo nel 1918. E qui i paralleli storici si fanno invece calzantissimi. Perché non è un davvero un caso se Putin ha scelto la città di Brest, oggi in Bielorussia, per i negoziati con il governo di Zelensky. Fu proprio lì, infatti, che prima Lenin e poi Gorbaciov furono costretti a rinunciare al dominio su Kiev, due sconfitte storiche dell'ambizione imperiale. La prima volta come prezzo pagato dai rivoluzionari bolscevichi per uscire dalla Prima guerra mondiale, con la resa agli Imperi Centrali. La capitale ucraina fu immediatamente occupata dalle truppe tedesche, e poi riconquistata solo alla fine della guerra civile con la nascita dell'Urss. La seconda volta, invece, come effetto della dissoluzione dell'Urss, perché fu a Brest che, l'8 dicembre del 1991, Russia, Ucraina e Bielorussia, di comune accordo, iniziarono la loro storia di Stati indipendenti sulle macerie del comunismo e dell'Unione sovietica. Impossibile sottrarsi dunque almeno a questo parallelo storico, del resto accennato dallo stesso Putin nel discorso sull'invasione dell'Ucraina: il nuovo zar vuole riportare i confini imperiali lì dove erano prima delle due epocali disfatte, nella Grande Guerra e nella Guerra Fredda. E riscrivere così la storia con la violenza, sul corpo martoriato e vilipeso del popolo ucraino.

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