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Libero Rassegna Stampa
17.04.2024 Il grande circo del 25 Aprile è pronto
Commento di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 17 aprile 2024
Pagina: 1/12
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «Il voto si avvicina. L'Anpi e Canfora si preparano alla resistenza: lo spettro fascista non deve morire»

Riprendiamo da LIBERO di oggi 17/04/2024, a pag. 1/12, con il titolo "Il voto si avvicina. L'Anpi e Canfora si preparano alla resistenza: lo spettro fascista non deve morire", il commento di Daniele Capezzone.

Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

Luciano Canfora al corteo del 25 aprile. Come tutti gli anni resuscita il pericolo fascista e si prepara a fare la resistenza. Soprattutto se le elezioni sono vicine. Canfora continua ad essere un convinto sostenitore dello stalinismo.

Niente da fare. È più forte di loro: i compagni non riescono proprio a divincolarsi dalle vecchie ossessioni da cui sono abitati e posseduti, dagli antichi demoni che non sanno e forse nemmeno vogliono esorcizzare. Fascismo e antifascismo non possono finire mai, un po’ come il celebre personaggio del romanzo di Stephen King, poi divenuto film di Rob Reiner, Misery non deve morire. Non osi un malcapitato autore far venire meno una sua protagonista, perché qualche lettrice ossessionata e psicopatica potrebbe (...) sequestrarlo e imporgli con la violenza di farla “resuscitare”, sotto minaccia di conseguenze atroci. Allo stesso modo, non osi la storia pensare di andare avanti: pure nel 2024, la bellezza di settantanove anni dopo il 1945, dobbiamo ancora restare inchiodati a una divisione insuperabile, a una frattura insanabile, a uno spartiacque fatale. Il fascismo di cui a sinistra continuano a parlare non esiste, non c’è, è un’invenzione. Eppure per i nostri progressisti “deve” esistere (si diceva: Misery non deve morire...) perché ormai la loro follia è sintonizzata e settata su quella lunghezza d’onda. Perché quel fascismo inesistente serve a loro come coperta di Linus. Per scaldarsi-rassicurarsi-confermarsi-confortarsi nella loro visione del mondo, nei loro schemini, nelle loro certezze. Per farli sentire buoni contro i cattivi, anzi buonissimi contro i cattivissimi. Per dar loro la sensazione che tutto sia rimasto al posto che ritengono giusto. Proprio come chi è preda di un disturbo ossessivo-compulsivo ormai fuori controllo, ripetono all’infinito lo stesso inutile rituale (ricontano le cose cento volte, scrutano la manopola del gas, ricontrollano la serratura della porta) nella speranza di tranquillizzarsi: ma in realtà sono solo paralizzati, sono bloccati, non sanno fare altro. L’ordine che cercano disperatamente di fare intorno a sé è lo specchio deformato dell’ordine che non riescono più a ricostruire dentro di sé. E allora ecco – puntuale e banale – il manifesto di convocazione del 25 aprile redatto dall’Anpi nazionale: «Tutte e tutti in piazza (...), uniti per contrastare il rischio, sempre più incalzante, di una deriva autoritaria nel nostro paese». Ah sì? Quindi il rischio-fascismo c’è adesso, nel 2024? Disturbo ossessivo-compulsivo, appunto. Ma all’Anpi provinciale di Milano dev’essere sembrato poco, visto che i compagni lombardi hanno deciso di rincarare la dose: «Contro gli attacchi alla Costituzione che l’attuale governo di estrema destra sta attuando attraverso l’introduzione del premierato e dell’autonomia differenziata, occorrerà mobilitarsi...». Avete letto bene: il governo attuale è di «estrema destra», e le manifestazioni del 25 aprile devono diventare una generica chiassata politica contro autonomia e premierato, cioè pure manifestazioni politiche di stampo antigovernativo. Altro che 25 aprile e Liberazione. A ben vedere, è la stessa logica che ha portato davanti all’ingresso del tribunale di Bari alcuni manifestanti (guarda caso con bandieroni dell’Anpi e della Cgil) ad accogliere Luciano Canfora e il suo avvocato Michele Laforgia (proprio lui, griderebbero i telecronisti di calcio: cioè il candidato alle comunali sostenuto dai grillini) alla vigilia dell’udienza nella quale l’accademico è stato rinviato a giudizio per aver soavemente definito Giorgia Meloni, qualche anno fa, «neonazista nell’anima», una «poveretta», nonché «una mentecatta pericolossisima». Queste parole – per inciso – vennero pronunciate dal professore nel corso di un incontro con gli studenti di un liceo scientifico. Già è stata sapientemente orchestrata – dall’Italia e con le consuete sponde estere più “spintanee” che spontanee – una microcampagna per sostenere che la libertà di pensiero sia sotto tiro, che il governo italiano metta nel mirino gli intellettuali progressisti, e così via.

TRE VOLTE COMICO

Il che è almeno tre volte risibile. Primo: nessuno ha vietato a Canfora di dire quel che ha detto, ma allo stesso modo nessuno può vietare alla cittadina Meloni di sentirsi insultata. Secondo: Meloni non è andata ad aggredire Canfora (ci mancherebbe altro), ma, come ogni cittadino può fare, si è semplicemente rivolta a un tribunale che deciderà sulla questione (e c’è semmai preventivamente da farsi il segno della croce in vista della sentenza, se si è credenti). Terzo: un conto è criticare anche aspramente qualcuno, altro conto è dargli del “neonazista”, a meno di ritenersi – in quanto accademici – legibus soluti, cioè sciolti ed esentati dal rispetto delle norme. La realtà è invece fin troppo semplice: da qui al 25 aprile, e poi fino al 9 giugno, data delle Europee, la polemica politica della sinistra sarà di questo livello: letteralmente sconfortante. Grava sulla destra l’onere di un colpo d’ala, di un tono e di contenuti diversi, di parole e fatti lontani dalla lotta nel fango evidentemente cara – spiace doverlo constatare – anche a qualche illustre storico e filologo.


lettere@liberoquotidiano.it

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