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Corriere della Sera Rassegna Stampa
16.01.2022 Lahav Shani dalla Filarmonica di Israele alla Scala
Commento di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 16 gennaio 2022
Pagina: 37
Autore: Davide Frattini
Titolo: «'Cresciuto in un'orchestra-famiglia'. Il debutto alla Scala di Lahav Shani: 'La musica abbatte ogni paura'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 16/01/2022, a pag.37, con il titolo " 'Cresciuto in un'orchestra-famiglia'. Il debutto alla Scala di Lahav Shani: 'La musica abbatte ogni paura' " il commento di Davide Frattini.

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Davide Frattini

Lahav Shani (Conductor) | Opera Online - The opera lovers web site
Lahav Shani

Al tramonto le pietre bianche su piazza Habima smettono di riverberare la luce del sole — abbagliante pure d'inverno — e riflettono il luccichio delle luci che si accendono dietro le grandi vetrate del teatro nazionale e dell'Auditorium. I telavivi la chiamano anche piazza dell'orchestra, arrivano con i bambini e gli amici per sedersi sulle gradinate scavate nel marmo o salire sulle collinette e sdraiarsi sotto agli ulivi. La musica classica risuona ovunque, in sottofondo, e dal sottofondo di questa città più vecchia dello Stato d'Israele, anche se resta la sua bambina ribelle, sembra risalire. «Così dev'essere, l'arte deve diventare parte della società, della vita quotidiana, appartenere a tutti».

Lahav Shani ci veniva da bambino, lo spazio era ancora un parcheggio e l'ingresso verso la sala della Filarmonica una sfida alle auto in manovra. Ci veniva portato dal padre, violoncellista e direttore di coro, e ci torna adesso che dell'Orchestra è diventato da due anni la guida, voluto come successore da Zubin Mehta, il maestro indiano salito per la prima volta sul podio a Tel Aviv un settantennio fa, ben prima che Lahav nascesse (è del 1989). «Sono cresciuto con i musicisti che dirigo qui, andavamo assieme a lezione e alle feste» racconta da Berlino dove vive, mentre in Olanda è direttore e pianista solista con la Rotterdam Philharmonic. «Li chiamo per nome — Boaz, Dudu... — e loro mi chiamano Lahav. C'è un rapporto diretto, è facile parlare, dirsi le cose». Uno stile che mantiene anche con le altre orchestre. Alla Scala debutterà con la Filarmonica in maggio nella duplice veste di direttore e pianista. «Il direttore è un leader, ma non è più un dittatore. I tempi sono cambiati dall'epoca di Arturo Toscanini, che condusse il concerto inaugurale della Filarmonica nel 1936, quando queste terre erano ancora sotto il mandato britannico: uno dei più grandi di tutti i tempi, incuteva timore non solo per i modi, anche per le doti eccezionali di musicista».

Zubin Mehta ricorda un concerto a Tel Aviv durante una delle guerre cicliche — così le definiscono i generali, sevev in ebraico, giro, un altro giro della violenza — con Hamas a Gaza: «Le sirene d'allarme sono state attivate dal lancio di razzi — ha raccontato all'agenzia Reuters il maestro indiano — e siamo stati costretti a interrompere per venti minuti. Quando siamo tornati, gli spettatori non se n'erano mai andati e abbiamo ricominciato».

«Durante tutta la sua storia e quella di questo Paese commenta Shani — l'orchestra non si è mai fermata: non per la Seconda guerra mondiale o quella d'Indipendenza, non per tutte quelle che sono venute dopo. Nel 1991 sotto la minaccia dei missili di Saddam Hussein i musicisti suonavano con le maschere antigas vicino alle sedie». Ammette che il pericolo quasi costante — o ciclico appunto — produce intensità ed energie creative, spinge a prendersi qualunque istante. «E stato questo virus a bloccarci per la prima volta». Israele come altre nazioni del mondo ha imposto un lockdown totale tra marzo e aprile del 2020. «Appena è stato possibile ho preso un aereo e sono volato qui. Dopo le due settimane di quarantena obbligatoria e quando le regole lo hanno permesso, ho riunito gli orchestrali, abbiamo potuto provare, ovviamente senza pubblico. Sono venuti tutti, nessuno è rimasto a casa per paura, c'erano —e ci sono — la voglia e la volontà di stare insieme, di tornare a suonare insieme».

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