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Libero Rassegna Stampa
19.05.2024 Ultimatum di Gantz a Bibi
Cronaca di Amedeo Ardenza

Testata: Libero
Data: 19 maggio 2024
Pagina: 14
Autore: Amedeo Ardenza
Titolo: «Ultimatum di Gantz a Bibi: Sconfiggere Hamas e liberare gli ostaggi, oppure salta il governo»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 19/05/2024, a pag. 14, con il titolo "Ultimatum di Gantz a Bibi: Sconfiggere Hamas e liberare gli ostaggi, oppure salta il governo", la cronaca di Amedeo Ardenza

Benny Gantz e Benjamin Netanyahu. Il leader centrista ed ex capo delle forze armate, ha posto un ultimatum a Netanyahu: presentare un piano per ottenere una vittoria totale entro il 1 settembre, compreso il ritorno a casa degli ostaggi, oppure il governo cade.

È stato un sabato di guerra in tutto il Paese ieri in Israele.
Verso sera Hamas ha esploso dodici missili da Gaza verso Ashqelon, nel sud; cinque di questi sono stati intercettati dal sistema missile Iron Dome.
Decine di allarmi aerei sono invece risuonati a nord dall’alba a sera inoltrata su una lunga serie di località. Un drone carico di esplosivo ha colpito un’area ai margini di Yiftah sempre nel nord, senza però causare danni mentre Hezbollah rivendicava il lancio di dieci missili. Una pioggia mortale e senza fine che tiene in scacco i distretti di Israele al confine con il Paese dei Cedri. Si conta che siano circa 80mila gli israeliani sfollati dalle loro case esposte anche ai colpi di obice anticarrio esplosi da Hezbollah oltre confine, armi micidiali contro le quali non c’è Iron Dome che tenga. Sabato i jet israeliani hanno replicato colpendo edifici e l’infrastruttura della milizia sciita nel sud del Libano a Ayta ash-Shab, Odaisseh, Aita-roun, e a Ramyeh.

PRESSIONI ESTERNE

Sul fronte della guerra a Hamas, la battaglia è molto accesa. Le Israel Defense Forces (Idf) hanno dichiarato di aver distrutto 100 siti (a inclusione di molte rampe di lancio missili) legati al gruppo terrorista a Rafah, nel sud della Striscia ,e di aver individuato dieci tunnel utilizzati presumibilmente per far affluire armi e materiale da costruzione dall’Egitto.
La 401esima Brigata corrazzata ha dichiarato di aver eliminato 50 operativi di Hamas mentre la Brigata Givati ne avrebbe eliminati altri 80.
Ieri gli scontri si sono anche allargati alla Cisgiordania: la Jihad islamica ha confermato che un suo comandate a Jenin, Islam Ghumayseh, è stato ucciso in un attacco israeliano. All’intensificarsi delle attività militari cresce anche la pressione internazionale sullo Stato ebraico affinché non scateni l’annunciata operazione in grande stile contro Hamas sempre a Rafah: al governo di Gerusalemme è arrivato un appello in questo senso formato da 13 Paesi – tutti quelli del G7 (ma non gli Usa) e poi Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud e ancora Danimarca, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia.Nel documento vengono anche chiesti «ulteriori sforzi» per migliorare i flussi di ingresso degli aiuti internazionali «attraverso tutti i valichi interessati, compreso quello di Rafah». Le stesse Idf hanno annunciato che ieri 310 pallet di aiuti umanitari sono entrati a Gaza attraverso il molo galleggiante allestito dai militari statunitensi.
Da parte loro gli Usa hanno annunciato la visita oggi in Israele del consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, che ieri era in Arabia Saudita. Da quando, il 6 maggio, Israele ha ordinato ai civili di lasciare le zone orientali di Rafah in previsione di una grande offensiva di terra, 640.000 persone sarebbero scappate dalla città adagiata lungo il confine fra Gaza e l’Egitto. Rafah è passata da 300 mila a 1,3 milioni di abitanti dall’inizio dell’invasione di Gaza da parte delle Idf lo scorso 27 ottobre sulle tracce dei tagliagole di Hamas.
Sul fronte politico la serata non è stata meno calda: sul fare della sera, appena finito il riposo dello Shabbat, migliaia di manifestanti sono scesi in strada a Tel Aviv per protestare una volta ancora contro il governo e soprattutto contro il suo capo Benjamin Netanyahu, accusato di non avere una strategia per la conclusione della guerra e, soprattutto, di non dare la priorità alla liberazione degli ostaggi. Per sensibilizzare il mondo sulla sorte dei 125 civili israeliani (ma molti di loro sono cittadini anche di altri Paesi) alla manifestazione erano attesi interventi in persona o in video anche degli ambasciatori in Israele di Stati Uniti, Germania e Australia nonché l’intervento della cantante Eden Golan reduce dall’Eurovision di Malmö.

SEI OBIETTIVI

Sabato sera ha anche segnato un’apparente svolta politica. Benny Gantz, già capo delle forze armate e leader centrista entrato nel gabinetto di guerra dopo il pogrom sca-tenato da Hamas lo scorso 7 ottobre, ha dato un ultimatum al governo di Netanyahu.
L’esecutivo, ha scandito l’ex generale, deve formulare entro tre settimane un piano d'azione globale con sei obiettivi tra cui il ritorno dei sequestrati, la sconfitta di Hamas e il ritorno degli abitanti del nord alle loro case entro il 1° settembre. «Mentre i soldati israeliani mostrano un coraggio supremo al fronte, alcuni degli uomini che li hanno mandati in battaglia si comportano in modo codardo e irresponsabile».
Gantz ha anche chiesto una strategia per il governo di Gaza nel dopo Hamas e l’adozione in Israele di una legge che regoli la partecipazione della minoranza ortodossa, gli haredim, al servizio militare nazionale. Bibi, che senza Gantz resterebbe schiacciato sulla destra religiosa e nazionalista, è avvisato.

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