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Hillel Neuer smaschera l'antisemitismo dell'Unrwa (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Bollettino della Comunità ebraica di Milano Rassegna Stampa
02.08.2022 In Ucraina la rinascita ebraica minacciata dalla guerra
Analisi di Anna Lesnevskaya

Testata: Bollettino della Comunità ebraica di Milano
Data: 02 agosto 2022
Pagina: 6
Autore: Anna Lesnevskaya
Titolo: «In Ucraina la rinascita ebraica minacciata dalla guerra»
Riprendiamo dal BOLLETTINO della Comunità ebraica di Milano di luglio-agosto, a pag. 6, l'analisi "In Ucraina la rinascita ebraica minacciata dalla guerra" di Anna Lesnevskaya.

Il reportage. L'anima d'Israele lungo il confine russo-ucraino - la  Repubblica
Al Kotel di Gerusalemme con la bandiera ucraina


Il recupero del ricco patrimonio ebraico e la restituzione della memoria delle vittime della Shoah nell’Ucraina postsovietica è un percorso che va avanti da decenni e non si è ancora concluso. Ora però è minacciato e rischia di interrompersi a causa della guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina. A trasformarsi in teatro militare sono siti sacri e luoghi simbolici sulla mappa ebraica dell’Ucraina. Il primo giorno della guerra il centro della città di Uman, la quale ospita la tomba del rebbe Nachman di Breslov, è stato colpito da un missile che ha ucciso una persona. E il 1° marzo un razzo è caduto sul territorio dell’ex cimitero ebraico adiacente a Babi Yar a Kiev, burrone dove in soli due giorni del settembre del 1941 i nazisti massacrarono più di 33mila ebrei. Con il protrarsi dell’offensiva si moltiplicano le notizie sui luoghi ebraici colpiti dai bombardamenti. L’8 maggio il ministro della Cultura ucraino Aleksandr Tkachenko ha scritto su Facebook che è stato bombardato l’antico cimitero ebraico della città di Glukhov (in alto nella foto), nella regione di Sumy, nella parte orientale del Paese. Mosaico è riuscito a contattare Vera Nazarova, storica ed esperta dei cimiteri ebraici e genealogia, che si è dedicata allo studio del sito funerario di Glukhov. “Il missile non ha colpito il cimitero, ma l’area adiacente, mentre sul cimitero stesso sono finite alcune macerie, ma nessun monumento funebre ha subito dei danni”, rassicura Nazarova che attualmente abita in Israele, ma ha avuto queste informazioni dalle persone sul posto.

Un progetto per salvaguardare l’antico cimitero
 Al cimitero di Glukhov si sono preservate 438 pietre tombali relative all’Ottocento e ai primi del Novecento, tra cui quella con la più antica iscrizione leggibile che risale al 1824. Si tratta di un luogo meno noto rispetto a Uman, ma che avrebbe tutte le potenzialità per trasformarsi in un centro spirituale. Questo perché grazie alla scoperta di Nazarova negli anni recenti è stata ritrovata una sepoltura di massa delle vittime del terribile pogrom di Glukhov del 1918, quando più di 100 ebrei furono uccisi in seguito all’anarchia impossessatasi della città mentre il potere passava di mano in mano. In questa sepoltura furono tumulati anche i resti dello tzadik, rabbino Isroel-Dov-Ber Shumyatsky, tra le prime vittime del massacro. Accanto si trova la tomba di suo padre, lo tzadik Menachem-Nochum-Dovid Geselev Shumyatsky. Attualmente Nazarova sta lavorando insieme all’Università Nazionale Pedagogica di Glukhov A. Dovzhenko al progetto volto alla salvaguardia del cimitero ebraico di Glukhov attraverso la ricerca e la popolarizzazione. Verrà presentato al concorso dedicato alla preservazione del patrimonio ebraico in Ucraina e bandito dal Ministero dell’Istruzione e della Scienza ucraino insieme al Ministero dell’Innovazione, Scienza e Tecnologia di Israele. “A causa della guerra hanno rimandato la scadenza, ma presenteremo assolutamente il nostro progetto”, dice a Mosaico la studiosa. Il 21 aprile un razzo russo ha colpito un altro cimitero, quello di Berkovtsy a Kiev, stavolta distruggendo secondo quanto documentato dal rabbino capo dell’Ucraina Moshe Asman, decine o forse centinaia di monumenti funebri nella parte ebraica, ma anche quella relativa alla Seconda guerra mondiale e quella cristiana. Un altro cimitero ebraico ancora, quello di Belaya Tserkov, nella regione di Kiev, è stato centrato da un missile nei primi giorni di guerra, il 2 marzo.

L’esperto di patrimonio artistico ebraico: “Si sta distruggendo la vita ebraica che stava rinascendo”
Hanno destato sgomento le immagini dei danni provocati dall’artiglieria russa il 26 marzo al monumento chiamato “L’albero della vita” che evoca una menorah e che si trova all’interno del complesso memoriale di Drobitsky Yar a Kharkiv, inaugurato nel 2002 alla presenza dell’allora presidente ucraino Leonid Kuchma. Nei burroni qua situati i nazisti hanno fucilato tra i 15 e i 20mila ebrei a partire dal dicembre del 1941. Eugeny Kotlyar, professore all’Accademia Statale del Design e delle Arti di Kharkiv, stava ultimando l’ultima parte di un progetto multimediale all’avanguardia all’interno del memoriale, nella parte che si chiama “La sala dei nomi”, quando è scoppiata la guerra. “Ci sono voluti cinque anni per promuovere l’idea che ho elaborato insieme ad alcuni colleghi e quando finalmente abbiamo avuto il sostegno della Fondazione Konrad Adenauer e abbiamo cominciato a realizzare il progetto, la guerra ha interrotto tutto”, racconta lo studioso e artista raggiunto al telefono da Mosaico. Al momento non è possibile verificare se questa parte del complesso memoriale abbia subito dei danni. Parliamo con Kotlyar mentre si trova a Leopoli dove era stato costretto di fuggire con la famiglia più di due mesi e mezzo fa, quando la sua Kharkiv veniva bombardata dai russi. Attualmente il professore si è spostato a Kiev per essere più vicino a casa, tornare nella quale è tutt’ora pericoloso. È da quasi trent’anni che si dedica allo studio del patrimonio ebraico ucraino nei suoi vari aspetti e durante la fuga ha attraversato luoghi a lui tanto cari, il mondo sommerso degli shtetl, da Uman a Medzhibozh, dove si trova la tomba del fondatore del chassidismo Ba’al Shem Tov. Il tema del patrimonio ebraico in Ucraina ha tanti risvolti, ci spiega Kotlyar, a cominciare dai monumenti storici, come sinagoghe e cimiteri nelle grandi città e negli shtetl nei quali non ci sono più ebrei, ma anche una rete di musei e archivi dove si conservano le collezioni dei documenti ebraici e artefatti della vita tradizionale. Inoltre, non va dimenticato il patrimonio artistico del modernismo ebraico, legato alla Kultur Lige fondata a Kiev nel 1918, il quale tutt’ora alimenta la cultura ebraica contemporanea. Vanno menzionate a parte le numerose città e shtetl, come Uman e Medzhibozh, che sono diventate centri della diffusione del chassidismo e che ospitano le tombe dei tzadikim e per questo rappresentano mete del pellegrinaggio chassidico. E infine c’è il tema della memoria dell’Olocausto, gli sforzi portati avanti sul terreno dal dopoguerra per rompere il silenzio con lo scopo di raccogliere le testimonianze e ricostruire i nomi delle vittime. A Kharkiv a causa della guerra hanno sofferto tanti di questi strati del patrimonio ebraico. Oltre al memoriale è stato distrutto l’edificio che ospitava la sede dell’organizzazione ebraica giovanile Hillel, è stata danneggiata la scuola ebraica. Nella Sinagoga corale (1912-1913), per la quale Kotlyar ha progettato nel 1995 le vetrate, un’onda d’urto ha fatto saltare i vetri, mentre un missile ha sfondato il tetto della Sinagoga Chebotarskaya (1912) che ospitava una yeshivah. “I processi legati alla memoria della Shoah in Ucraina che sono cominciati negli anni Cinquanta e hanno preso una nuova svolta negli anni Novanta, non si sono conclusi”, – considera Kotlyar. Il problema riguarda soprattutto i piccoli comuni dove mancano finanziamenti e non ci sono più ebrei. Lì, grazie ad iniziative private, veniva promossa la creazione dei memoriali e la sensibilizzazione sul tema dell’Olocausto. “Ora è cominciata la guerra che può cancellare questi sforzi e che ha distrutto la vita pacifica e la struttura delle comunità ebraiche che ha richiesto tanto tempo per essere costruita”, conclude lo studioso. A Mariupol, rasa al suolo dall’offensiva russa, non c’è stato nessun miracolo e anche i luoghi che hanno animato la vita ebraica negli ultimi trent’anni sono stati distrutti. Ljudmila Bejter, l’assistente del rabbino di Mariupol, che aveva raccontato a Mosaico la sua fuga dall’inferno della guerra, condivide con noi le immagini delle macerie, tutto quello che resta dall’edifico di via Kharlampievskaya 6, dove negli anni Novanta è cominciata la rinascita della vita ebraica nella città e che fino al 2020 ospitava la sinagoga e altri servizi della comunità. Si tratta di un luogo che era anticamente legato alla storia ebraica della città e dove nel 1864 fu eretta una casa di preghiera, edificio che non si era preservato ai giorni nostri. Accanto si trovava una costruzione che nell’Ottocento ospitava un istituto ebraico femminile (fino a pochi mesi fa una scuola privata), distrutta anch’essa dall’attacco russo. Nel 2020 la sinagoga si era trasferita in un edificio di due piani che si trovava sulla Prospettiva Myr 37. È stato colpito al tetto e il primo piano che ospitava la sala di preghiera è bruciato completamente. Sono stati persi tutti gli archivi della comunità. La guerra ha anche fermato un progetto ambizioso, quello di ricostruire la grande Sinagoga corale (1882) di Mariupol, che dagli anni Trenta dello scorso secolo era stata destinata dalle autorità sovietiche agli usi più svariati fino a portarla alla quasi completa distruzione (restano solo le mura) per mancata manutenzione. Non si sa se quel che resta dell’edificio ha subito ulteriori danni durante l’offensiva russa. “Proprio a ridosso della guerra stavamo lavorando ad un progetto di recupero e sognavamo di trasferire lì la comunità con tutti i suoi luoghi”, racconta Ljudmila. L’ennesimo progetto della rinascita ebraica in Ucraina cancellato da questa guerra.

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