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Corriere della Sera Rassegna Stampa
15.12.2021 Israele: la ministra Tamar Zandberg contro l'accordo sul petrolio con gli Emirati: 'Antiecologico'
Analisi di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 15 dicembre 2021
Pagina: 18
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Israele, la ministra ambientalista ferma il patto sul petrolio degli Emirati»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 15/12/2021, a pag.18, con il titolo "Israele, la ministra ambientalista ferma il patto sul petrolio degli Emirati" la cronaca di Davide Frattini.

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Davide Frattini

Tamar Zandberg - Q+A
Tamar Zandberg

L'ultimo a parlare è stato Benny Gantz, il ministro della Difesa, che un paio di giorni fa ha espresso la sua opposizione a quelle tonnellate di petrolio arabo in movimento sopra al Mar Rosso e sotto al deserto del Negev. La prima a dire no è stata Tamar Zandberg alla cerimonia di insediamento al ministero dell'Ambiente, metà di giugno: per la leader di Meretz, sinistra radicale, fermare quell'accordo con gli Emirati Arabi Uniti — «danni giganteschi e irreversibili» — era la priorità al momento del giuramento e lo è in queste ore dopo la visita del premier Naftali Bennett ad Abu Dhabi e l'incontro con il principe ereditario Mohammed bin Zayed al Nahyan. Che ha benedetto l'intesa economica — di fatto privata, anche se la società israeliana Eapc è controllata dal governo — e aveva ottenuto il via libera da Bibi Netanyahu, come parte del premio economico dovuto per la normalizzazione dei rapporti. Netanyahu non è più al potere e neppure l'ex presidente americano Donald Trump che ha sponsorizzato gli Accordi di Abramo tra il Paese del Golfo e lo Stato ebraico. Sono già cinque i ministri della coalizione — di vedute ideologiche molto distanti su tutto Il resto — contrari alla messa in opera del progetto. Tra loro anche Yair Lapid i cui sabati sera nel sobborgo residenziale di Ramat Aviv sono stati agitati dalle proteste davanti a casa: i gruppi ambientalisti chiedono di non mettere in pericolo la barriera corallina davanti ad Eilat, l'ecosistema nel deserto (l'Eapc è già responsabile di uno dei maggiori disastri nella Storia del Paese dopo una fuoriuscita dall'oleodotto), la costa del Mediterraneo davanti ad Ashkelon dove le petroliere continuerebbero il lungo viaggio del greggio emiratino verso il sud dell'Europa. Gantz, da ex capo di Stato Maggiore e ora responsabile della Difesa, si è lasciato convincere da un dossier pubblicato dall'Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale dell'Università di Tel Aviv: secondo gli strateghi l'accordo va bloccato perché il traffico super-intenso verso Eilat accrescerebbe il rischio di attacchi contro questi cargo da parte degli iraniani; una perdita di petrolio — dovuta a un'esplosione o a un incidente — inquinerebbe gli impianti di desalinizzazione nel Mar Rosso che garantiscono le forniture di acqua potabile; gil impianti di Ashkelon — già bersagliati negli ii giorni di guerra tra Hamas e Israele alla fine di maggio — diventerebbero un obiettivo ancora più allettante per i fondamentalisti palestinesi che spadroneggiano su Gaza; l'intesa potrebbe danneggiare le relazioni con l'Egitto, già partner energetico degli israeliani. «Vale la pena correre tutti questi rischi per trasportare del petrolio che non sarà utilizzato da noi?», si chiedono gli esperti. Ormai il governo Bennett sembra orientato a rispondere di no e i diplomatici al ministero degli Esteri prevedono che le ricadute nel dialogo con lo sceicco Mohammed bin Zayed sarebbero minime. Perché restano sul tavolo e nelle casse future quei mille miliardi di dollari che gli Emirati contano di generare tra investimenti e scambi commerciali nei prossimi dieci anni.

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