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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.03.2022 Il rabbino con la resistenza ucraina - il patriarca ortodosso con Putin entusiasta della 'guerra anti-gay'
Intervista di Andrea Nicastro, cronaca di Marco Imarisio

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 marzo 2022
Pagina: 15
Autore: Andrea Nicastro - Marco Imarisio
Titolo: «Il rabbino di Dnipro: restiamo qui a difendere la nostra città - Il patriarca benedice 'la guerra anti gay'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/03/2022, a pag.15, con il titolo "Il rabbino di Dnipro: restiamo qui a difendere la nostra città", l'intervista di Andrea Nicastro; con il titolo "Il patriarca benedice 'la guerra anti gay' " la cronaca di Marco Imarisio.

Ecco gli articoli:

Andrea Nicastro: "Il rabbino di Dnipro: restiamo qui a difendere la nostra città"

Risultati immagini per andrea nicastro corriere della sera
Andrea Nicastro

Rabbi leader in Kiev: Jews will take up arms against Putin - The Jewish  Chronicle
Rav Meier Stambler

Rabbino Meier Stambler, il presidente russo Putin dice di aver dovuto attaccare l'ucraina per salvarla dei neonazisti. «Che aspetto le sembra che abbia? Barba lunga, kippah, ci sono pochi dubbi, sono molto ebreo. Eppure sono tranquillo in questo Paese. Ci sono certi posti, come Parigi o Londra, dove, dico la verità, non mi sento altrettanto sereno».

E che mi dice dalla Brigata Azov? «In ogni Paese ci sono frange di antisemitismo. Non è accettabile, ma se guardiamo alle percentuali... Un ebreo come Vadym Rabinovich ha preso più voti di tutta l'opposizione di estrema destra. Un ebreo, capisce? Forse nel 2014 qualcuno poteva credere a questa favoletta, ma oggi in Ucraina, no davvero».

E' vero che anche il presidente Zelensky è ebreo? «Certo, un ragazzo di sinagoga cresciuto a Kryvyj Rih, cento chilometri da qui. E prima avevamo avuto un primo ministro ebreo, Volodymyr Grojssman. Veramente che Paese nazista».

Lei è il rabbino capo del più grande centro ebraico d'Europa. II palazzo è in pieno centro di Dnipro, coperto da gres italiano, ricorda una menorah, Il candelabro ebraico, e ospita negozi, ristoranti, un teatro, un hotel, un museo dell'olocausto. Come mai una comunità ebraica così forte a Dnipro? «Siamo circa 35mila ebrei. L'altro giorno ho parlato con la knesset, il Parlamento israeliano, e mi hanno detto "abbiamo 40mila ebrei in Ucraina, cosa dobbiamo fare?". E io gli ho risposto di preoccuparsi per almeno mezzo milione di ebrei in Ucraina. Nessuno sa veramente quanti siamo. Con il comunismo, gli ebrei avevano imparato a nascondersi. Le mamme non dicevano ai figli chi erano per non rovinargli la vita. Adesso le cose stanno cambiando».

Ma perché proprio a Dnipro un centro ebraico così? «il rabbino leader della mia generazione, Lubavichisky, era nato a Mikolayev sul Mar Nero, ma cresciuto qui. Così abbiamo voluto onorarlo con questa grande costruzione aperta alla città. Neppure la metà delle persone che lo frequentano sono ebree, eppure si sentono accolte. Gli ebrei devono smettere di stare nell'angolo, da soli, nel ghetto, piuttosto devono mostrare la bontà e la gentilezza di Dio».

Con la guerra è cambiato qualcosa? «La gente per strada mi guarda e noto che cambia espressione, si rasserena. Non è scappato, pensano, allora c'è speranza. Sanno che sono straniero. Ho cittadinanza americana e israeliana, davvero non ho alcun problema ad andarmene. Ma questo è il mio posto, sono parte della comunità».

Fino in fondo? «Sì anche perché penso che sarà un happy end. Mia nonna mi raccontava storie di generosità incredibili durante la Seconda Guerra Mondiale. Quel tempo è tornato. Vedo tanta gente che fa del bene, che si è animata per aiutare gli altri. C'è la guerra, ma un'ondata di generosità che non può non prevalere. Non solo qui, ma in giro per il mondo. Tutti hanno capito chi è il bene e chi il male».

Quanti hanno scelto di rimanere come lei? «Molte donne e bambini sono scappati. E' oggettivo, la situazione è pericolosa. Ma gli uomini? La stragrande maggioranza è qui. Monta a combattere. Ognuno a suo modo. I giovani in divisa, i vecchi mettendo quel che hanno a disposizione. So di fabbriche riconvertite, di commercianti che riforniscono i militari».

Cosa pensa della visita del premier israeliano Naftali Bennett al Cremlino? «Ci sono persone che sanno guardare al prossimo passo dell'Umanità, guardare quel che è giusto e buono da fare per il mondo e persone che invece ancora si dibattono tra compromessi e egoismi di parte. Bennett fa parte del secondo gruppo e non riesce a fare quel passo. Tutti capiamo che ha delle responsabilità e che deve proteggere i legittimi interessi del Paese, ma Israele deve decidere. Se è parte del nuovo mondo di aiuto, generosità é gentilezza oppure no. Mi lasci spiegare meglio. I rapporti tra le comunità ebraiche di Ucraina e Israele sono affettuose, profonde. Sono certo che gli israeliani vogliano abbracciare l'Ucraina tutta. Solo il signor Bennett non ha ancora capito. Sono francamente choccato da lui, sconcertato dal suo comportamento».

Marco Imarisio: "Il patriarca benedice 'la guerra anti gay' "

Immagine correlata
Marco Imarisio

File:Patriarch Kirill I of Moscow 02.jpg - Wikimedia Commons
Kirill I

La messa è finita, non andate in pace. Per quasi due settimane la chiesa russa si è chiesta cosa pensasse della guerra la sua guida assoluta. Adesso forse preti e diacono ortodossi rimpiangono i tempi di quando ancora non sapevano. Nel suo sermone durante la Domenica del Perdono, l'Arcivescovo Cirillo I, sedicesimo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, ha descritto il Gay Pride come uno spartiacque tra il bene e il male. «Stiamo parlando di qualcosa che va oltre le convinzioni politiche. Parliamo della salvezza umana. Ci troviamo in una guerra che ha assunto un significato metafisico. La parate dei gay dimostrano che il peccato è una variabile del comportamento umano. Questa guerra è contro chi sostiene i gay, come il mondo occidentale, e ha cercato di distruggere il Donbass solo perché questa terra oppone un fondamentale rifiuto dei cosiddetti valori offerti da chi rivendica il potere mondiale». Cirillo I, o Kirill in russo, ha poi pregato per le sofferenze dei soldati. Quelli russi, si suppone. Non ha speso una parola per le sofferenze dei civili in Ucraina, e per le chiese distrutte dalle bombe. Non è una uscita casuale. E neppure una stramberia, per quanto volgare. Sono parole che pesano, invece. La Chiesa ortodossa di Russia vive il conflitto in Ucraina come la prima grande prova dalla fine dell'Urss. Begli ultimi trent'anni è diventata più ecumenica, riuscendo a porsi come coscienza nazionale, grazie anche a Kirill, molto amato in patria. Ma il suo rapporto sempre più stretto con Vladimir Putin ne ha stravolto la missione, come lamentano da tempo molti religiosi. E come se assecondando la volontà del Cremlino, la Chiesa russa avesse accettato un progressivo ritorno di silente assenso e nulla più. Fedele alla linea. A una sola linea, perché le opinioni di Putin in tema omosessualità, droghe e vaccini sono quelle che riecheggiano nei discorsi del patriarca. La cattedrale di Kazan nella piazza Rossa è il simbolo di questa intesa profonda. Fu Boris Eltsin che la fece costruire, ma è Putin che continua a valorizzarla con le sue visite e le donazioni, come fosse la prova di una vicinanza non solo fisica dei potere temporale a quello politico. Lo scorso due marzo, 431 presti e diaconi della Chiesa ortodossa firmarono una lettera aperta con la quale chiedevano di cessare l'operazione speciale della Russia in Ucraina, chiamandola con il suo vero nome, «guerra». I sacerdoti aggiungevano di provare pietà «per questa dura prova alla quale sono stati sottoposti, senza colpa alcuna, i nostri fratelli e sorelle ucraine». «Ci rivolgiamo alle persone che possono porre fine a questa guerra, con un appello alla pacificazione e alla immediata cessazione del fuoco». Tra le firme c'erano anche quelle di tre vescovi della chiesa di Mosca, che viene considerata la Terza Roma, la più importante. Pochi giorni dopo questo messaggio, ne è arrivato un altro firmato da numerosi teologi e religiosi, e rivolto direttamente a Kirill, dopo che la sua risposta all'appello di Papa Francesco era stato una blanda promessa di assumere "una posizione di mantenimento della pace, anche davanti ai conflitti esistenti». Domenica, Kirill ha risposto a tutti. Quello stesso giorno, nella lontana regione di Kostromà, il sacerdote della chiesa nel villaggio di Karabanovo, ha concluso il suo sermone dicendo No alla guerra e leggendo un passo del Vecchio Testamento: «Non Uccidere». Due ore dopo, la Polizia ha bussato alla sua porta. Padre Ioann Burdin e diventato il primo religioso al quale sono state applicate le nuove leggi sulla cosiddetta «operazione militare speciale». «Sono contro l'omicidio, di chiunque sia» ha detto il giovane religioso, che ora rischia l'arresto. «Sia dei russi, che degli ucraini o di chiunque sparga il sangue altrui». Non esiste una sola Chiesa. Neppure in Russia.

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