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Libero Rassegna Stampa
22.06.2024 La sinistra sogna un’Europa in fiamme
Editoriale di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 22 giugno 2024
Pagina: 1/12
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «Da Parigi a Roma, la sinistra torna alla tattica più collaudata: demonizzare l'avversario»

Riprendiamo da LIBERO di oggi 22/06/2024, a pag. 1/12, con il titolo "Da Parigi a Roma, la sinistra torna alla tattica più collaudata: demonizzare l'avversario", il commento di Daniele Capezzone. 

Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

"Tutto il mondo detesta i razzisti", categoria in cui la sinistra francese racchiude tutto ciò che non è di sinistra. Invece di incoraggiare i cambiamenti della destra francese, la sinistra fa quadrato e ha deciso di partire con la solita campagna di demonizzazione del nemico. E la sinistra italiana sta già seguendo l'esempio.

Non occorre essere campioni di scacchi, e dunque- per definizione- almeno un paio di mosse avanti con il pensiero rispetto allo sviluppo della partita per comprendere ciò che sta per accadere in Francia. E - a cascata - il tentativo che qualcuno farà di ripetere l’operazione anche in Italia.
La parola chiave è diabolisation, cioè demonizzazione: ovviamente della destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Non importa - a sinistra - che il Rassemblement National si stia “melonizzando”, e cioè che voglia porsi come destra di governo, anche modificando positivamente le sue vecchie posizioni di politica estera, fino a qualche tempo fa obliquamente filo-Putin. No, la demonizzazione deve procedere lo stesso e anzi aggravarsi. Rientra in questa logica lo spariglio delle elezioni immediate decise da Emmanuel Macron; e ancor più la formazione di un Fronte popolare che ha al suo interno perfino componenti esplicitamente antisemite e ultra-immigrazioniste, deliberatamente volte a fare il pieno del voto islamista. E che combina tutto questo con un programma di impressionante massimalismo di sinistra: più tasse, attacco alla proprietà privata, statalismo sfrenato.
Ma tutto è tenuto insieme dalla diabolisation del nemico: tale è il rischio «fascista» - raccontano - che tutti gli altri devono unirsi. E con istinto suicida lo stesso Macron, i cui candidati ben difficilmente, Parigi a parte, accederanno al secondo turno elettorale, si prepara ad appoggiare al ballottaggio comunisti ed estremisti assortiti.

AGITAZIONE COSTRUITA

Torniamo al nostro scacchista: se l’avversario si comporta così, qual è la sua prossima mossa? La risposta è fin troppo semplice: feu, incendie, cioè il fuoco, l’incendio. Cosa sognano i frontisti? Un Jordan Bardella inchiodato a fare il primo ministro, mentre tutto intorno il Paese viene letteralmente dato alle fiamme. Banlieue in rivolta, borsa a picco, spread in rialzo, tensione sui titoli pubblici, piazze in agitazione perenne. Più, in ordine sparso ma con un coordinamento neanche troppo subliminale, l’agitazione perpetua di comunità islamiche, estremisti politici di sinistra, piromani e professionisti del caos.
Questo è ciò che sogna il Fronte popolare. Con l’obiettivo evidente di liquidare Bardella, azzoppare Le Pen, e riaprire la partita verso le Presidenziali che teoricamente sarebbero calendarizzate per il 2027. Naturalmente si tratta di capire come il Rassemblement Nationl metterà in campo una adeguata controstrategia: evitando di farsi crofiggere al governo, incalzando Macron verso le dimissioni (politicamente difficili da evitare per un presidente che abbia scelto un simile azzardo), tentando di determinare un’anticipazione delle presidenziali. Lo scopriremo nei prossimi mesi: ma ora ciò che dobbiamo fissarci in mente è la sequenza logica e cronologica tra diabolisation e feu, tra demonizzazione e fiamme.

AMMUCCHIATA DEL CAOS

Spostandoci da Parigi a Roma, lo schema rischia di essere presto il medesimo. La sinistra non ha una proposta costruttiva per vincere. Non si è nemmeno posta il problema di armonizzare linee confliggenti, al suo interno, tra atlantisti e anti-occidentali, tra fautori e avversari delle grandi opere (per citare solo due linee di frattura tra le molte possibili). No, punta ad ammucchiare tutto l’ammucchiabile con il duplice obiettivo- pure qui - di demonizzare Meloni, di descrivere a tinte nere il premierato, l’Autonomia regionale e la separazione delle carriere, e quindi appiccare il fuoco.
Non c’è alcuna pars construens, e meno che mai un’attività emendativa o di dialogo possibile su questa o quella riforma, da parte della nostra sinistra. Lo schema è rozzamente binario: il nemico è «fascista-razzista-xenofobo-autoritario». Cosa resta, dunque? Si canta Bella ciao, e si qualifica l’avversario come “invasor”, come entità abusiva e ontologicamente inaccettabile, come anomalia da rimuovere.
Ma rimuoverlo è impossibile (o almeno improbabile), visti i dati elettorali confortanti per Fdi-Lega-Fi. E allora resta la prospettiva dell’incendio permanente, dell’incidente continuo, dello sdegno come condizione perpetua.
Siamo davanti a uno scenario tutt’altro che rassicurante, che deve inquietare chiunque non sia prigioniero del day by day e cerchi di guardare un poco oltre. Se è in grado di farlo, la destra dovrebbe reagire allargandosi (anziché arroccarsi), spingendo sui punti del suo programma che sono più attesi dai suoi elettori, a partire dal trittico tasse-sicurezza-immigrazione (anziché limitarsi alla gestione dello status quo), attrezzandosi per una battaglia anche culturale che deve essere ariosa e polifonica (anziché chiudersi in una trincea identitaria). Sfida delicata e incerta.
Per tutti.

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