venerdi 30 settembre 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

L'esempio di Golda Meir


Clicca qui






Bet-Mosaico Rassegna Stampa
07.09.2022 'Gli ebrei e la Germania', di Riccardo Calimani
Recensione di Ugo Volli

Testata: Bet-Mosaico
Data: 07 settembre 2022
Pagina: 27
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Gli ebrei e i tedeschi, un rapporto complesso di vicinanza e divergenza. Dall’invidia sociale al genocidio»
Riprendiamo da BET, settembre 2022, a pag. 27, con il titolo "Gli ebrei e i tedeschi, un rapporto complesso di vicinanza e divergenza. Dall’invidia sociale al genocidio", l'analisi di Ugo Volli.

Immagine correlata
Ugo Volli

Gli ebrei e la Germania. Storia di un legame forte e complesso : Calimani,  Riccardo: Amazon.it: Libri

Quando fra conoscenti o anche nelle occasioni più formali come il Giorno della memoria capita di dover spiegare che cos’è stata la Shoah, ci si trova spesso di fronte a una convinzione stranissima, ma assai diffusa su quel che è avvenuto in Germania tra il 1933 e il 1945. C’era un “pazzo”, la gente pensa, che in qualche modo “prese il potere”; costui odiava gli ebrei e quindi ordinò di ucciderli. Fu obbedito da tutti e questo spiega il genocidio: un evento unico, senza precedenti, che non potrà più ripetersi. La colpa non è degli esecutori, che “non pensavano”, come ha sostenuto anche Hannah Arendt, e solo obbedivano agli ordini ricevuti, ma solo di questo pazzo ipnotista e magari dei suoi più stretti collaboratori. Non è facile convincere chi ha questa convinzione che le cose non sono andate così, che l’antisemitismo razzista della Germania moderna è l’ultimo anello di una catena che va molto più indietro, nell’andigiudaismo cristiano e oltre. Ma soprattutto non è facile far capire le dinamiche che portarono “il paese più avanzato d’Europa” a sostenere massicciamente Adolf Hitler e a eseguire i suoi piani non certo nonostante il loro carattere antisemita, ma almeno in parte proprio perché lo erano; spiegare come la patria dei più grandi poeti, musicisti, filosofi, scienziati dell’Europa moderna sviluppasse l’odio per gli ebrei fino al genocidio. Per riuscire a capire questa dinamica mi sembra preziosissima l’ultima grande fatica di quell’ottimo esploratore della storia ebraica che è Riccardo Calimani, Gli ebrei e la Germania. Storia di un legame forte e complesso (Bollati Boringhieri, pp 400, € 15,20). Il libro si concentra soprattutto sul tardo Settecento e sull’Ottocento e racconta la storia politica e sociale dell’insediamento ebraico in Germania, focalizzandosi sullo strano intrico di sentimenti collettivi che esso provocò. Gli ebrei in Germania mantennero a lungo (più che in Italia o in Francia) una condizione di subordinazione giuridica, con interdizioni professionali e limitazioni alla loro libertà. Molti si convertirono per liberarsi da questi vincoli (e naturalmente molti anche per genuina convinzione religiosa e sociale, pensando di elevarsi). Molti altri rimasero fermi alla loro identità religiosa, spesso però modellandola sui riti protestanti. Gli uni e gli altri ebbero molto successo, soprattutto in economia e nelle libere professioni. Troppo successo, che provocò odio e invidie. Ma per generazioni, e fino alla vigilia della Shoah, buona parte degli ebrei tedeschi fu convinta di una profonda parentela fra ebraismo e germanesimo, in particolare fra religione ebraica e neokantismo. In sostanza pensavano di essere, proprio perché ebrei, i veri esponenti della cultura tedesca. Il che contribuì a intensificare il rancore contro di loro. La società e la politica tedesca scaricarono sulla piccola minoranza ebraica le tensioni di una società ingiusta e divisa, in particolare dopo la sconfitta della prima guerra mondiale. Questa secolare crescita di un rancore antiebraico portò al grande genocidio considerato dai nazisti e da buona parte dei tedeschi una sacra missione, che aveva la precedenza sulla guerra. Il libro di Calimani racconta in maniera dettagliata e convincente questa dinamica, oltre a ricostruire le storie dei protagonisti della presenza ebraica di allora, da Heine a Mendelssohn, da Marx a Rathenau, da Buber al “banchiere di Bismark” Gerson Bleichroder a tanti altri. Un libro che si legge con emozione, con curiosità e con molta rabbia.

Per inviare la propria opinione a BET, telefonare: 02/483110225, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

bollettino@tin.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT