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Libero Rassegna Stampa
18.05.2024 Antisemiti nel pallone: Israele sia sospesa dalla Fifa
Analisi di Amedeo Ardenza

Testata: Libero
Data: 18 maggio 2024
Pagina: 15
Autore: Amedeo Ardenza
Titolo: «Antisemiti nel pallone: Israele sia sospesa dalla Fifa»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 18/05/2024, a pag. 14, con il titolo "Antisemiti nel pallone: Israele sia sospesa dalla Fifa", la cronaca di Amedeo Ardenza

Gianni Infantino, presidente della FIFA, sta valutando la richiesta della Palestina di espellere la squadra nazionale di Israele dai Mondiali. La richiesta della Palestina è sostenuta da Stati molto "pesanti" nel calcio internazionale: Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar. Così anche la FIFA si trasforma in uno strumento di pressione internazionale contro Israele, colpevole di difendersi da Hamas. 

Israele fuori dal calcio internazionale. La caccia alle streghe su scala globale allo Stato degli ebrei è passata anche dal congresso mondiale della Fifa celebrato ieri a Bangkok. È stata la rappresentanza palestinese presso la Fifa a chiedere lo scorso marzo la cacciata dell’ebreo fra gli Stati. Scopo della richiesta: «Rispettare e proteggere tutti i diritti umani riconosciuti a livello internazionale, affrontando le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario commesse da Israele».
Alla faccia dello spirito olimpico secondo cui le Olimpiadi – e per esteso le competizioni sportive di alto livello – dovrebbero essere un momento di «tregua sacra», di incontro fra atleti affratellati nello sport, i palestinesi cercano di usare la Fifa come strumento di pressione contro Israele; un Paese colpevole di aver inseguito fin dentro ai tunnel di Gaza i terroristi di Hamas che lo scorso 7 ottobre hanno trucidato 1.200 civili e rapito alcune centinaia di persone. La richiesta della Palestinian Football Association è stata appoggiata dai delegati di Giordania, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar. I primi due Paesi riconoscono Israele e ospitano ambasciatori dello Stato ebraico. Così non fa Riad anche se i rapporti del gigante saudita con Gerusalemme sono di fatto molto buoni. Buoni al punto che secondo alcuni osservatori, Hamas si è scatenata lo scorso 7 ottobre proprio per impedire un nuovo “Accordo di Abramo”.
Non sorprende invece il sì antisrealiano del Qatar che da dodici anni ospita e finanzia Hamas. Quello di Doha è un sì di peso: il ricchissimo emirato ha ospitato il mondiale di calcio un anno e mezzo fa diventando un big nel mondo del calcio internazionale. Basti ricordare che il Mondiale è stato celebrato a dicembre, uno dei pochi mesi in cui a quelle latitudini non si muore di caldo. Da cui l’articolata risposta fornita ieri dal presidente della Fifa, Gianni Infantino: «La Fifa incaricherà un esperto legale indipendente di analizzare le tre richieste avanzate dall'associazione calcistica palestinese. Questa valutazione dovrà consentire i contributi e il chiarimento di entrambe le parti. Il risultato sarà poi trasmesso al Consiglio della Fifa, ma data l'urgenza della situazione, il 20 luglio sarà convocato un Consiglio straordinario della Fifa per esaminare il risultato della valutazione e decidere».
Dovrebbe invece arrivare nel giro di due settimane una risposta della Corte internazionale di giustizia (Cig) a una nuova richiesta del Sudafrica.
Pretoria ha adito d’urgenza la Cig sostenendo che l’offensiva di Israele nel sud di Gaza sia un nuovo tentativo di sterminare il popolo palestinese: per impedire il presunto genocidio, la Cig dovrebbe dunque ordinare a Israele di fermarsi. Ieri il team legale dello stato ebraico ha accusato il Sudafrica di ignorare che Gerusalemme sta continuando a facilitare il trasferimento di aiuti umanitari a Gaza, poi ha ricordato che Pretoria ha di recente ospitato i terroristi di Hamas. Terroristi che usa come fonti attendibili per denunciare Israele. «Il Sudafrica presenta alla corte per la quarta volta un'immagine completamente separata dai fatti e dalle circostanze», ha protestato venerdì il vice procuratore generale israeliano, Gilad Noam.
Noam ha poi ricordato che Israele ha rinunciato a un’operazione su larga scala a Rafah, proprio per evitare di danneggiare i civili.
Ma soprattutto, ha aggiunto, «sfruttando la convenzione sul genocidio, il Sudafrica sta suggerendo una let-tura contorta del diritto internazionale, in base alla quale qualsiasi conflitto può essere portato davanti a questa corte, con il risultato assurdo che a Israele verrebbe negato il suo diritto intrinseco alla difesa e Ha-mas, da parte sua, rimarrebbe libero di continuare a commettere i suoi orribili crimini». Quanto all’accusa mossa da Pretoria, Noam è stato lapidario: «State svilendo il termine genocidio».

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