martedi` 25 giugno 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






Libero Rassegna Stampa
03.05.2024 Gli atenei italiani in pericolo
Analisi di Daniele Dell'Orco

Testata: Libero
Data: 03 maggio 2024
Pagina: 3
Autore: Daniele Dell'Orco
Titolo: «Assemblee e appelli nelle città, gli atenei italiani si mobilitano»

Riprendiamo da LIBERO del 03/05/2024, a pag. 3, con il titolo "Assemblee e appelli nelle città, gli atenei italiani si mobilitano" cronaca di Daniele Dell'Orco.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Collettivi mobilitati anche al Politecnico di Milano. Non solo le università americane stanno vivendo un secondo 68 pro-Palestina, ma anche gli atenei italiani sono in subbuglio e si prepara una nuova ondata di contestazioni e occupazioni per chiedere il boicottaggio di Israele

Le proteste contro la guerra a Gaza si sono diffuse nelle ultime settimane nei campus universitari di tutti gli Stati Uniti. Alla Columbia alcuni manifestanti sono stati allontanati e arrestati dalla polizia dopo aver occupato lo stesso edificio che i manifestanti contro la guerra avevano presidiato nel 1968.
L’operazione di polizia condotta ieri notte per sgomberare il campus newyorchese è stata affiancata da un'altra, analoga, al New York City College, a sua volta animato da disordini causati dagli studenti e soprattutto, come spesso accade, anche da elementi estranei ai movimenti universitari. In totale, tra i manifestanti pro Gaza sono state arrestate circa 300 persone.
Subbuglio anche in California, con scontri tra manifestanti filo-palestinesi e contro-manifestanti nel campus Ucla, e in Texas, a Dallas, con 19 arresti da parte delle forze dell'ordine a seguito dello sgombero di un accampamento di manifestanti filo-palestinesi.
Le proteste non hanno ancora raggiunto le dimensioni delle grandi agitazioni studentesche della fine degli anni '60 contro la guerra del Vietnam o degli anni '80 contro l'apartheid sudafricano.
Ma in America temono un effetto contagio, specie in caso di aggravamento della situazione nella Striscia di Gaza e di un inizio dell'offensiva di terra israeliana a Rafah.
Una eco che potrebbe raggiungere anche l’Italia, dove per settimane gli atenei sono stati presi d’assalto da parte dei collettivi studenteschi in varie città: Torino, Bari, Roma, Bologna, Firenze, Pisa, Napoli. Tra picchetti, occupazioni, scontri con la polizia, cortei, catene e scioperi della fame, gli antagonisti, capitanati dalla sigla “Cambiare rotta” ma rimpinguati da altre realtà dell’ultrasinistra disposte a dare manforte, hanno fatto pressioni (inutili nella stragrande maggioranza dei casi) sui rispettivi rettorati affinché sospendessero le sinergie con le università israeliane, la collaborazione con Leonardo e la partecipazione al bando Maeci.
Dopo mesi di iniziative intermittenti, ora da un paio di settimane il vento della ribellione sembra passato, ma proprio da oltreoceano potrebbero arrivare a soffiare nuove correnti capaci di restituire vigore alla demagogia della sinistra.
Sia i vertici universitari che le forze dell’ordine sono in allerta, anche se il tempo a disposizione per riorganizzare iniziative è poco. Fonti dalla Sapienza di Roma spiegano a Libero che, sebbene i collettivi siano costantemente attivi in questo senso, l’ultima vera iniziativa (più social che altro) è quella datata 17 aprile, quando “Cambiare rotta” indisse uno sciopero della fame durato da colazione a merenda. A Torino invece l’orologio s'è fermato al 23 aprile, quando gli studenti protestarono contro l’evento della «Conferenza degli addetti scientifici e spaziali e degli esperti agricoli 2024», ospitato dal Politecnico insieme a ministri e istituzioni. Dal capoluogo piemontese ci spiegano invece che i movimenti studenteschi potrebbero utilizzare come strategia per risollevare l'attenzione sul tema ed evitare ridondanza l’uso di sigle e siglette di movimenti paralleli che fanno però capo sempre ai soliti noti della sinistra estrema. Si tratta delle due città, insieme a Napoli, Bari e alla Toscana, in cui il livello di allerta è il più alto in assoluto.
Tra un paio di settimane termineranno i corsi e gli atenei stanno già iniziando a svuotarsi, quindi dalla seconda metà di maggio la possibilità di mobilitare folle diventerà pressoché nulla. Proprio per questo i Collettivi, colti magari di sorpresa dalle iniziative dei loro colleghi americani, potrebbero aver voglia di evitare che l'ora diventi tarda.
Oggi a Milano, per esempio, è in programma al Politecnico di Milano un’Assemblea studentesca, con un preciso richiamo «agli studenti universitari che in questi giorni dalla Columbia in America a Science Po a Parigi, passando per Berlino, Tokyo, Cambridge, stanno facendo sentire alta la voce in solidarietà al popolo palestinese». A Torino, il 7 maggio, gli studenti di Cambiare rotta e di Progetto Palestina presenteranno un documento in cui chiedono di chiarire i rapporti tra l’università e le istituzioni israeliane; chiedono anche di poter essere presenti alla discussione, con una delegazione.
In altri atenei romani, come Roma -Tre, la data da appuntare sul calendario sarà invece quella del 22 maggio, giorno dello svolgimento del Senato Accademico. Male iniziative potrebbero ben presto arrivare a moltiplicarsi. Gli studenti rossi che tanto si sono sforzati per seminare caos in giro per mesi non vogliono rischiare che un’ondata di manifestazioni in Occidente si possa scatenare mentre loro saranno in bermuda e infradito.

 

Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@liberoquotidiano.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT