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Corriere della Sera Rassegna Stampa
11.02.2022 Libia: l'ora di Fathi Bishaga
Cronaca di Lorenzo Cremonesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 11 febbraio 2022
Pagina: 15
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «Libia, il giorno del caos: il premier sfugge agli spari, poi Bishaga si 'incorona'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 11/02/2022, a pag.15, con il titolo "Libia, il giorno del caos: il premier sfugge agli spari, poi Bishaga si 'incorona' " l'analisi di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

Libia, il ministro Bishaga: “Haftar è un bandito, sappiamo chi lo protegge  in Europa e nel Golfo” - la Repubblica
Fathi Bishaga

Spari ieri prima dell'alba nella capitale libica contro l'auto del premier Abdul Hamid Dabeibah e poche ore dopo l'annuncio dal Parlamento di Tobruk dell'elezione di Fathi Bishaga, il nuovo primo ministro destinato a formare un governo alternativo a quello di Tripoli. Sono poco rassicuranti le notizie che arrivano dalla Libia sempre più destabilizzata dopo il rinvio a data incerta delle elezioni, che avrebbero dovuto tenersi lo scorso 24 dicembre. Uno scenario confuso, come è emerso anche al vertice di Roma con I rappresentanti dei Paesi coinvolti fortemente voluto martedì da Luigi Di Maio. Le conseguenze paiono confermare la divisione tra Tripolitania e Cirenaica, con Dabeibah che sino a poche ore fa ripeteva l'intenzione di non dimettersi a costo di scontrarsi frontalmente con Bishaga, che fu ministro degli Interni sino al 2020 nel governo dell'allora premier Fajez Sarraj. Ieri sera tardi la situazione si era complicata ulteriormente con l'arrivo di Bishaga ben accolto all'aeroporto di Tripoli, ma non era chiaro lo stato del dialogo con il premier in carica. Sembra sia in corso la mediazione delle tribù di Misurata. Per il momento si esclude il ritorno alla guerra aperta, come avvenne al tempo dell'offensiva per catturare Tripoli voluta nell'aprile 2019 dal generale di Bengasi, Khalifa Haftar, sostenuto apertamente da Russia, Emirati ed Egitto. II cessate il fuoco mediato l'anno dopo dall'inviata dell'Onu, la diplomatica statunitense Stephanie Williams, continua a reggere.

Sono piuttosto le scaramucce armate nei due campi opposti che rischiano di degenerare. Lo prova tra l'altro la raffica di mitra sparata contro Dabei bah mentre stava rientrando alla sua abitazione. L'auto blindata ha impedito il peggio, non sono segnalate vittime. A Tripoli sono in molti a puntare il dito contro le milizie di Misurata, città natale di Bishaga, che nel passato erano alleate a quelle della capitale contro Haftar. II rischio di uno scontro aperto tra loro e la potente milizia Rada, restata fedele a Dabeibah, spiegava ieri sera i movimenti di mezzi carichi di uomini armati nei pressi dei palazzi del governo. Non mancano le tensioni anche in Cirenaica, dove c'è chi contesta la legittimità del nuovo premier e come era anche emerso al summit romano. Bishaga conta sull'alleanza con Haftar, ma quest'ultimo è fortemente indebolito dopo le frizioni cresciute con Mosca e la fine dei finanziamenti degli Emirati, che a loro volta simpatizzano adesso per Dabeibah. Preoccupazione europea (e certamente italiana) resta quella di tenere aperte le vie del gas e del petrolio libici, specie alla luce della crisi ucraina. Non stupisce nella stessa logica che, per contro, la destabilizzazione libica faccia ora più che mai il gioco di Mosca. Si spiega così l'attendismo europeo, non sfavorevole a Dabeibah (che continua ad essere sostenuto dall'Onu), ma forse anche incline ad aprire a Bishaga, purché garantisca la tranquillità dell'export energetico. Quest'ultimo vorrebbe indire entro l'estate un referendum sulla nuova costituzione e tenere le elezioni 14 mesi dopo.

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