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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.03.2022 Kiev: civili in fuga
Cronaca di Lorenzo Cremonesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 marzo 2022
Pagina: 2
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «Kiev si prepara al peggio: 'Tutto sarà distrutto'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/03/2022, a pag.2, con il titolo "Kiev si prepara al peggio: 'Tutto sarà distrutto' " la cronaca di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

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Sorridono e fanno la «V» di vittoria i soldati e i volontari armati dell'Ucraina che si difende. Ma di fronte alle cronache delle battaglie, e osservando le mappe delle zone russe che ogni giorno si allargano all'interno dei confini del loro Paese, ormai non nascondono più la gravità della situazione. «I russi stanno subendo perdite molto gravi, molto più drammatiche delle nostre, però adesso stanno concentrando una forte potenza di fuoco che minaccia di bombardare Kiev», ci dice Druh Skyba, 47enne comandante del folto gruppo di volontari che è incaricato di rafforzare i ranghi della Brigata 72, una delle unità regolari che difendono il settore della capitale. L'abbiamo incontrato ieri mattina sotto un ponte della linea più arretrata delle tre barriere di protezione che i comandi ucraini hanno organizzato tutto attorno a Kiev. Sino a quattro giorni fa lui sosteneva abbastanza fiducioso che la loro vittoria era «scontata». Adesso però ammette che le teste di ponte russe si sono appostate nel settore dell'aeroporto di Hostomel e del villaggio di Irpin, 25 chilometri da Maidan, e mirano a fare avanzare le artiglierie e le batterie di missili.

I missili
«I russi utilizzeranno i missili Grad vecchio modello, che hanno un raggio di 25 chilometri, affiancati a quelli di nuova produzione, effettivi sino a 45 chilometri, oltre ai missili Buratino, con gettata di 40. Noi operiamo per rendere difficili i loro movimenti e soprattutto colpendo i camion cisterna. Ovviamente dispongono anche di missili balistici, che operano dai territori russi e della Bielorussia, ma per noi al momento restano troppo lontani. È certo comunque che noi continuiamo a bloccare la loro avanzata», racconta Skyba e dalle sue parole emerge ancora una volta l'incubo che attanaglia chi è rimasto in città: un gigantesco bombardamento che prepari l'offensiva di terra. Sono strategie che ricordano quelle dell'Armata Rossa nella Seconda guerra mondiale, lente, devastanti per esseri umani e cose, eppure efficienti nella loro brutalità primitiva. Dimostrata da un terribile episodio ieri: almeno 13 persone sono morte nel bombardamento contro un panificio industriale a ovest di Kiev. Procedendo dalla linea più arretrata a quella del fronte è facile osservare il proliferare delle postazioni di difesa. Agli incroci si scavano trincee e vengono costruite barricate con vecchi automezzi, camion bruciati, autobus. I combattenti si appostano sui tetti, nelle cantine e dietro gli angoli delle case si accumulano le bottiglie molotov e le riserve di munizioni. I volontari portano cibo in scatola, apprestano pronto soccorso di fortuna. Le difese sono più massicce nei pressi dei boulevard larghi, dove i carri armati russi hanno facilità di manovra. Ma c'è da chiedersi cosa potranno fare davvero contro colonne di tank protette dai missili che fanno terra bruciata di tutto. Sulla circonvallazione pattugliano i cingolati e le truppe speciali, stanno al riparo dei capannoni e dei centri commerciali: pronti a muoversi al primo segnale d'infiltrazione nemica. Quando arriviamo al ponte distrutto dai genieri ucraini che porta al villaggio di Irpin scorglamo la colonna di civili che fuggono dalle zone sotto bombardamento. Camminano malfermi su una scivolosa passerella di assi e rottami larga mezzo metro tra le macerie. Attorno cadono i razzi e le bombe. Molti di loro avrebbero preferito restare nelle cantine, ma i tank russi sono entrati nei loro giardini. In tre giorni sono scappati 10.000 civili, ora restano i più deboli: anziani, malati e famiglie con bambini piccoli.

Civili in fuga
C'è Yana che ha 39 anni e due figlie di 9 e 13. Lei piange per l'emozione, le due figlie cercano di rincuorarla. «Mamma dai, siamo salve adesso», dicono accarezzandola. Vicino a loro la dodicenne Nastia e la madre 42enne Anna sono arrivate a piedi attraverso 4 chilometri di bosco. Sono stanche, la figlia mangia i panini offerti dai volontari, la madre fuma nervosa e chiama alcuni lontani parenti per cercare un riparo per la notte. Sono da poco trascorse le 14, il termometro segna meno tre, occorre trovare un posto caldo.

Verso la stazione
Da un'ambulanza scende la famiglia del 58enne Vasily Kozubosky, sono otto persone e arrivano dal villaggio di Bucha. Tra le piante si vedono alte colonne di fumo nero che si alzano dalla zona dove sono le loro case, il rombo delle esplosioni si fa più intenso. Tanti a questo punto corrono sui camion gialli messi a disposizione dalla municipalità e chiedono di partire per la stazione dei treni. Ma Vasily resta, vuole raccontare ciò che ha visto. «Ci sono tanti civili feriti o morti nelle case. Non sappiamo quanti e neppure come portare soccorso. I fascisti russi utilizzano la nostra gente come scudi umani. Putin qui è il vero nazista, un criminale che merita di essere processato da un tribunale internazionale», spiega. I soldati ucraini sono nervosi, tutto a loro dire è segreto militare. Ma Vasily da giovane è stato un ufficiale e capisce un poco di cose militari. Continua a raccontare: «I russi ora operano con piccole unità di carri armati o blindati, irrompono tra le case, le usano per nascondersi dai droni del nostro esercito. Li ho osservati da vicino. Sono entrati in casa nostra, hanno buone armi e tante munizioni. Però poco cibo, di pessima qualità. Per prima cosa ci hanno ordinato di metterci in ginocchio, quindi ci hanno preso i cellulari, non ho capito se per consegnarli all'intelligence, evitare che noi potessimo rivelare le loro posizioni con il gps, o tenerli per sé. Non hanno rubato i nostri soldi, ma hanno preteso tutte le nostre sigarette, poi sono entrati in cucina per mangiarsi il nostro cibo. Alla fine, sono diventati impazienti, ci hanno detto di scappare via, avevamo dieci minuti di tempo per raggiungere il ponte di assi verso Kiev, poi avrebbero sparato. Non ce lo siamo fatti ripetere due volte». A suo dire tra le case i corpi dei civili uccisi sono mischiati a quelli dei soldati russi colpiti dai cecchini ucraini. Dice: «Alle porte di Kiev si sta consumando un massacro. Non oso pensare cosa capiterebbe se i russi riuscissero davvero a raggiungere il centro città».

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