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Corriere della Sera Rassegna Stampa
12.01.2022 Shoah: quei filmati di Bergen-Belsen
Commento di Giorgio Montefoschi

Testata: Corriere della Sera
Data: 12 gennaio 2022
Pagina: 28
Autore: Giorgio Montefoschi
Titolo: «Quei filmati di Bergen-Belsen»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 12/01/2021, a pag. 28, con il titolo "Quei filmati di Bergen-Belsen", il commento di Giorgio Montefoschi.

Immagine correlata
Giorgio Montefoschi

Bergen-Belsen - ANED
Bergen-Belsen

Sono volati gli stracci, nei talk televisivi e anche alla radio, fra le persone di buon senso favorevoli ai vaccini e i negazionisti del vaccino, del virus, e di tutto. Parolacce, insulti, sangue agli occhi, gente che si è alzata ed è uscita dallo studio. Niente da fare. Del resto, hanno la pelle davvero dura questi negazionisti della realtà e del vero appartenenti alle più diverse classi sodali. Una pelle dura, sotto la quale si nasconde un cupio dissolvi tanto più violento, quanto più rancoroso; una radice tanto più velenosa, tanto più amara quanto più conficcata in un subconscio primordiale, buio, intricato, costituito da idee lontane mille miglia dalla ragione, prive di alcun fondamento. Supportati, talvolta, da alcuni filosofi che parlano di nazismo nei loro confronti, non vogliono vedere. E invece devono vedere: questo è il punto.

Campo di concentramento di Bergen-Belsen - Bergen-Belsen concentration camp  - abcdef.wiki

Nel 1945, quando si aprirono i campi di concentramento nazisti, gli inglesi e i sovietici pensarono di filmare gli orrori inimmaginabili che stavano venendo alla luce. Un produttore cinematografico, Sidney Bernstein, consigliere del Ministero dell'Informazione britannico, si prese carico dell'operazione e andò a visitare il campo di Bergen-Belsen. I cameramen dell'esercito avevano già filmato parecchio. Altri filmati affluivano dagli altri campi. ll problema era come assemblare le immagini mute, come impiantare un commento. Prima di continuare le riprese, Bernstein pensò di rivolgersi, in qualità di «consulente terapeutico», a Alfred Hitchcock. Hitchcock rimase sconvolto da quelle Immagini mute. Talmente sconvolto che decise di non partecipare al progetto. Dette, però, delle indicazioni. Una, era quella di evitare montaggi complicati per aumentare la credibilità del film stesso e di utilizzare, ove possibile, campi lunghi e panoramica. Un'altra, fu quella di chiedere agli abitanti dei villaggi limitrofi ai campi di visitare i campi, di costringerli a vedere, nel momento in cui si alzava il velo dall'abominio. Bernstein seguì il consiglio e in una sequenza terribile, girata sul bordo di una fossa comune, si vedono appunto gli «abitanti limitrofi», immobili, costretti a guardare. Qual era l'idea del più famoso regista del crimine? Semplice: quella di avere dei testimoni che potessero negare qualunque futura negazione. Il filmato, completo e definitivamente restaurato nel 2014, ebbe diverse versioni ridotte. Ne vidi una in un Tv-London Market degli Anni Novanta, la comprai, e a Mixer la utilizzammo moltissime volte. Non è che mancassero altri filmati, magari più raccapriccianti. Quello aveva un marchio indelebile: i testimoni sull'orlo della fossa. Cosa potrebbe suggerire, oggi, un «consigliere terapeutico» per stroncare questa contrapposizione inutile sul vaccino e abbattere la barriera del no? Forse, la sola soluzione, sarebbe quella di trasferire il dibattito (anche televisivo, per chi avesse il coraggio di realizzarlo), fra di loro: fra coloro che si ostinano a negare la verità; quelli che hanno visto morire i malati nei letti; i malati che soffrono e si redimono; quelli che, dopo aver negato, hanno sconfitto, come desideriamo tutti, l'ignoranza e il male.

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