lunedi` 20 maggio 2024
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


Clicca qui






Libero Rassegna Stampa
17.04.2024 L’Onu sta con Teheran, Israele prepara il colpo
Analisi di Maurizio Stefanini

Testata: Libero
Data: 17 aprile 2024
Pagina: 8
Autore: Maurizio Stefanini
Titolo: «Israele prepara il colpo. L'Onu sta con Teheran. Gli ayatollah minacciano: Useremo armi mai viste»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 17/04/2024, a pag. 8 con il titolo "Israele prepara il colpo. L'Onu sta con Teheran. Gli ayatollah minacciano: Useremo armi mai viste" la cronaca di Maurizio Stefanini.

Immagine correlata
Maurizio Stefanini

Missile Jericho israeliano. Potrebbe essere l'arma scelta per la risposta israeliana all'attacco dell'Iran? La decisione verrà presa a tempo debito, quando sarà il momento, secondo quanto dichiara Netanyahu. 

L’Iran dovrà aspettare «nervosamente senza sapere quando potrebbe arrivare l’attacco, proprio come ha fatto fare lo stesso a Israele», ha detto Netanyahu a una riunione dei ministri del Likud, aggiungendo poi che «Israele risponderà all’attacco dell’Iran ma lo farà in maniera saggia e non di pancia». «L’attacco dell’Iran, volto a punire l’aggressore Israele, ha avuto successo e ora annunciamo con decisione che qualsiasi mossa di ritorsione contro l’Iran riceverà una risposta feroce, diffusa e dolorosa», ha dichiarato il presidente iraniano Ebrahim Raisi, durante una conversazione telefonica con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani nella tarda serata di ieri. Quello stesso Qatar dove si trova il centro operativo statunitense, secondo un funzionario israeliano citato dal Wsj determinante nel tracciare i missili e i droni iraniani dal momento in cui sono stati lanciati. Lo stesso Qatar che ospita e protegge la dirigenza di Hamas e insieme alla Turchia finanzia i suoi combattenti nella Striscia di Gaza, e riceve i messaggi dell’Iran, fa sottobanco parte comunque della coalizione che ha contribuito a salvare Israele, e che il primo ministro israeliano ha ora invitato su X a «rimanere unita per resistere a questa aggressione iraniana, che minaccia la pace nel mondo», accogliendo con favore «il sostegno degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Francia e altri paesi per contrastare l’attacco iraniano». Appunto, «altri Paesi» che preferiscono non renderlo pubblico come Arabi Saudita, Giordania o Qatar non sono stati esplicitamente menzionati.

RAPPORTO

Israele ha anche chiesto all’Onu di infliggere all’Iran «tutte le sanzioni possibili». Un gruppo di esperti Onu ha però redatto un rapporto concludendo che Israele attaccando il consolato iraniano a Damasco avrebbe violato il diritto internazionale, dopo che Guterres aveva salomonicamente sentenziato: «Iran da condannare, ma Tel Aviv non doveva attaccare il loro consolato». Raisi ne trae evidentemente spunto per affermare che «l’Onu e il Consiglio di Sicurezza non hanno agito per porre fine ai crimini del regime sionista a Gaza e per condannare l'attacco al consolato iraniano, pertanto l’Iran ha agito contro i siti militari israeliani da cui è stato condotto l’attacco al consolato», aggiungendo che «il sostegno cieco di alcuni Paesi occidentali al regime sionista ha aggravato la tensione nella regione», e invitando gli Stati islamici ad azioni dissuasive contro Israele a Gaza. Secondo l’agenzia iraniana Irna l’emiro del Qatar durante i colloqui avrebbe elogiato il “tatto” dell’Iran nell'attuare l’attacco a Israele che aveva un chiaro messaggio per tutti. Anche l’Iran ha evidentemente preferito ignorare le indiscrezioni sul ruolo delle basi Usa nell’Emirato. Non è solo Raisi a parlare. «Gli israeliani non devono ripetere l’errore strategico dell’attacco al consolato, altrimenti l’Iran risponderà in pochi secondi», assicura il vice ministro degli Esteri Ali Bagheri. Su tutti il portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale del parlamento Abolfazl Amoue, secondo cui addirittura «i sionisti farebbero meglio a comportarsi razionalmente, perché se dovessero intraprendere un'azione militare contro Teheran in risposta all'attacco dell’Iran contro Israele, siamo pronti a usare un’arma che non abbiamo mai usato prima. Abbiamo piani per tutti gli scenari e agiremo con coraggio. Il nostro messaggio è la pace e allo stesso tempo la preparazione militare dell'Iran». Alluderebbe non tanto all’atomica ma ai missili ipersonici di nuova generazione sviluppati grazie all’alleato russo. Nel frattempo però il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian avrebbe assicurato all’omologo cinese Wang Li che l'Iran vuole dar prova di moderazione e non avrebbe alcuna intenzione di provocare un’escalation n Medio Oriente. Anche lui, citato dalla Xinhua, avrebbe sostenuto che siccome il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non ha risposto con la dovuta fermezza all'attacco israeliano contro la sede diplomatica iraniana a Damasco l’Iran si è arrogato il diritto all'autodifesa. «Si ritiene che l'Iran possa gestire bene la situazione e risparmiare alla regione ulteriori sconvolgimenti pur salvaguardando la propria sovranità e dignità», gli avrebbe detto Wang: che, tradotto dal diplomatichese, dovrebbe significare «ma adesso datevi una calmata». Ieri sera si è conclusa la riunione del gabinetto di guerra israeliano, iniziata alle 12,30 locali. La quinta dal lancio di droni e missili dall'Iran verso Israele. Lo ha reso noto la Cnn citando una propria fonte, ma senza fornire dettagli sull'esito. Ma a sua volta Blinken incontrando un gruppo di leader ebrei americani ha dichiarato che un'ulteriore escalation con l'Iran non è nell'interesse né degli Usa né di Israele.

SFORZI DIPLOMATICI

Il segretario di Stato Usa ha comunque rimarcato come il fatto che la Giordania e l'Arabia Saudita abbiano fatto parte dello sforzo difensivo per respingere l'attacco dell'Iran è stato molto importante e apre opportunità per il futuro. A proposito del rifiuto dell'accordo sul cessate il fuoco e sugli ostaggi da parte di Hamas, Blinken ha sostenuto che i suoi leader pensavano che l'attacco dell'Iran avrebbe provocato un ampio conflitto regionale. Quindi, visto che un'estensione del conflitto non c’è stata, Hamas dovrebbe tornare al tavolo delle trattative e accettare l'accordo sugli ostaggi.

Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@liberoquotidiano.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT