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Corriere della Sera Rassegna Stampa
11.07.2021 Anne Weber e Annette Beaumanoir
Doppia intervista di Stefano Montefiori

Testata: Corriere della Sera
Data: 11 luglio 2021
Pagina: 14
Autore: Stefano Montefiori
Titolo: «Annette e Anne. Io sono il mio poema»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA - La Lettura di oggi, 11/07/2021, a pag.14, con il titolo "Annette e Anne. Io sono il mio poema", la doppia intervista di Stefano Montefiori.

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Stefano Montefiori

Anne Weber: Annette, ein Heldinnen-Epos - WDR 3 Lesung - Sendungen -  Programm - WDR 3 - Radio - WDR
Anne Weber con Annette Beaumanoir


Una ragazza bretone che a 17 anni entra nella Resistenza contro i nazisti, salva due ragazzi ebrei, dopo la guerra diventa neurofisiologa, si sposa, ha tre figli, si impegna per l'indipendenza algerina, viene arrestata ma riesce a evadere, entra nel primo governo dell'Algeria indipendente, poi fugge per il colpo di Stato di Houari Boumédiène contro Ahmed Ben Bella, lavora a Ginevra fino alla riabilitazione e rientra finalmente in patria. Oggi Annette Beaumanoir ha 97 anni, vive in una casa di riposo nel sud della Francia ma con l'aiuto del figlio l'abbiamo incontrata in video assieme a Anne Weber, la traduttrice e scrittrice tedesca che le ha dedicato Annette, un poema eroico che nel 2020 ha vinto il più importante premio letterario tedesco, il Deutscher Buchpreis, e che ora esce in Italia. È l'omaggio a una vita straordinaria e il tentativo di raccontarla in versi liberi, «un poema che usa una lingua di oggi, diversa da quella di Omero», dice l'autrice. La prima domanda è per Annette Beaumanoir.

Quale ricordo conserva del suo primo incontro con Anne Weber?
ANNETTE BEAUMANOIR — Un grande giorno per me. Eravamo a cena insieme, ho capito subito che era una persona da conoscere meglio. Avevamo appena partecipato a un incontro sulla vita in Germania dopo l'ultima guerra.

E per lei, Anne Weber? Che cosa l'ha spinta a scrivere questo libro?
ANNE WEBER — L'incontro con Annette per me è stato un colpo di fulmine. Ero sul palco di un piccolo festival di documentari, parlavo del dopoguerra in Germania e una donna anziana con i capelli bianchi si è alzata ed è intervenuta. Era Annette, ha parlato brevemente della sua azione nella Resistenza, e sono rimasta ammirata. A cena ci siamo sedute l'una accanto all'altra e mi ha raccontato qualcosa della sua vita. Ma a quel punto non immaginavo ancora che avrei scritto un libro su di lei.

Quand'è arrivata la decisione?
ANNE WEBER — Ci siamo riviste altre volte, continuavo a trovare la sua storia straordinaria, e mi ha detto che lei stessa l'aveva già raccontata in un libro, Le feto de la mémoire, uscito nel 2009. Un libro di ricordi molto interessanti, e allo stesso tempo Annette ha tutte le qualità che a me mancano ma non è una scrittrice. Mi sono detta che c'era forse ancora spazio per un altro modo di raccontare questa vita.

Annette, che cos'ha pensato quando le hanno parlato del progetto del libro?
ANNETTE BEAUMANOIR — Credo che se Anne mi avesse detto subito che si trattava di un poema mi sarei messa a ridere. Mi piaceva però parlare con Anne, siamo diventate amiche.
ANNE WEBER — All'inizio avevi molti dubbi.
ANNETTE BEAUMANOIR — Si, in. tanti mi avevano fatto delle proposte ma non ne avevo molta voglia. Conoscendo meglio Anne mi sono detta: «Perché no?».

Qual era l'accordo tra voi?
ANNE WEBER — Annette mi ha lasciato completamente libera, e non la ringrazierò mai abbastanza per questo. L'unica cosa certa per me era che ti avrei dato il manoscritto da leggere prima della pubblicazione. Forse immaginavi che avrei romanzato molto la tua storia, invece sono rimasta aderente alla vita reale.

Perché ha scelto questa forma, un poema in versi liberi su una storia vera?
ANNE WEBER — Perché non potevo inventare un personaggio come in un romanzo tradizionale perché Annette è viva e reale, e l'idea di servirmi della sua vita per i miei scopi letterari, inventando colpi di scena, dialoghi o pensieri, mi ripugnava profondamente. E allo stesso tempo non sono una biografa. Mi sono ricordata di questa forma letteraria molto antica, l'epopea, che canta la vita degli eroi. E'sono felice di avere dedicato questa epopea a una donna, un'eroina.

Annette, durante la sua vita lei era consapevole di essere un'eroina? Era cosciente del valore del suoi atti?
ANNETTE BEAUMANOIR — No, per niente. Quel ho fatto della mia vita dipende da ciò che mi hanno insegnato i miei genitori. La parola stessa «eroina» mi fa un po' ridere.

Ma i fatti parlano, lei ha salvato delle persone, è un'eroina.
ANNETTE BEAUMANOIR — Era un'altra epoca. Se lei si trovasse nella mia stessa situazione, con la mia stessa educazione, forse farebbe la stessa cosa. Mia madre, mia padre e mia nonna mi hanno costruito, mi hanno abituato a pormi la domanda: che cosa posso fare per aiutare? Di fronte a questa ingiustizia, come posso reagire? Sono figlia della mia storia famigliare. Vivere nell'indifferenza, come hanno fatto in tanti, per me non è mai stata un'opzione possibile.

Anne Weber, che cosa l'ha colpita di più in Annette?
ANNE WEBER — Mi affascina un aspetto che mi è totalmente estraneo, ovvero la determinazione, il suo essere una donna d'azione. Senza neanche parlare del coraggio necessario, di fronte a certe situazioni io mi perderei in mille riflessioni. Anche Annette riflette molto ma questo non le impedisce di passare rapidamente all'atto. Annette non è paralizzata dal pensiero. Vede delle persone costrette a nascondersi e- decide immediatamente di aiutarle.

C'è stato un momento preciso, Annette, in cui cominciò il suo impegno?
ANNETTE BEAUMANOIR — Ho conosciuto un ragazzo ebreo che scappava e ho capito che non potevo stare a guardare. Ero comunista all'epoca, ora non lo sono più, e il partito mi ha dato l'occasione di entrare nella Resistenza. C'è voluto un mese, più o meno. Da quel momento in avanti non ho avuto esitazioni. Avevo il dovere morale di aiutare. A Parigi mi sono imbattuta in una famiglia ebrea che si nascondeva e ho saputo che una retata era imminente. Due ragazzi, avranno avuto la mia età, hanno accettato di farsi aiutare e di scappare con me. Avrei dovuto chiedere al partito il permesso di organizzare l'azione, ma non l'ho fatto.

Quindi lei si è ribellata pure alla gerarchia del partito a sua volta ribelle.
ANNETTE BEAUMANOIR — Non c'era tempo per chiedere tutte le autorizzazioni, bisognava agire subito. E l'ho fatto sapendo che i miei genitori avrebbero nascosto quei due ragazzi senza porre il minimo problema. Anne Weber, nel libro lei parla degli occupanti talvolta come «nazisti», altre volte come «tedeschi».

Lei vive in Francia da molti anni ma resta comunque tedesca. Qual è il suo rapporto personale con queste vicende?
ANNE WEBER — Sono cresciuta con il peso di questa storia: Non mi sento responsabile personalmente perché sono nata dopo la guerra. Ma i miei nonni erano nazisti. Credo che questi racconti possano impressionare più me, tedesca, che una scrittrice di un'altra nazionalità.
ANNETTE BEAUMANOIR — Per rassicurarti, vorrei dirti che il mio primo amore era un tedesco, ebreo, e che ho conosciuto molti tedeschi che combattevano con noi contro i nazisti.
ANNE WEBER — Annette vuole sempre consolarmi e la ringrazio. Ma è in Germania che questo orrore è stato concepito e realizzato.
ANNETTE BEAUMANOIR — Sarebbe potuto accadere altrove, anche in Francia. Ci siamo andati vicini, del resto, e non siamo al riparo neanche oggi». e Annette, dopo la Resistenza c'è stata la seconda fase del suo impegno, quella per l'indipendenza dell'Algeria. La sinistra francese, per esempio l'allora ministro Mitterrand, a lungo ha difeso l'Algeria francese.

Che cosa la spinse ad aiutare gli indipendentisti algerini?
ANNETTE BEAUMANOIR — Il pensiero che ai tempi del nazismo noi eravamo gli oppressi e che durante la guerra d'Algeria eravamo diventati gli oppressori. Anche qui, non ho avuto bisogno di molto tempo per decidermi. In Algeria potevo provare a riparare, nel mio piccolo, a. torti commessi per decenni dalla potenzia coloniale. L'Algeria agli algerini mi pareva un'esigenza di giustizia.

Ha mai avuto dubbi, a proposito della sua azione? È sempre stata sicura di essere nel giusto?
ANNETTE BEAUMANOIR — Ho pensato di essere sulla strada giusta, anche se quando si cammina talvolta il percorso è accidentato. Non mi sono mai pentita di avere aiutato gli algerini. Le torture dell'esercito francese erano inaccettabili. Il mio rammarico è semmai constatare quel che è stato fatto di quell'indipendenza, che era e rimane giusta. Il colpo di Stato di Boumediène, un fascista come ce ne sono ovunque, ben presto ha tradito le speranze e le conseguenze si protraggono fino a oggi».

E lei, Anne Weber? Qual è il suo sguardo sulle azioni di Annette?
ANNE WEBER — Quando ci siamo conosciute, mi ha molto colpita il sentimento di continuità che lei sente tra la Resistenza antinazista e la lotta anticoloniale. Dopo essermi molto documentata, sono un po' più distante. La causa dell'indipendenza dell'Algeria è indubbiamente giusta ma sui metodi mi sento più vicina a Albert Camus che al Fln algerino. Annette è una donna di principi. Io penso alla famosa frase di Camus a proposito delle bombe ad Algeri che mettevano in pericolo i civili, tra i quali sua madre: «Amo mia madre e la giustizia, ma fra mia madre e la giustizia scelgo mia madre». C'è in Annette un'intransigenza che sento abbastanza lontana. E anche tu, Annette, eri molto indignata quando scopristi che anche gli algerini torturavano.
ANNETTE BEAUMANOIR — È vero ma è molto difficile giudicare adesso, a posteriori. All'epoca, sul dilemma di scegliere la giustizia o la madre, si poteva cambiare idea in ogni momento, perché era un dilemma insolubile.

Annette, le è piaciuto il libro?
ANNETTE BEAUMANOIR — Moltissimo, anche se sulle prime non mi sono riconosciuta.
ANNE WEBER — È una reazione che all'inizio mi ha sorpreso. Poi ho capito che in fondo è giusto così. Il mio libro non è una biografia autorizzata, il mio sguardo si aggiunge ai suoi atti.

Di quale azione va più fiera?
ANNETTE BEAUMANOIR — L'avere salvato quei due ragazzi ebrei. Se dovessi scegliere una sola cosa della mia vita, sceglierei quella.

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