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Libero Rassegna Stampa
16.04.2024 La piazza contesta Bibi ma non vuole la tregua
Analisi di David Zebuloni

Testata: Libero
Data: 16 aprile 2024
Pagina: 7
Autore: David Zebuloni
Titolo: «La piazza contesta Bibi ma non vuole la tregua»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 16/04/2024, a pag.7 con il titolo "La piazza contesta Bibi ma non vuole la tregua" il commento di David Zebuloni.

Inseguire il sogno di Israele, tra realtà e illusioni | Kolòt-Voci
David Zebuloni

Protesta contro il governo Netanyahu. Tuttavia, le manifestazioni contro di lui hanno poco a che vedere con la richiesta di un cessate il fuoco. Mai prima d'ora, infatti, gli israeliani erano tanto convinti di stare dalla parte giusta della storia.

Le immagini provenienti dall'ormai celebre incrocio Kaplan a Tel Aviv gremito di gente infuriata con il governo hanno fatto il giro del mondo accompagnate dal titolo accattivante: «Israele contro Netanyahu». Vero ma non per i motivi ai quali allude la stampa internazionale. Che Israele sia stufa dell'ex King Bibi lo dicono i sondaggi: a meno che Netanyahu non riesca a compiere un miracolo (e non è detto che non ci riesca, considerato il personaggio), è molto difficile riesca a riottenere la fiducia del popolo e formare un governo alle prossime elezioni. Tuttavia, le manifestazioni contro di lui hanno poco a che vedere con la richiesta di un cessate il fuoco. Mai prima d'ora, infatti, gli israeliani erano tanto convinti di stare dalla parte giusta della storia. Tanto, che faticano davvero a capire l'opinione pubblica internazionale schierata con il nemico terrorista. D'altronde, chi non capisce il desiderio degli israeliani di sconfiggere Hamas, non capisce assolutamente il trauma da loro vissuto il 7 ottobre. Ciò che si contesta a Netanyahu, in questo caso, non è di ordine militare. L'unico punto di incontro tra la guerra e le manifestazioni, riguarda la questione degli ostaggi. Secondo molti israeliani, il governo non sta facendo abbastanza per liberare e riportare a casa i 133 israeliani tenuti (vivi o morti) in cattività nei tunnel del terrore di Hamas. I manifestanti sostengono che la strategia di Netanyahu ha fallito, in quanto la pressione militare non è bastata a convincere Yahya Sinwar a patteggiare. Ma il Premier non ha alcuna intenzione di fare tutto ciò che un’organizzazione terroristica gli impone di fare. Secondo lui, e secondo molti israeliani che non vanno per strada a manifestare, accettare ogni condizione di Hamas significa darla vinta al terrorismo e ai suoi metodi barbarici. Ma non solo: significa rimettere in pericolo il popolo israeliano tra qualche anno, quando Hamas sarà di nuovo abbastanza forte da compiere un altro 7 ottobre. Il motivo principale per il quale gli israeliani scendono a Kaplan riguarda però questioni di politica interna. Specie, questioni di equilibri e di squilibri tra i tanti gruppi che compongono la variegata società israeliana. Così, mentre i media internazionali si concentrano unicamente su ciò che accade ai confini del paese, all'interno dello Stato Ebraico, nel cuore della società israeliana, sta avvenendo un cambiamento drastico. Un cambiamento che nei sondaggi prende il nome di Benny Gantz: politico di area moderata ma anche ex generale che sul tema sicurezza non è poi così distante da Bibi. Gli elelttori di destra capiscono che Netanyahu non rappresenta più il partito laico e idealista di un tempo e virano al centro. Quelli di sinistra, invece, dopo il 7 ottobre, capiscono di non credere più nel piano ingenuo di una pace con gli arabi e virano a destra. Il risultato è semplice: gli israeliani, che fino a sei mesi fa erano convinti di viaggiare su binari paralleli, scoprono invece di essere ideologicamente più simili di quanto avessero mai immaginato. In una realtà dinamica come quella mediorientale, però, tutto può cambiare. D'altronde, le elezioni in Israele sembrano lontane anni luce.

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