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Studioso islamico Usa: parole di odio contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Bollettino della Comunità ebraica di Milano Rassegna Stampa
19.02.2022 Che cos'è la 'Zionophobia'?
Analisi di Nathan Greppi

Testata: Bollettino della Comunità ebraica di Milano
Data: 19 febbraio 2022
Pagina: 4
Autore: Nathan Greppi
Titolo: «Atenei, campus, università: va in scena la Zionophobia. Quando l’odio diventa militante»
Riprendiamo dal BOLLETTINO della Comunità ebraica di Milano, febbraio 2022, a pag.4, con il titolo "Atenei, campus, università: va in scena la Zionophobia. Quando l’odio diventa militante", il commento di Nathan Greppi.

Nathan Greppi, Autore presso MACHIAVELLI
Nathan Greppi

The Real Problem on College Campuses Is Zionophobia
Una manifestazione all'insegna della "Zionophobia"


C’è David al quale, alla Carleton University di Ottawa, hanno rotto la mezuzah sulla porta della camera e che, una volta sostituita, è stata definitivamente rubata. C’è poi il caso di Norman, studente filo-arabo del College Musicale di Berklee di Boston: infiammato dagli ultimi disordini tra Israele e Gaza, ha scritto in una chat studentesca che avrebbe voluto accoltellare tutti i sionisti presenti al College. Anche Helen, esterrefatta, all’Università Statale dello Utah ha visto i suoi compagni travestirsi per Halloween da ebrei chassidici come se nulla fosse, qualcosa di clownesco di cui ridere. Ma ci sono stati anche studenti di buona volontà che, quando hanno scoperto una svastica dipinta nel campus dell’Oberlin College dell’Ohio, l’hanno cancellata con lo spray. Segnalazioni anonime queste, rese pubbliche dall’associazione studentesca Jewish on Campus (JoC), nata come campagna su Instagram nel luglio 2020 e sviluppatasi al fine di raccogliere testimonianze di episodi di antisemitismo nei campus americani e organizzare proteste sui social per sensibilizzare il mondo studentesco su questi problemi. Sebbene nelle intenzioni dovrebbe essere un luogo che stimola il dibattito e l’apertura mentale, negli ultimi anni il mondo universitario, specialmente nei paesi anglofoni, è diventato uno dei maggiori incubatori di pulsioni antisemite e antisioniste, per cui diversi movimenti studenteschi fanno di tutto per rendere la vita impossibile agli ebrei che non ripudiano Israele e, più in generale, a chi non la pensa come loro sul conflitto. Il fenomeno non è molto presente in Italia, ma nei campus americani, canadesi e inglesi è tutto un altro discorso. Una tendenza che non si è fermata nemmeno con la pandemia, e che si è intensificata ulteriormente durante la guerra a Gaza nel maggio 2021.

A spiegare bene come si è sviluppato questo fenomeno nell’ultimo biennio è un rapporto dell’ADL (Anti-Defamation League) pubblicato nel dicembre 2021, intitolato The Anti-Israel Movement on U.S. Campuses, 2020-2021. Due in particolare sono le organizzazioni che diffondono odio per Israele e, in diversi casi, per gli ebrei nei campus universitari: la prima è Students for Justice in Palestine (SJP), che può contare su 180 sezioni locali negli Stati Uniti e 20 in Canada; essi organizzano spesso eventi nei campus dove si accusa Israele di praticare l’apartheid. L’altra è Jewish Voice for Peace (JVP), composta da ebrei di estrema sinistra che nel 2017 hanno ospitato Rasmea Odeh, terrorista palestinese che nel 1969 uccise due studenti universitari a Gerusalemme, oltre a sostenere la decisione dell’Unesco di negare le radici ebraiche di Hebron. A questi si aggiungono varie sigle minori, perlopiù formate da studenti di estrema sinistra o legate alle comunità di immigrati palestinesi e musulmani nel Nord America. Il collante che lega tutte queste realtà è una vicinanza al movimento BDS, che predica il boicottaggio economico e culturale di tutto ciò che è legato allo Stato Ebraico. Tra il 2020 e il 2021, consigli studenteschi negli Stati Uniti hanno approvato 11 risoluzioni legate al BDS su 17 che erano state proposte. Pur presentandosi come volte a combattere il presunto razzismo in Israele, esse stesse sono discriminatorie nei confronti di chi aveva posizioni vicine a Israele: ad esempio, nell’aprile 2021 al Pomona College di Claremont, in California, il consiglio studentesco approvò una risoluzione che obbligava gli studenti ebrei e filoisraeliani a dichiararsi favorevoli al BDS per poter avere il diritto di ricevere sovvenzioni da parte dell’ateneo. Le proteste suscitate da questa risoluzione furono tali che il mese successivo il consiglio modificò la risoluzione, rendendola meno restrittiva.

Ci sono stati anche casi in cui gli studenti filopalestinesi hanno apertamente inneggiato alla violenza nei confronti degli israeliani: il CUAD (Columbia University Apartheid Divest), associazione legata al BDS presente all’Università Columbia, sul proprio sito ha apertamente espresso il proprio sostegno alla “lotta armata”, oltre a tessere le lodi della già citata Rasmea Odeh. Sempre nel periodo 2020-2021, in almeno due campus ci sono stati episodi di ebrei facenti parte dei consigli studenteschi che sono stati presi di mira in prima persona: è successo nell’agosto 2020 a Rose Ritch, al tempo vicepresidente degli studenti all’Università della California del Sud, costretta a dimettersi dal suo incarico dopo ripetute molestie da parte di altri studenti, che la accusavano di razzismo per il suo essere ebrea e filoisraeliana. Sempre nell’agosto 2020 è iniziata una delle principali controversie sull’argomento di quell’anno: Rabad Abdulhadi, docente all’Università Statale di San Francisco, annunciò su Facebook che avrebbe ospitato durante una lezione in DAD Leila Khaled, terrorista palestinese divenuta famosa per aver preso parte al dirottamento di un aereo civile nel 1969. L’evento, previsto per il 23 settembre, venne chiuso congiuntamente da Zoom, Facebook e YouTube, il che suscitò diverse proteste nei mesi a seguire da parte di studenti e docenti di varie università. La Abdulhadi tentò di organizzare un secondo incontro con la Khaled su Zoom nell’aprile 2021, ma anche in quel caso la piattaforma interruppe tutto. Ci sono stati anche casi di centri ebraici Hillel che sono stati colpiti da atti di vandalismo: nell’aprile 2021, sul muro di un centro Hillel all’Università del Massachusetts qualcuno scrisse con lo spray la parola “Palestine”, e un fatto analogo era già avvenuto nel luglio 2020 ad un altro centro all’Università del Wisconsin. Anche per questo, ai primi di agosto 2021, Hillel ha annunciato una partnership con l’ADL per sviluppare strumenti al fine di tracciare e raccogliere segnalazioni di casi di antisemitismo nei campus delle università americane.

Il contesto britannico
Nel novembre 2021, un rapporto del Community Security Trust spiegava che durante l’anno accademico 2020/2021 gli episodi di antisemitismo nei campus universitari del Regno Unito erano aumentati del 59%: 111 episodi, contro i 70 avvenuti nell’anno accademico 2019/2020. Un incremento dovuto prevalentemente ai fatti di maggio, durante l’operazione militare d’Israele contro Hamas a Gaza: dei 111 episodi riportati, ben 64 sono avvenuti solo in quel periodo. «Il caso più eclatante è stato quello avvenuto all’Università di Bristol, dove il docente di sociologia David Miller è stato sospeso a ottobre per aver paragonato gli israeliani e gli ebrei alla Germania nazista, e per altri attacchi agli studenti ebrei dell’ateneo» spiega a Bet Magazine Olaf Stando, vicepresidente dell’EUJS (European Union of Jewish Students) ed ex-capo degli studenti ebrei all’Università di Aberdeen, in Scozia.

«È stato licenziato dopo un’accesa campagna di protesta portata avanti dall’UJS (Union of Jewish Students, che rappresenta tutti gli studenti ebrei nel Regno Unito e in Irlanda, ndr), dall’associazione degli studenti ebrei di Bristol e dalla comunità ebraica locale, che hanno portato le autorità ad indagare. È un caso rappresentativo di diversi accademici chiusi nelle loro bolle, dove si pensa che Israele è il male assoluto e che se vuoi essere un antimperialista devi credere a tutto questo. L’altra parte purtroppo non è molto rappresentata, ma allo stesso tempo l’UJS ha organizzato diverse attività nei campus per contrastare questa narrazione, cercando di convincere diversi atenei ad adottare la definizione di antisemitismo dell’IHRA». Nonostante il clima possa sembrare cupo, c’è chi pensa che l’ambiente accademico nel paese resti favorevole agli ebrei, e gli odiatori sarebbero una minoranza rumorosa: Nina Freedman, attuale Presidente dell’UJS, ci spiega che l’odio per gli ebrei e Israele «è un fenomeno costante, non è peggiorato particolarmente; ho avuto modo di parlare con i miei predecessori, che hanno guidato l’UJS negli anni ’80 e ’90, e già allora dovettero affrontare accesi dibattiti dove dall’altra parte c’era chi equiparava il sionismo al razzismo. C’è stato un notevole aumento dell’antisemitismo durante l’ultima escalation a Gaza, ma quando è finita i livelli sono tornati normali». Per quanto riguarda la sicurezza degli studenti ebrei, afferma che «non penso che i campus siano un ambiente minaccioso. Anche se ogni tanto ci sono episodi di antisemitismo, nel complesso gli studenti ebrei vi conducono una vita molto felice e intensa».

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