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Libero Rassegna Stampa
09.02.2024 Il dramma delle foibe
Commento di Pietro Senaldi

Testata: Libero
Data: 09 febbraio 2024
Pagina: 1
Autore: Pietro Senaldi
Titolo: «La giornata del Ricordo è una vittoria tutta italiana»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 09/02/2024, a pag.1, con il titolo "La giornata del Ricordo è una vittoria tutta italiana" il commento di Pietro Senaldi.

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Pietro Senaldi

La piattaforma editoriale www.kepown.com che, con il sostegno di Libero e dell’Unione Istriani ha promosso “Raccontare per ricordare l’esodo giuliano dalmata”, il primo concorso letterario nazionale, oggi presenta a Trieste, nella sede dell’Unione (alle ore 17) l’antologia con i tre racconti vincitori e alcuni interventi pubblicati lo scorso anno su Libero. segue dalla prima (...) e Sport, sarà a Trieste per commemorare le vittime, oltre ventimila italiani trucidati dalla furia comunista. Visita alla foiba di Basovizza, sopra la città, e poi alla stazione, per la partenza del treno del ricordo, un convoglio che ripercorre le tappe del viaggio di chi, nel 1947, fu costretto a lasciare tutto. E' passato alla storia come il treno della vergogna, per l’accoglienza che gli altri italiani fecero ai loro compatrioti più sfortunati. La presenza di ben cinque ministri testimonia l’impegno della politica, e di questo governo in particolare, perché non si dimentichi, perché una storia troppo a lungo volutamente ignorata non torni mai più nelle tenebre.
Le vittime in realtà furono molte di più di ventimila. Fu un intero popolo, quello giuliano-dalmata, costretto all’esodo per scampare alla morte e alla dittatura, che è comunque la morte del pensiero. Trecentocinquantamila persone, si stima. Per oltre mezzo secolo l’Italia voltò le spalle a questo suo dramma. Gli esuli vennero fatti passare per fascisti, per far accettare al resto degli italiani il destino degli infoibati come conseguenza necessaria della storia e far chiudere a tutti gli occhi e il cuore davanti alla loro tragedia.
Gli istriani si ritrovarono così senza terra e senza patria, trattati da stranieri per non dispiacere ai comunisti nostrani. Ragioni di realpolitik spinsero i governi della Prima Repubblica a sacrificare la memoria delle vittime di Tito finché nel 2004, esattamente vent’anni fa, grazie all’impegno di Roberto Menia, deputato allora di An e oggi di Fdi, figlio di un’esule istriana, venne istituita la ricorrenza. Libero la celebra sponsorizzando l’iniziativa di Kepown, la piattaforma editoriale ideata da Elisabetta de Dominis, anch’ella figlia di esuli, una nobile famiglia che perse tutto, che ha raccolto una serie di racconti sulle vicende giuliano-dalmate. Raccontare per ricordare è il titolo dell’iniziativa dalla quale è nato un libro che oggi sarà presentato a Trieste grazie anche all’impegno dell’Unione degli Istriani, l’associazione, oggi presieduta da Massimiliano Lacota, che è stata per decenni l’unica vera casa di questa comunità.

TRAGEDIA CANCELLATA

La Giornata del Ricordo è una grande vittoria per la nostra democrazia, è un modo di riconciliarci con la nostra storia e chiedere scusa a una comunità che abbiamo eletto a capro espiatorio, facendole pagare il prezzo più alto della sconfitta. Come tutte le vittorie vanno celebrate, addirittura enfatizzate, perché è il solo modo per difenderle. Ce lo insegna la Shoah, il dramma dei drammi, mai abbastanza raccontato e pure oggi messo in discussione per la reazione militare di Israele al genocidio del 7 ottobre scorso perpetrato dai terroristi islamici di Hamas. Le forze politiche che oggi accantonano l’Olocausto sono le medesime che hanno sminuito le foibe, che per sessant’anni sono state liquidate con una riga dai manuali di storia dei nostri licei, malgrado per restituire l’Istria e la Dalmazia all’Italia siano morti seicentomila nostri soldati durante la Prima Guerra Mondiale. Così come quelle che oggi ricordano solo le stesse che si sono battute perché il 10 febbraio diventasse una data fondamentale della nostra storia.
Quest’anno corrono anche i settant’anni della restituzione ufficiale di Trieste all’Italia, ma questa non può essere una festa piena perché nella medesima data perdemmo tutta la cosiddetta Zona B dell’Istria, con i comuni di Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, VerteSopra, la copertina del libro che raccoglie i racconti vincitori del concorso «Raccontare per ricordare» organizzato dalla piattaforma Kepown, dall’Unione istriani con il sostegno di «Libero».
A destra, esuli istriani prima di imbarcarsi sul piroscafo Toscana neglio, Buie e Grisignana regalati alla Jugoslavia comunista, con altri cinquantamila nostri concittadini costretti alla fuga. Libero è vicino all’Unione degli Istriani e alla piattaforma Kepown perché è convinto che, malgrado parliamo di fatti di quasi un secolo fa, la storia vera di questa comunità debba essere ancora scritta. E i racconti del concorso, per quanto anche di fantasia, ne sono la prova. Come è significativo che molti di essi siano stati scritti da italiani che non c’entrano nulla con l’esodo e non sono di origine istriana. Segno che l’apocalisse giuliano-dalmata sta entrando nella coscienza collettiva della nazione.
Domani non saranno solo la politica e la città di Trieste a commemorare.
La giornata verrà ricordata anche nelle scuole, perché le nuove generazioni non siano più tenute all’oscuro come accaduto alle precedenti, vittime dell’ideologia. Ora che i testimoni oculari del massacro sono sempre meno, è fondamentale che il passaggio di testimone avvenga. Con le celebrazioni, i manuali, le iniziative come quella di Kepown.

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