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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.07.2021 Mila, una vita distrutta. E le minacce non si fermano
Cronaca di Stefano Montefiori

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 luglio 2021
Pagina: 15
Autore: Stefano Montefiori
Titolo: «Mila che attaccò l'islam e da allora vive blindata. Condannate 11 persone per le minacce online»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/07/2021, a pag.15, con il titolo "Mila che attaccò l'islam e da allora vive blindata. Condannate 11 persone per le minacce online", il commento di Stefano Montefiori.

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Stefano Montefiori

Mila (16) noemde de islam een 'schijtreligie', nu heeft ze de hele dag  politiebescherming nodig | Trouw
Mila

Subito dopo la sentenza, Mila parla con una convinzione e una maturità davvero inusuali per una 17enne. «Vorrei ringraziare i miei genitori per la forza che hanno dimostrato finora, perché sono 18 mesi che vivono lo stesso mio calvario. Ringrazio il mio avvocato (Richard Malka, lo stesso di Charlie Hebdo, ndr) per la sua perseveranza, una persona ammirevole. Ringrazio le forze dell'ordine che garantiscono così bene la mia protezione, ringrazio le femministe che mi hanno sostenuto e mi dispiace per le altre che non lo hanno fatto perché allora non le considero femministe, ringrazio le associazioni anti-razziste che hanno avuto il coraggio di aiutarmi, mentre le altre che non lo hanno fatto non lottano davvero contro il razzismo. Abbiamo vinto e vinceremo ancora. Non dobbiamo arrenderci». Mila esulta per la sentenza del tribunale di Parigi che ieri ha condannato undici dei suoi persecutori online. «Ti troveremo, ti legheremo e ti tortureremo»; «Ti farò fare la fine di Samuel Paty (il professore delle medie decapitato da un terrorista islamico, ndr)»; «Fatela esplodere». Per questi e altri messaggi dello stesso tenore pubblicati sui social media undici persone, tutte incensurate e in maggioranza ventenni, sono state condannate dal tribunale di Parigi a pene tra quattro e i sei mesi di carcere con la condizionale, e a pagare ciascuno 1500 euro di danni e r000 di spese legali a Mila, la liceale che dal 18 gennaio 2020 vive nascosta e protetta dalla polizia per avere pronunciato su Instagram frasi contro l'Islam. Gli imputati erano 13: uno è stato assolto per un vizio di procedura, e un altro perché — caso unico — ha presentato le sue scuse in aula e la sua richiesta di perdono è apparsa sincera. La sentenza sul caso Mila era molto attesa perché riguarda due temi che si incrociano e che sono al centro del dibattito pubblico non solo in Francia: la difesa della laicità, della libertà di espressione e del diritto alla blasfemia garantito dalla Costituzione francese contro la prepotenza islamista, e al contempo la lotta contro le campagne di odio lanciate sui social media, che non riguardano solo l'islam radicale (a questo proposito, la procura di Parigi ha aperto un'inchiesta per gli insulti razzisti rivolti online al campione di calcio Kylian Mbappé reo di avere sbagliato il rigore decisivo nella partita contro la Svizzera). I condannati sembrano in effetti il frutto della sovrapposizione dei due piani: hanno minacciato Mila pensando di difendere la loro religione, e senza rendersi conto che l'odio espresso online non è per questo meno pericoloso, illegale e inaccettabile. Privi di precedenti penali, tutti più o meno inseriti nella società, lontani dagli ambienti del terrorismo islamista, si sono lasciati andare a minacce spaventose con la leggerezza tipica di Twitter o Facebook. «Ma i social media sono come la strada — ha detto il presidente del tribunale Michaël Humbert —. Quando per strada incontrate qualcuno che non vi piace, non lo insultate, non lo minacciate. Quel che non va fatto per strada, non va fatto neanche sul social media». I condannati sono solo una piccola parte delle centinaia di persone che dal 18 gennaio 2020 hanno preso Mila come bersaglio costringendola a lasciare la scuola e a vivere nascosta. Dall'inizio della vicenda fino all'inizio del 2021, Mila ha ricevuto oltre 5o mila messaggi di odio, molti anche durante il processo. In Francia c'è chi la considera come l'eroina che sfida gli islamisti, altri pensano che se la sia cercata. Come l'ex ministra ed esponente socialista Ségolène Royal, secondo la quale è inopportuno che «un'adolescente irrispettosa venga portata a simbolo della libertà di espressione». Come con Charlie Hebdo, per alcuni il problema non sono coloro che minacciano di morte e alla fine uccidono, ma le vittime che avevano avuto l'impertinenza di provocarli_ Mila era sbottata su Instagram contro alcuni islamisti che volevano distoglierla dall'omosessualità e «riportarla sulla retta via», e ha finito per prendersela con il Corano e Allah. La sua vita è stata sconvolta ma è tuttora convinta —a ragione — che non spetti a lei mettere la testa a posto.

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