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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.06.2016 Strage a Tel Aviv
Cronaca di Paolo Salom, analisi di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 giugno 2016
Pagina: 17
Autore: Paolo Salom - Guido Olimpio
Titolo: «Strage a Tel Aviv per mano palestinese - L'attacco richiama le azioni di Hamas ma c'è il timore di infiltrazioni dell'Isis»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 09/06/2016, a pag. 17, con il titolo "Strage a Tel Aviv per mano palestinese", la cronaca di Paolo Salom; con il titolo "L'attacco richiama le azioni di Hamas ma c'è il timore di infiltrazioni dell'Isis", l'analisi di Guido Olimpio.

Ecco gli articoli:

Paolo Salom:  "Strage a Tel Aviv per mano palestinese"

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Paolo Salom

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La scena dell'attentato a Tel Aviv

Molti giovani, la Tel Aviv più trendy, tavolini all’aperto, le stelle che si intravedono dalle vetrate del popolare centro commerciale Sarona, un insieme di locali alla moda, negozi e ristoranti ben frequentati a un passo dal Kirya, il quartier generale del ministero della Difesa e di Tsahal, l’esercito di Israele. Intorno alle 21 e 30 (le 20 e 30 in Italia) l’aria di una calda serata estiva è stata improvvisamente attraversata da raffiche di colpi in sequenza. «Sparavano in tutte le direzioni — ha raccontato una ragazza —, mi sono buttata a terra, poi ho visto un terrorista avanzare nella mia direzione. Allora sono entrata in una farmacia e mi sono nascosta dietro il bancone». Il fuggi fuggi è stato immediato. Ma nel giro di un minuto, i proiettili esplosi da armi modificate avevano già colpito dieci persone: tre moriranno al loro arrivo in ospedale, un’altra ha perso la vita poco dopo, altre sono in gravi condizioni.

Gli sparatori, due palestinesi ventenni provenienti dal villaggio di Yatta, a sud di Hebron, venivano intanto catturati dagli agenti: uno, dopo essere stato colpito, è stato trasportato in ospedale. I due terroristi erano vestiti elegantemente e hanno trascorso parte della serata seduti a un tavolino del ristorante Max Brenner, cenando come avventori qualsiasi. Improvvisamente si sono alzati e, nei pressi di un altro locale, il Benedict, hanno aperto il fuoco sui passanti e sui clienti dei bar intorno, provocando un’ondata di panico. Un civile armato, ripreso anche in un video, ha quindi inseguito i due, aprendo il fuoco mentre scappavano. Un terrorista è caduto ferito, l’altro ha continuato la fuga ma è stato bloccato a un chilometro di distanza e subito portato via dagli agenti dello Shin Bet — i servizi interni — per essere interrogato.

Pare che i due assalitori siano cugini. Il loro attacco ricorda, nelle modalità, quello di Nashat Milhem, un arabo israeliano che aveva aperto il fuoco il giorno di Capodanno nella centrale via Dizengoff, uccidendo due persone sedute ai tavolini di un locale e un taxista, anche lui arabo, che lo aveva trasportato, ignaro di quanto accaduto. Milhem era stato poi rintracciato e colpito a morte dagli agenti dell’antiterrorismo israeliano soltanto una settimana dopo, nel suo villaggio, Arara, nel nord di Israele. Il sanguinoso attentato di ieri rompe un periodo di relativa calma seguita a settimane di ripetuti attacchi con armi bianche o con auto usate per investire i passanti. Al momento della sparatoria, il neoministro della Difesa Avigdor Lieberman era nel suo ufficio. Il premier Netanyahu ha subito convocato una riunione d’emergenza.

Guido Olimpio: "L'attacco richiama le azioni di Hamas ma c'è il timore di infiltrazioni dell'Isis"

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Guido Olimpio

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Israele sotto attacco

Un nuovo lampo di violenza nella guerra senza confini che sconvolge il Medio Oriente. Spari e sangue in centro commerciale di Tel Aviv per un attacco che ricorda le operazioni dell’Isis ma è festeggiato da Hamas. E con il rischio che trovi presto degli imitatori di un modus operandi letale. La mini-cellula è entrata in azione contro un target morbido, una tattica che non rappresenta il sigillo di una particolare fazione. Tante la usano copiando quanto visto da Bag-dad a Parigi. Metodo devastante se si vuole spargere il terrore. Gli esperti sostengono che dopo i problemi incontrati da alcuni kamikaze nelle missioni in Europa molti capi militari vogliano privilegiare le armi da fuoco rispetto alle fasce esplosive.

In quest’assalto è stata impiegata, secondo alcune ricostruzioni, una mitraglietta artigianale (che si è inceppata), nota come «Carlo» e simile a quella usata nell’agguato di Capodanno in Dizengoff Street, sempre a Tel Aviv, dove agì un singolo elemento, forse ispirato dall’ideologia dell’Isis. Molta cura anche nella preparazione. I killer, per passare inosservati, si sono vestiti con giacca e cravatta, degli abiti scuri che qualcuno, inizialmente, ha scambiato per vestiti da ebreo ortodosso. Volevano guadagnare tempo, mescolarsi alla folla e quindi aprire il fuoco. Per uccidere e spingere Israele a reagire in una fase molto delicata. Gerusalemme duella con Hamas e con altri estremisti. Tiri di mortaio, la rivolta dei coltelli, le imboscate, la continua attività underground, con i tunnel segreti costruiti in vista di missioni oltre la gabbia di Gaza.

Lo Stato ebraico risponde con l’aviazione, unità speciali, mosse di agenti sotto copertura, la continua pressione che coinvolge migliaia di civili. La cornice spesso uguale di un confronto senza fine e interrotto da periodi di tregua che servono solo a preparare il nuovo round. Il campo di battaglia tocca anche la Cisgiordania e le sue cittadine, come Hebron, da dove venivano i due assalitori e una lunga tradizione di lotta. Tensioni interne che risentono di quanto avviene a poche dozzine di chilometri. Israele segue il conflitto in Siria, ha rapporti con alcune brigate ribelli, osteggia la presenza degli iraniani (e sciiti) al fianco di Assad. Ogni tanto interviene con azioni mirate.

L’ ultima, affidata ai caccia, sarebbe avvenuta nel week-end, un raid per distruggere depositi di armi probabilmente destinate all’Hezbollah. Parte di quella lotta segreta che sarebbe la costata la vita settimane fa ad uno dei leader dell’apparato clandestino del movimento, Mustafa Badreddine, liquidato nei pressi di Damasco. Una fine attribuita dai suoi compagni ai ribelli ma per la quale è stato sospettato il coinvolgimento di Israele. È inevitabile che in queste condizioni si aprano spazi per chiunque voglia allargare l’incendio. Dai militanti locali affiliati alle formazioni tradizionali alle nuove realtà del jihadismo salafita. Il Califfato cerca di contagiare l’arena palestinese usando la carta dell’oltranzismo e innescando anche attivisti privi di reale collegamento, però disposti ad agire. Inoltre è aumentato il volume delle minacce mentre la polizia ha catturato diversi mujaheddin dello Stato Islamico. Alcuni di loro, arrestati alla fine dell’anno, operavano in una regione famosa per altro: Nazareth.

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