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Corriere della Sera Rassegna Stampa
26.07.2021 Roma: il metodo Nathan, troverà un imitatore?
Commento di Paolo Conti

Testata: Corriere della Sera
Data: 26 luglio 2021
Pagina: 13
Autore: Paolo Conti
Titolo: «Quando l'Italia scommetteva su Roma: il metodo Nathan»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 26/04/2021, a pag.13, con il titolo "Quando l'Italia scommetteva su Roma: il metodo Nathan" il commento di Paolo Conti.

Immagine correlata
Paolo Conti

Un nuovo Nathan per la sinistra a Roma - LAGONE
Ernesto Nathan

«Ci vorrebbe un Nathan». Da mesi, nella Roma disastrata e maleodorante che ad autunno affronterà la competizione elettorale per il Campidoglio, sono in tanti a ripetere questa sorta di mantra alla romana. Il riferimento è a Ernesto Nathan, sindaco laico, repubblicano e mazziniano, ebreo, inglese di nascita con madre italiana, massone che governò e modernizzò una Roma ancora fortemente clericale dal novembre 1907 al dicembre 1913. Proprio ieri, nelle nostre pagine dei commenti, Giovanni Belardelli ricostruiva lo storico disamore dell'Italia per la propria Capitale. Un libro puntuale, non ideologico — Nathan e I'invenzione di Roma. Il sindaco che cambiò la Città eterna, di Fabio Martini — racconta la storia di un intellettuale-politico protagonista di una stagione in cui l'Italia post-unitaria, invece, scommetteva sulla propria, nuova Capitale. Fabio Martini è uno sperimentato giornalista politico, inviato de La Stampa, ma ha alle spalle solidi studi storici alla scuola dl Paolo Spriano. Si prefigge un metodo esplicito: sottrarre Nathan «alla leggenda, alla nomea ad honorem di più grande sindaco di Roma, alla fama orecchiata». Meglio, e giustamente, ricollocarlo sotto la luce che merita chiedendosi perché nessuno abbia mal ripreso quel modello.

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La copertina (Marsilio ed.)

La risposta non è difficile, seguendo il libro. Nathan arrivò al potere da uomo già maturo, non era un politico carrierista Quindi si pone l'obiettivo di modernizzare Roma, di farne una vera Capitale moderna, di imporla come modello agli altri Municipi ma affidando la regia del cambiamento alla politica sottraendola ai soliti «poteri forti» di quel primo ‘900 ma che nei decenni resistono a Roma fino a oggi (elenco di Martini: «Proprietari dei suoli, costruttori, banchieri, monopolisti dei servizi, Vaticano, notabili liberali e democratici»). Per Nathan «gli imprenditori non vanno intralciati ma senza ledere la loro libertà, il Comune deve saper frenare la licenza degli speculatori». Ed ecco già la risposta alla domanda sul perché il metodo non sia stato replicato. Martini ripercorre le tappe di una modernizzazione che trasfigurò Roma. II diritto alla scuola per tutti, a partire dai ceti meno abbienti: «Le scuole devono moltiplicarsi, allargarsi, migliorarsi: rapidamente, energicamente, insieme con il personale scolastico». Poi il ferreo asse col suo assessore Giovanni Montemartini, teorico delle municipalizzazioni italiane (che morirà d'infarto durante un dibattito in aula nel luglio 1913: le avanguardistiche linee di tram comunali di modello europeo con l'Azienda autonoma tranviaria municipale, in aperta competizione con i monopolisti privati, e l'Azienda elettrica municipale, con la grande centrale all'Ostiense e nuova luce per tutti. Mutamenti epocali, accompagnati dal sostegno alla partecipazione popolare con i referendum e i Comitati di quartiere, a politiche per la sanità nella distribuzione alimentare. Tutto questo in appena sei anni. No, un altro Nathan in circolazione non c'è. Nemmeno ad essere il più ottimista tra gli ottimisti.

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