martedi` 25 giugno 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






Libero Rassegna Stampa
04.05.2024 Cari professori, da che parte state?
Editoriale di Mario Sechi

Testata: Libero
Data: 04 maggio 2024
Pagina: 1/7
Autore: Mario Sechi
Titolo: «Cari professori, da che parte state?»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 04/05/2024, a pag.1/7 con il titolo "Cari professori, da che parte state?" l'editoriale di Mario Sechi.


Mario Sechi

Collettivi pro-Palestina alla Statale di Milano. L'ateneo ha impedito un dibattito su Israele, unica democrazia nel Medio Oriente, per paura di disordini, invece di garantirne lo svolgimento. Un'altra resa alla violenza a scapito della libertà di espressione. Un altro esempio di come le nostre università siano diventate luoghi pericolosi per gli ebrei e per chiunque non voglia demonizzare Israele. Una domanda a Giorgia Meloni: fino a quando lo permetterai?

L’università di Milano ha cancellato un dibattito su Israele, previsto per il 7 maggio, una discussione sulla «unica democrazia del Medio Oriente» (la cristallina verità). Cosa è successo? Incombe la minaccia dei nuovi antisemiti, gli utili idioti di Hamas, di Hezbollah, dell’Iran. Non è una gran novità, da mesi la gazzarra è in corso, negli atenei sfilano le majorette dei nemici della democrazia.
Invece di organizzarsi e difendere il bene supremo, la libertà di espressione, sul ponte della Statale sventola la bandiera bianca. È un caso pietoso di debolezza dello spirito, quando la parola arretra, la violenza avanza.
Questa resa non servirà a niente, perché le canaglie che hanno ottenuto il silenzio ieri, continueranno a pretenderlo anche domani, sempre. Mentre la cronaca impagina questa tragica vittoria della censura (che spalanca i cancelli ad altre incursioni letali nel campo del libero pensiero), secondo il Wall Street Journal il governo israeliano ha lanciato un ultimatum di sei giorni per liberare gli ostaggi. L’offensiva a Rafah ci sarà in ogni caso, Israele ha detto ai terroristi di Hamas che non c’è spazio per mercanteggiare e mandare le lancette dell’orologio indietro, sperare che tutto torni come prima. Tutte le guerre finiscono, ma per Gaza quel tempo non è ancora giunto. E non ci sarà pace finché i palestinesi non capiranno che la loro rovina si chiama Hamas. Le immagini della festa sulle strade di Gaza dopo la strage del 7 ottobre sono un memento per chi cerca di liquidare la carneficina (e il consenso per la caccia all’ebreo) come un episodio che si può archiviare come un incidente. Tutto dimenticato, nelle università trionfa il jihad.
Sei ebreo, sei un liberale, sei un difensore delle ragioni di Israele, sei Occidentale? Questo basta per escluderti, minacciarti, tenerti ai margini, guardarti con sospetto, indicarti come nemico pubblico. Qualcosa resterà e prima o poi, qualcuno colpirà. Quelli che vengono chiamati, con tono vezzeggiativo, «ragazzi» e «studenti» dai commentatori incipriati sono un pericolo, non conoscono limiti, sono, irrazionali, ignoranti, fanatici.
La sinistra liscia il pelo a questi somari, mentre dovrebbe invocare un urgente ritorno dell’ordine, della gerarchia del sapere, il rispetto di chi non può permettersi di giocare con gli slogan antisemiti (quando urlano lo slogan sulla Palestina libera, «dal fiume al mare», questi fulminati da TikTok, sanno che inneggiano alla cancellazione di Israele dalla carta geografica? Sono sommersi dalle chiacchiere e dall’odio dei social media. Nel ricco scemenzario del piccolo jihadista con la paghetta le frasi non cominciano e non finiscono, stanno sospese a mezz’aria, ma hanno il tono della sentenza per la fucilazione. Come in un eterno ritorno dell’uguale, quello che scriveva nel 1987 Allan Bloom nel libro La chiusura della mente americana si è realizzato pienamente nelle università: «Negare la possibilità di conoscere il bene e il male».
Il nostro sistema educativo serve a formare chi? Guardateli, ascoltateli, i fan degli sgozzatori degli ebrei. E voi, cari professori, non vi sentite neanche un po’ responsabili di questo sfascio?
Separare la filosofia della scienza, considerare la letteratura e la storia come materie inutili, buone solo per il cazzeggio tra persone che non hanno bisogno di lavorare, esaltare la tecnica e premiare lo specialista senza cultura, hanno desertificato la scuola. Se l’università chiude e i docenti sotto sotto (e anche sopra) concordano, allora dall’accademia escono in serie questi tipi umani: gli indifferenti, i fanatici, gli ignoranti. E professori laureati cum laude in sventolio della bandiera bianca.

Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@liberoquotidiano.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT