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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.03.2022 Daniel Mendelsohn: 'Putin tiranno grottesco. Non lasciamogli stravolgere la Storia e la Shoah'
Lo intervista Marilisa Palumbo

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 marzo 2022
Pagina: 21
Autore: Marilisa Palumbo
Titolo: «'Tiranno grottesco. Non lasciamogli stravolgere la Storia e la Shoah'»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 09/03/2022, a pag. 20, l'intervista di Marilisa Palumbo dal titolo 'Tiranno grottesco. Non lasciamogli stravolgere la Storia e la Shoah'.

Daniel Mendelsohn: “I miei eroi in esilio” - la Repubblica
Daniel Mendelsohn

Da ragazzino gli capitava di entrare in una stanza dov'erano radunati alcuni dei suoi parenti sopravvissuti all'Olocausto, e che quelli scoppiassero a piangere. Daniel Mendelsohn avrebbe capito solo più avanti il perché: somigliava in modo incredibile a un prozio, Shmiel, ucciso dai nazisti con la moglie a Bolechow, allora Polonia, oggi Bolekhiv, Ucraina. Partendo da quella somiglianza fisica, nel meraviglioso «Gli scomparsi», pubblicato nel 2006, lo scrittore ebreo americano intraprende un viaggio alla ricerca delle origini e dei misteri insoluti della sua famiglia che lo porta più volte in Ucraina.

Gli scomparsi, Daniel Mendelsohn. Giulio Einaudi Editore - ET Scrittori

Quell'identità non appartiene anche un po' a tutto il mondo occidentale, che ospita i figli della diaspora di Leopoli e Odessa...? «Quello che mi ha sempre colpito nei miei viaggi lì sono stati proprio i fantasmi di una società molto ricca e multiculturale, che era una parte essenziale dell'impero asburgico, una cultura all'incrocio tra Oriente e Occidente, tra slavi ed europei. Mi ricordo ancora che la prima volta che ci sono stato ero in un caffè e c'era un ritratto appeso sopra al bar dell'imperatore Francesco Giuseppe: lo trovai affascinante, un esempio lampante di un Paese stratificato di storia. Ecco perché è così importante salvarlo. C'è una sorta di diaspora che partì da quei luoghi dell'Europa dell'Est che ha avuto un grande impatto sulla cultura e la vita intellettuale europea. C'è poi qualcosa di profondamente struggente nel pensare che un popolo che è stato vittima per tanti secoli di potenze diverse e terribili tragedie viene punito proprio dopo essere finalmente riuscito ad avere un proprio Paese».

Una delle sue guide ne «Gli scomparsi» è il ricercatore ucraino Alex Duna. Lo ha sentito? «Lo sento quasi ogni giorno, è a Ovest quindi un po' più tranquillo ora, ci dà aggiornamenti, sta mettendo insieme scorte per gli ospedali da campo mobili e lo sto raccogliendo fondi per lui. Per me e per la mia famiglia è particolarmente angosciante: quelli sono i luoghi da quali veniamo, e a parte le persone che sono lì adesso e a quelle che conosciamo, c'è la minaccia ai luoghi, ai siti, alle città, che rappresentano una eredità culturale molto complicata. Già nei primi giorni di guerra è stata colpito Babi Yar (il memoriale nel luogo dove furono massacrati migliaia di ebrei di Kiev)».

Putin ha parlato di «denazificare» un Paese il cui presidente è ebreo. «La grottesca e cinica manipolazione della realtà da parte di questi tiranni è totalmente incoerente. Putin da una parte dice di voler denazificare l'Ucraina, cosa ovviamente assurda, e dall'altra sostiene di voler proteggere il patrimonio culturale russo e poi bombarda Kiev che è il cuore della vecchia patria russa. Pur sapendo che si tratta di menzogne e propaganda, è orribile ascoltarlo. Aggiungo una cosa deificata: c'è un elefante nella stanza in questa storia, ed è il fatto che durante l'Olocausto gli ucraini hanno commesso tante atrocità. Io per primo ne sono consapevole forse più di altri, ma il fatto che ci sia un presidente ebreo in Ucraina dice molto di come le cose sono cambiate, e ci ricorda che la storia va avanti, che oggi gli ucraini hanno diritto a difendere il loro Paese».

Pensa che l'appello di Zelensky agli ebrei di tutto il mondo sia anche un modo per enfatizzare il parallelo Putin-Hitler ? «Zelensky è consapevole di un parallelo che è nella testa di molte persone: c'è un dittatore che distrugge altri Paesi perseguendo una folle ideologia di supremazia culturale. E c'è un parallelo con la II guerra mondiale che ci porta a un'altra domanda: se Putin riesce a distruggere l'Ucraina, cosa viene dopo? Abbiamo imparato che l'appeasement nei confronti di un tiranno lo spinge a continuare ad agire».

II rabbino capo del Paese ha detto che chi resterà in silenzio sarà considerato complice. «Stando sul parallelo con il nazismo: quello che è diverso oggi è che viviamo nell'era di internet. I tedeschi riuscirono a fare quello che fecero anche perché pochissimi sapevano cosa stava succedendo. Oggi abbiamo la possibilità di documentare tutto, minuto per minuto. Stanno già colpendo i civili, e lo sappiamo benissimo. L'Europa e la Nato devono decidere a che punto intervenire per fermarli invece di dire semplicemente è terribile davanti alle foto».

Qual è invece il ruolo degli artisti in tempi simili? «Aumentare la consapevolezza delle persone rispetto al mondo e a se stessi. Quindi continuare a fare quello che fanno: più le persone pensano, migliore sarà il mondo».

Cosa pensa dei boicottaggi culturali contro artisti russi? «Quando organizzazioni non politiche cominciano a regolamentare le idee politiche dei loro membri si intraprende una strada scivolosa. Capisco lo sdegno e la volontà di mettere pressione sui russi perché mettano pressione su Putin, ma poi vedo anche nello sport, gli atleti buttati fuori dalle competizioni... temo possa creare risentimento e spingere i russi a stringersi attorno a Putin. Non siamo in guerra con loro, ma con un dittatore e la manciata di persone che ha pianificato la guerra».

Nei suoi libri — soprattutto nell'ultimo, «Tre anelli» (Einaudi) — torna spesso il tema dell'esilio. Cosa pensa vedendo centinaia di origliala di persone che. lasciano il proprio Paese senza sapere se potranno mai ritornare? «Guardare la gente che si arrampica al treni è l'incubo ricorrente della storia europea ed è personalmente ancora più sconcertante vedere ripetersi una tragedia che conosciamo fin troppo bene in un posto per me così familiare. Mi domando fino a quando potremo restare a guardare. Possiamo continuare a fornire armi ma anche quello è rischioso, dall'altra parte se non li aiutiamo svaniranno dalla faccia delle terra. L'idea che restiamo fermi mentre un intero Paese viene raso al suolo è insostenibile».

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