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Libero Rassegna Stampa
07.05.2024 Israele non crede alle offerte di Hamas
Analisi di Amedeo Ardenza

Testata: Libero
Data: 07 maggio 2024
Pagina: 13
Autore: Amedeo Ardenza
Titolo: «Israele non crede alle offerte di Hamas»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 07/05/2024, a pag. 13, con il titolo "Israele non crede alle offerte di Hamas", l'analisi di Amedeo Ardenza

Yahya Sinwar, capo dei terroristi di Hamas a Gaza. Credereste a quest'uomo? Anche l'accettazione dell'ultima proposta di tregua potrebbe essere un bluff. Netanyahu non gli crede.

Nel tardo pomeriggio di ieri la notizia che tutti speravano di sentire: Hamas avrebbe accettato di firmare un accordo di tregua con Israele sulla base dell’intesa mediata dall’Egitto con il supporto del Qatar e il contributo diretto dell’amministrazione statunitense. Purtroppo sembra che si tratti di un nuovo bluff del gruppo terrorista. L’Ufficio del Primo Ministro israeliano ha dichiarato che la proposta di Hamas è «lontana dalle nostre richieste».
Ma Israele non chiude la porta: una delegazione di negoziatori si incontrerà con i mediatori arabi per approfondire le discussioni per un accordo sulla liberazione degli ostaggi. Intanto però le prime truppe IDF sarebbero entrate a Rafah.
Poco prima delle 22.30 l’esercito israeliano ha confermato che da Gaza sono stati lanciati razzi sulle comunità nel Sud del Paese. La notizia, qualche minuto prima, era stata diffusa dalla Jihad islamica.
I tamburi di guerra avevano ripreso a suonare lunedì quando con avvisi sonori e volantini in arabo le Israel Defence Forces (Idf) hanno invitato parte della popolazione di Rafah ad allontanarsi dalla città più meridionale di Gaza, adagiata lungo il confine fra l’enclave palestinese e l’Egitto. Da mesi ormai Rafah è la città più sovrappopolata di tutta la Striscia: si calcola che oltre un milione di gazawi sfollativi abbia trovato rifugio mentre nel nord di Gaza infuriava la guerra aperta fra le Idf e Hamas. Così lunedì chi in auto, chi in bicicletta, chi a piedi e chi ancora seguendo il carretto trainato da un asino, gli sfollati del nord si sono incamminati verso le due tendopoli allestite per accogliere i senza tetto. Se è difficile immaginare che le tendopoli possano ospitare un milione di persone, la richiesta degli israeliani ai gazawi ha sortito l’apparente effetto di convincere Hamas a firmare l’intesa. Lunedì sera l’ok da parte del gruppo terroristico palestinese non era stato ufficializzato allo stato ebraico ma comunicato al primo ministro del Qatar Mohammad Al Thani e al capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel. Ma Al Jazeera – cheil governo di Benjamin Netanyahu ha “spento” in Israele accusandola di essere un canale di diffusione di propaganda – non ha specificato quali condizioni siano state accettate da Hamas.

FERMEZZA

Il governo israeliano da parte sua è stato molto fermo: il gruppo terrorista dovrà liberare gli ostaggi israeliani all’inizio e non alla fine del periodo di tregua mentre le Idf dovranno poter restare nella Striscia proprio per impedire a Hamas di ricostituire i propri ranghi. In serata Khalil al-Hayya, numero due del leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, ha riferito sempre ad Al Jazeera che lo stesso presidente degli Usa Joe Biden sarebbe impegnato a garantire l’accordo. Accordo che porterebbe a una rapida cessazione permanente delle operazioni militari a Gaza. «Stiamo aspettando la risposta dell’occupante alla nostra proposta».
Gli israeliani non si sono fatti impressionare. Poco dopo il presunto sì di Hamas, i canali tv Kan 12 e 13 hanno riportato le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo secondo cui le condizioni poste da Hamas «non sono chiare». La fiducia è a zero: domenica, nelle ore in cui Israele aspettava una risposta da Hamas, il gruppo ha esploso dieci missili da una postazione a 350 metri da un punto di aiuti umanitari a Rafah prendendo di mira il valico di Keren Shalom da dove entrano gli aiuti umanitari israeliani a Gaza. A conferma dell’inesistente fiducia verso Hamas, lunedì sera il ministro della Difesa Yoav Gallant ha diffuso una nota per informare di essersi riunito con il capo di stato maggiore delle Idf, Herzi Halevi e con il capo della Direzione operazioni, Oded Basiuk. I tre, si legge nella nota, hanno discusso «i piani operativi previsti dalle Idf nella Striscia di Gaza, con particolare attenzione all'area di Rafah». Non è escluso che dietro al sì alla tregua ci siano le pressioni del Cairo che, più di tutti, teme come un attacco contro Rafah spinga centinaia di migliaia di gazawi a cercare protezione in Egitto. Gli israeliani ci vanno dunque con i piedi di piombo: la giornata si era aperta con il suono delle sirene per segnalare, per la prima volta in molti mesi, non l’arrivo di una serie di missili ma per invitare le persone a fermarsi per un minuto e commemorare i sei milioni di ebrei sterminati in Europa durante la Seconda guerra mondiale. Quel rito collettivo con cui gli israeliani ricordano i morti del passato è anche un monito per il futuro.

REPUBBLICANI USA

Una risposta forte in questo senso è arrivata ieri da un gruppo di senatori repubblicani a stelle e strisce. Mentre l'amministrazione democratica fa di tutto affinché Israele non attacchi Rafah, i senatori si sono rivolti per iscritto al procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) Karim Khan in merito alla presunta intenzione della corte di spiccare mandati di arresto contro esponenti del governo di Gerusalemme. «Prendete di mira Israele e noi prenderemo di mira voi».

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